baretta
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(Jamma) – “L’intesa sul riordino del gioco pubblico è un risultato importante per tutti, che rappresenta però solo un punto di partenza. Va riportato ad un alveo di normalità un settore che negli ultimi anni si è avviato a una pericolosa deriva. L’accordo riporta al centro dell’interesse dello Stato e fa della tutela della salute e della sicurezza pubblica un obiettivo dell’intero Paese, invertendo la tendenza che c’era stata da parte dello Stato dagli anni 2000 in poi. Si è esagerato nell’offerta pubblica di gioco”. 

Così il sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta, in un messaggio lasciato durante la presentazione del libro “Lose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo”, appuntamento promosso dal senatore Stefano Vaccari (Pd).

“Siamo coscienti che il lavoro del Governo non si conclude qui. Serve una riforma più strutturale che tenga conto, ad esempio, anche della pubblicità. Nell’accordo è stato introdotto un percorso che dovrà portare da un lato a una legislazione di carattere europeo, come per i tabacchi, e sarà avviato contemporaneamente anche un tavolo di confronto con AGICOM per stabilire delle regole più stringenti. Non dimentichiamo il gioco online, l’allarme che viene dalla società civile non può essere ignorato. Il mandato che il Parlamento ha dato al Governo non è quello di un’ottica proibizionista. Siamo convinti che serva una strategia di forte collaborazione tra lo Stato e gli Enti locali e questo accordo attribuisce agli attori in gioco nuove responsabilità” spiega Baretta.

Ripartiamo da un accordo che fornisce un quadro nazionale unico, che rispetta le autonomie locali, che contribuisce a ridurre l’offerta, che tutela i cittadini, facendo propria quella sensibilità sociale nata nel mondo dell’associazionismo e della società civile. Per troppi anni, infatti, mossi dalla giusta esigenza di combattere l’illegale, alla fine si era davvero esagerato con la diffusione del gioco legale. Per questo, abbiamo fatto nostra la richiesta di riduzione dell’offerta, inserendo nella manovra correttiva di aprile il taglio del 35% le slot machine, che passeranno da oltre 400mila a 265mila, entro aprile 2018. A ciò si aggiunge il dimezzamento, in tre anni, dei punti gioco, dagli attuali 98mila a circa 50mila.

Dove e come opererà nel territorio questa ridotta offerta di gioco pubblico? E, qui, dopo aver cercato una strada di regolamentazione condivisa delle distanze – senza successo, date le troppe divergenze – ho deciso di accogliere la proposta del mondo dell’associazionismo di lasciare alla piena responsabilità delle Regioni e dei Comuni la scelta di decidere dove debbano operare i punti gioco rimanenti, dopo il dimezzamento previsto. L’accordo prevede, inoltre, l’introduzione della tessera sanitaria per giocare e l’accesso selettivo ai punti di gioco per la tutela dei minori, la riduzione da 500 a 100 euro la immissione nelle Vlt; il richiamo alle previsioni contenute nel documento redatto dall’Osservatorio per il contrasto del gioco patologico del Ministero della Salute, l’innalzamento dei sistemi di controllo, il costante monitoraggio dell’applicazione della riforma, anche attraverso una banca dati sull’andamento del volume di gioco e sulla sua distribuzione nel territorio, alla quale possono accedere i Comuni.

Sicuramente non è tutto, e non è ancora abbastanza. Ma mi preme riportare l’attenzione su un punto. Una linea proibizionista non fa sparire del tutto il gioco, al massimo lo… nasconde. Non è questo lo scopo del lavoro che è stato chiesto dal Parlamento al Governo. Combattere la ludopatia, contrastare il gioco illegale, limitare e controllare quello legale, qualificarlo e regolamentarlo, è il mandato che abbiamo avuto.

Una strategia di questa portata necessità di una forte collaborazione tra lo Stato centrale e quello locale, le associazioni e la società. A questi attori, proprio la firma dell’accordo in Conferenza unificata, attribuisce nuove responsabilità.

Alla politica centrale, perché, nella battaglia contro gli effetti negativi dell’eccesso di gioco, che il governo ha fatto propria, non si limita a controllarlo o, al più … spostarlo altrove, ma va al cuore del problema: ridurre in modo così significativo la possibilità di giocare, e, perciò, tagliare l’offerta di gioco pubblico.

Alle Regioni e agli Enti locali, alle quali spetterà la sfida della piena responsabilità nella dislocazione territoriale equilibrata dei punti vendita, dopo il dimezzamento previsto dalla riforma.

Al mercato, perché la riforma imporrà nuovi modelli economici di aggregazione e concentrazione dell’offerta.

Alla società civile e al mondo dell’associazionismo, chiamato a proseguire nel suo lavoro di stimolo e di pungolo affinché Governo, Regioni ed enti locali possano perseguire l’obiettivo di difesa del bene comune” conclude Baretta.

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