baretta
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(Jamma) -“Ho letto questa mattina che per finanziare il reddito di cittadinanza si vuole aumentare la tassazione sul gioco, i proponenti dovranno allora fare un po’ di chiarezza, visto che in parlamento sostengono l’abolizione, e ora invece parlano di tassazione”.

E’ quanto dichiarato dal sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta.

“Va svelata l’ambiguità su questo aspetto. Io ho combattuto in questi anni venendo attaccato perchè qualsiasi ipotesi non era sufficientemente proibizionista, e ora i miei detrattori sono passati dall’abolizione alla tassazione, come dire più ci si avvicina al governo e più ci si rende conto… in questo modo però si mantiene un’ambiguità che noi abbiamo cercato di risolvere trovando un punto di equilibrio. Io penso che è il momento di cambiare il sistema di tassazione – ha aggiunto -, si deve passare al margine e chiudere questa partita. Altro punto importante è quello del reinvestimento delle risorse derivanti dal gioco. Noi avevamo proposto di utilizzare 200 milioni delle entrate per dirottarle su salute ed enti locali, il problema è venuto dalla linea proibizionista, perchè i ‘soldi del diavolo’ non possono essere usati per fare del bene. Questo è un tema importante perchè io invece penso che sarebbe un bene se ci fosse anche un riequilibrio di distribuzione, perchè questi soldi possone essere utili. C’è bisogno di passare ad un approccio con cui si possa anche sfruttare tutto questo a favore di una cultura della prevenzione”.

“Ci sono degli eccessi, per un periodo c’è stato un periodo che potremmo definire ‘liberista’, poi è subentrato un approccio di tipo proibizionista come se questo fosse possibile. Ma il gioco è presente nella condizione della vita stessa, quindi il tema del proibizionismo ci allontana dalla gestione intelligente del problema. Questo è un tema contradditorio, bisogna cercare di affrontarlo. Da questo punto di vista – ha aggiunto Baretta – l’obiettivo culturale del Governo in questi ultimi anni è stato quello di rendere il gioco una condizione normale della vita. Questo significa presenza senza eccessi. E’ un percorso lungo, non bastano 2/3 anni, l’obiettivo dello Stato e degli operatori, a lungo termine, deve essere quello di riportare il gioco in una condizione normale. Questo obiettivo, se condiviso, ci permetterà di avere un approccio non proibizionista, non di eccessiva liberalità, consentirà al mercato di vivere e gestirsi, e agli operatori sanitari di affrontare in termini corretti anche la questione degli eccessi, perchè l’approccio degli ultimi 2/3 anni tende ad esasperare il concetto di gioco, facendo del ludopatico l’unico metro di misura del gioco”.

“C’è poi un secondo punto importante, le carenze di iniziativa pubblica storicamente consolidate. Per varie ragioni – ha spiegato il sottosegretario – si è arrivati a pensare che il gioco potesse essere implementato a dismisura. In questa carenza si sono infilate le amministrazioni locali, legittimamente dal punto di vista istituzionale, le quali però hanno affrontato il tema in modo tale da far emergere una forma di protezionismo sociale che ha portato a far prevalere una linea oggi diventata di dominio pubblico e di riferimento nell’approccio al gioco, che è quella delle distanze come risposta al problema. Io quando ho preso in mano questa responsabilità ho riflettuto a lungo e pur comprendendo la ragione per la quale gli enti locali hanno adottato questo schema sono arrivato alla conclusione che era una via facile per affrontare un problema complesso. Alla fine il tema delle distanze non fa altro che portare uno spostamento del gioco. Una cosa è dire costruiamo dei casinò, un’altra è costruire dei quartierei a luci rosse del gioco, creando poi un nomadismo che non va bene. Ci siamo quindi orientati su un’altra risposta al problema basata sul non proibizionismo, abbiamo pensato che bisognasse ridurre l’offerta di gioco. Abbiamo scelto di ridurre le slot del 35%, una soluzione compatibile con la sopravvivenza del mercato legale. Poi è chiaro che dobbiamo occuparci anche di online e di tutta la problematica del gioco, siamo solo agli inizi”.

“L’esperienza di questi anni dimostra che nessuno da solo riesce a portare a casa un risultato valido, l’unico modo è confrontarsi. Oggi c’è un problema di organizzazione delle competenze statali – ha ricordato Baretta -. Il fatto che il Mef si occupi da solo di gioco, con il cambiamento di sensibilità che c’è stato, non è il massimo. Mef, Ministero della Salute e altri Ministeri competenti dovrebbero avere una sorta di cabina di regia, perchè il tema sfugge ad un approccio esclusivamente fiscale. Altro problema è il rapporto con gli enti locali, il nostro accordo di settembre fa acqua da più parti perchè gli enti locali non lo hanno percepito nell’ottica necessaria, ossia di una progressiva normativa nazionale. La cosa di cui non si rendono conto alcuni nostri interlocutori è che, ad esempio, o la normativa del Piemonte diventa nazionale – e allora gli operatori potranno arrabbiarsi, ma quella è una normativa che regge – oppure i buchi sono tali che altro che nomadismo del gioco e illegalità”.

In tema di orari, distanze e offerta “più presto ci avviciniamo ad una normativa completa a livello nazionale meglio sarà, altrimenti metà del lavoro sfuggirà e darà più spazio all’ingresso della malavita. L’obiettivo di fondo è quello di avere una regola il più possibile di tipo nazionale. Sugli operatori penso ci sia un problema di filiera, credo che 13 concessionari siano troppi, pluralismo ci vuole ma così sono troppi”.

In merito all’accordo in conferenza unificata Baretta ha spiegato: “E’ chiaro che abbiamo in sospeso il decreto di applicazione, ma siamo in ritardo per una ragione precisa, perchè a 20 giorni dall’accordo la Regione Piemonte ha piazzato una normativa che riduce del 90% la presenza di slot, quindi ora stiamo cercando di affrontare il problema”.

Sul contingentamento “è pronto e penso che bisognerà vararlo a breve”. Infine “c’è il tema delle specifiche sulle macchine da remoto. Penso che questi tre decreti vadano completati nell’arco di tempo che ci resta, perchè è un dovere civico che consentirebbe anche di avere un punto di riferimento preciso in futuro”.

Sulla realizzazione della riforma del gioco il sottosegretario è stato chiaro: “Io penso che la forza della riforma sia maggiore dei suoi detrattori e incerti, perchè oggettivamente, ad esempio, a ottobre bisognerà fare le gare del bingo e delle scommesse, quindi o non le facciamo o vanno deserte o una regola di riferimento ci vorrà, quindi c’è una forza oggettiva di questa riforma, e sicuramente la faremo, ma non subito perchè si tratta di un processo pluriennale e andrà affrontato l’intero capitolo gioco, quindi ad esempio anche online e casinò, che sono importanti presidi di legalità. E’ vero che la magistratura oggi tende ad avere un atteggiamento che pone prima di tutto attenzione alle normative regionali, ma ripeto che queste più sono in contrasto tra loro e più renderanno evidente la necessità della riforma stessa” ha concluso.

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