“Era inevitabile che dopo tanti mesi di forzata inattività anche il gioco d’azzardo legale nelle sue molteplici forme facesse sentire la sua voce e reclamasse l’attenzione del governo su di un settore che in quanto a fatturato e ad occupazione non è secondo a nessuno.

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Il Governo, che in questa Fase 2 appare particolarmente attento a riaprire le diverse attività economiche con rispetto dei protocolli di sicurezza per il contrasto della diffusione del Covid-19, appare piuttosto freddo nei confronti del gioco d’azzardo, che ha considerato per molti anni una sorta di Bancomat governativo. Non a caso il mercato del gioco pubblico dal 2000 è cresciuto in misura esponenziale; ha apportato alle casse dello Stato 15,5 miliardi di euro nel 2019 e ha impegnato oltre 150.000 lavoratori. Secondo gli addetti ai lavori il settore del gioco legale avrebbe portato all’emersione e alla legalizzazione un’attività prima vietata, ma ampiamente diffusa. In realtà, secondo i dati in possesso di altre fonti di informazione, tra cui una famosa relazione della Commissione Antimafia nella scorsa legislatura, avrebbe semplicemente duplicato un settore che resta tra i più problematici nei rapporti con la criminalità organizzata.

Recenti fatti di cronaca hanno confermato il rischio di interfacce tra gioco legale e gioco illegale, rivelando come proprio gli esperti del gioco illegale avessero recentemente, in tempo di crisi, acquistato una serie di licenze di gioco legale. È un settore che comunque risulta estremamente appetibile proprio in ragione del suo fatturato. Un settore cresciuto ‘troppo’, ‘forse abbiamo esagerato’, ha riconosciuto il sottosegretario Baretta, che pure aveva cercato di avviare una prima fase di contenimento dell’offerta di gioco. Anche se l’intesa raggiunta nel settembre 2017 sembra complessivamente naufragata, per le resistenze trovate proprio nell’ambito di concessionari e gestori del settore legale. Non stupisce quindi che neanche l’approvazione di protocolli per la sicurezza antivirale, concertati con le maggiori sigle sindacali, abbia fatto da stimolo propulsivo per l’assunzione di una decisione da parte del Governo”.

Così la senatrice Paola Binetti (nella foto), Udc, che ricorda: “Secondo Eurispes il gioco illegale, nel suo complesso, vale tra i 20 e i 25 miliardi di euro, con una enorme capacità economica, testimoniata dalle acquisizioni patrimoniali operate negli ultimi tempi. E rappresenta una concreta minaccia di infiltrazione nel tessuto economico-legale oggi in difficoltà per l’emergenza epidemiologica del Covid-19. Il governo tace, mentre dovrebbe mettere mano seriamente al riordino del settore, limitandone l’espansione. Se non si può porre uno stop radicale al gioco, allora conservarne solo l’aspetto ludico, al riparo da possibili forme di dipendenza; tornando per esempio al contingentamento previsto nel 2004: non più di 4 Slot nei bar e nessuna compresenza con le slot del tipo Vlt, molto più pericolose per le finanze dei giocatori. Il governo intervenga con decisione e il sottosegretario Baretta ha tutti gli strumenti per poterlo fare, proprio per la sua esperienza precedente. Ma lo faccia da un lato con una azione di prevenzione per i giocatori, per cui il combinato disposto della disoccupazione e dell’impoverimento, può alimentare fantasie ed illusioni pericolose. E lo faccia anche e soprattutto a tutela delle aziende a rischio di chiusura che rappresentano una forte tentazione per la criminalità organizzata che dispone di tanta, troppa, liquidità, a tutto danno delle aziende sane, ma fragili, in attesa di risorse economiche promesse, che non arrivano”.