“La legge che regolamenta il gioco d’azzardo in Campania, la numero 2 del 4 marzo 2020, mette fine alla situazione di confusione nella quale ha vissuto fino ad oggi il settore, conciliando la necessità di contrastare il gioco patologico e di mantenere un decoro urbanistico nelle nostre città, con quella di non favorire il gioco illegale a scapito e in danno a imprese che, negli scorsi anni, nella piena legittimità, hanno investito risorse e creato posti di lavoro. Per giungere alla giusta valutazione di tutti gli interessi costituzionali in ballo (tutela della salute e del risparmio dei cittadini, ordine pubblico, gettito erariale, impresa e lavoro) sulla via maestra del contrasto al gioco d’azzardo patologico e il proficuo dialogo tra le parti sono state sentite tutte le associazioni rappresentative di tutti gli interessi collettivi. Da un lato tutelare le persone e il decoro delle città con una regolamentazione importante e con l’impegno degli operatori su regole e controllo dall’altro. La parola d’ordine è stata avere una legge veramente applicabile ed efficace e non di facciata e foriera di nuovi conflitti e nuove battaglie legali, a scapito delle tante famiglie che soffrono il dramma della dipendenza da gioco. Il gioco patologico va curato e prevenuto, non si combatte con qualche metro in più o in meno di distanza o con la creazione di luoghi nascosti in cui è ancora più facile eludere i controlli”.

A sostenerlo è Antonella Ciaramella, PD Campania e relatrice e coordinatrice del provvedimento approvato dal Consiglio regionale, intervenendo al webinar di Acadi dal titolo “Analisi dell’impatto sociale del settore del Gioco Pubblico nella Regione Lazio e delle conseguenze dell’entrata in vigore della L.R. 5/2013”.

“La legge, cha ha recepito le osservazioni del governo sul testo precedente, era attesa da tempo da un comparto delicato che in Campania conta oltre 20mila addetti (di cui 16mila circa da lavoro diretto), ma genera anche un carico per le Asl di oltre 1.500 persone con disturbo da gioco d’azzardo patologico ed è ad altissimo rischio usura. La nuova normativa, prendendo come parametro i limiti minimi previsti dall’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni nella distanza tra sale gioco e luoghi sensibili (scuole, ospedali, luoghi di culto), ha anche dato risposta alle polemiche e ai contenziosi che erano sorti sulla possibilità che i Comuni potessero o meno introdurre norme più stringenti. È stato stabilito, infatti, che la distanza non possa mai essere inferiore a 250 metri per le nuove aperture. Per le sale già esistenti, che abbiano sede ad una distanza inferiore ai 250 metri, e che siano però in linea con la normativa precedente, non è previsto uno spostamento, per non creare un danno ingiusto ad imprenditori che hanno messo in campo investimenti basandosi su una diversa legge. Per queste sale vengono, però, introdotti limiti di orario e obblighi di adeguamento strutturale e di formazione del personale oltre che informativo. Per chi non li rispetta sono previste dure sanzioni che andranno ad alimentare un fondo dedicato alla prevenzione ed educazione sul gioco d’azzardo. È previsto, inoltre, l’obbligo di spostamento di sede per la sala giochi che, pur rispettando il limite di 250 metri, si trovi sulla stessa facciata di un edificio in cui è presente un luogo sensibile. Questo ad ulteriore tutela anche del patrimonio urbano e la sensibilizzazione e credibilità dello spirito che anima la norma. Questa normativa, unica nel panorama nazionale, regolamenta il settore con l’obiettivo di prevenire i rischi e curare i danni da gioco patologico e di contrastare fenomeni come l’usura. La sua elaborazione ha previsto il coinvolgimento del terzo settore e delle Asl, dei comuni e delle associazioni degli esercenti” oltre che degli esperti, ha dichiarato Ciaramella, cha ha aggiunto: “Punto indispensabile è il ripristino dell’Osservatorio che ci consentirà non solo di avere una fotografia reale del fenomeno e dei numeri che lo caratterizzano, ma anche di programmare efficacemente le risorse del Fondo nazionale contro il gioco d’azzardo patologico che vengono trasferiti alle Regioni. La legge è un riuscito punto di incontro tra diverse esigenze che mira, però, prioritariamente ad evitare anche che le nostre città vengano invase da centri per scommesse, con il rischio che si possa generare non solo un disagio psichico ma anche sociale e di rispetto degli spazi e l’organizzazione strutturale e culturale delle nostre città. La ‘ludopatia’, infatti, – conclude Ciaramella – è riconosciuta come una malattia vera e propria, tanto da essere compresa nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). L’attenzione, quindi, deve essere massima e la prevenzione la nostra ossessione, a cominciare da come organizziamo l’ambiente in cui viviamo quotidianamente”.