“Non so dire se il distanziometro applicato nella Regione Lazio come misura di contrasto al gioco d’azzardo abbia le stesse caratteristiche strutturali che aveva la prima versione del distanziometro adottato dalla Regione Puglia. Se così fosse, vorrei ricordare quanto ho affermato in proposito nell’aula del Consiglio regionale quando si è posta l’esigenza di valutare l’effettiva applicabilità della riforma che lo introdusse. Il tema che ho cercato di svolgere è come contemperare l’esigenza del contrasto al gioco d’azzardo con il diritto all’esercizio di una legittima attività d’impresa. La ludopatia deve essere presa molto sul serio, perché è diventata una vera e propria piaga sociale diffusa trasversalmente nella popolazione”. Così il Dott. Francesco Paolo Campo, Consigliere PD Regione Puglia, già componente della Commissione regionale di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia.

“Allora, come contrastarla in concreto? Ad esempio, potremmo destinare una quota di risorse maggiore ai Sert. O anche, elaborare una diversa politica sanitaria specifica per questo male. Di sicuro non possiamo rimettere in discussione la scelta di regolamentare il settore delle scommesse e lasciare all’illegalità il compito di soddisfare la domanda di gioco che comunque esiste.

Annunciare norme con valore retroattivo sui diritti dei cittadini e delle imprese è un ottimo slogan, ma non ha alcuna utilità. Nè si può affermare che i favorevoli alla tutela del comparto delle scommesse legali siano contro le azioni di contrasto e prevenzione della ludopatia. E comunque, nessuna di queste argomentazioni può essere utilizzata nel contesto normativo regionale, giacché il gioco d’azzardo è regolamentato dallo Stato e non dalle Regioni.

Torniamo, dunque, al tema del distanziometro. È funzionale al contrasto al gioco d’azzardo? Il Consiglio regionale della Puglia ha deciso di rispondere affermativamente e di prevederlo nell’ordinamento. Il problema è sorto all’atto della sua applicazione, quando è arrivato il momento di dire a centinaia di piccoli imprenditori, titolari d’investimenti realizzati in base ad una legge dello Stato adottata anche per sottrarre risorse alle mafie, che entro un anno avrebbero dovuto chiudere le loro attività. Personalmente, non credo che il distanziometro concepito in quel modo possa funzionare. Imporre una distanza di 500 metri da ‘luoghi sensibili’ vuol dire, semplicemente, che non ci sono spazi in cui si possa esercitare quell’attività. E anche riducendo la distanza le conseguenze non sarebbero molto diverse. Una mediazione si deve trovare e magari si potrà farlo più agevolmente eliminando l’equazione tra gioco d’azzardo e illegalità: è una sciocchezza pensare che le sale scommesse sono tutte e inevitabilmente alimentate da capitali illegali. In definitiva, serve un compromesso ragionevole e utile, fermo restando l’imperativo della lotta alla ludopatia e la consapevolezza che il distanziometro non aiuta a raggiungere quest’obiettivo. Il problema va affrontato con serietà; non con gli slogan”.