Sulle norme in materia di gioco d’azzardo non si torna indietro. Più volte in questi giorni abbiamo sentito le parole del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, nonchè vicepremier, sul contenuto del decreto Dignità e le misure in materia di constrasto alla ludopatia ( che poi si riassumono nel divieto di pubblicità al gioco d’azzardo).

Oggi arriva la comunicazione del sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia che da in un contesto più appropriato rispetto ad una pagina social, ovvero la Camera dei Deupatiti, fa sapere e assicura che tutte le oosservazioni sull’articolo 9 del decreto Dignità, ovvero quello riguardante i giochi, “saranno oggetto di attenta valutazione da parte del Governo nel prosieguo dell’esame del provvedimento alla Camera segnlando che è già in corso una riflessione su possibili modifiche all’articolo 9”.

Ma di quali osservazioni sta parlandoil sottosegretario?

Tanto per cominciare il coordinamento tra le norme in materia di divieto di pubblicità contenute nel decreto Balduzzi e quelle Legge di stabilità 2016 con il divieto del decreto Dignità.

Oltre a ciò qualche perplessità sembra nascere dalla possibilità, con le norme del decreto-legge, di modificare retroattivamente rapporti contrattuali in essere, come avviene , parzialmente, all’articolo 9, comma 5, per i contratti di pubblicità dei giochi.

In Commissione Giustia della Camera ad esempio è stato osservato che la Corte costituzionale, sulla retroattività delel norme,  ha ricordato nella sentenza n. 170 del 2013, un divieto esplicito di retroattività è previsto dalla Costituzione, all’articolo 25, solo per la materia penale. Per il resto le norme possono essere retroattive «purché la retroattività trovi adeguata giustificazione nell’esigenza di tutelare principi, diritti e beni di rilievo costituzionale» e non contrasti con altri valori e interessi costituzionalmente protetti, come il principio generale di ragionevolezza. Le valutazioni in merito spettano però alle Commissioni competenti in sede referente e alla Commissione Affari costituzionali.
Con riferimento al tema specifico dell’impatto delle norme su rapporti contrattuali in essere, ricorda che la Corte di Cassazione ha affermato, nella sentenza n. 1689 del 2006, la necessità di distinguere, per quanto concerne i contratti di durata, il momento della stipulazione da quello della produzione degli effetti. Mentre la stipulazione rimane regolata dalla legge in vigore nel momento in cui è avvenuta, gli effetti che ne derivano sono disciplinati dalla legge in vigore nel momento in cui essi si realizzano.

Osservazioni anche dalla Commssione Affari Costituzionali. La relatrice in commissione , Federica Dieni (M5S), ritiene che “quanto alla formulazione del comma 1, si potrebbe valutare l’opportunità di riconsiderare la clausola di salvezza della normativa vigente (con particolare riferimento ai commi 938 e 939 dell’articolo 1 della legge n. 208 del 2015, le quali vietano specifiche modalità di pubblicità di giochi e scommesse) atteso che il medesimo comma 1 introduce un generale divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta e comunque effettuata su qualunque mezzo”.

In Commissione Affari Sociali il deputato Massimo Enrico Baroni (M5S), relatore, rileva che “occorre valutare l’opportunità di riconsiderare la clausola di salvezza della normativa vigente a fronte dell’introduzione di un generale divieto di qualsiasi forma di pubblicità. La normativa vigente, che il decreto-legge fa espressamente salva, infatti, nel presupporre la liceità del messaggio pubblicitario di giochi e scommesse, non sembrerebbe compatibile con il divieto generale introdotto dal decreto-legge”.

Giuditta Pini (Pd) giudica positiva l’introduzione del divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo, seppure all’interno di un provvedimento che tratta temi differenti. Il divieto appare in continuità con disposizioni di carattere parziale adottate nel corso della passata legislatura. Ricordando in ogni caso che le limitazioni previste possono incidere soltanto su una parte del gioco d’azzardo praticato nel nostro Paese, invita il Governo a sostenere l’accordo raggiunto in sede di Conferenza Stato-regioni, anche al fine di completare il processo di riduzione del numero di sale da gioco avviato negli anni passati.

 Carlo Fidanza (FdI) osserva invece come “a fronte del titolo altisonante recato dall’articolo 9 in realtà la misura del divieto di pubblicità del gioco rappresenti un intervento assai riduttivo e penalizzante soprattutto per le società sportive” e ritiene che “dovrebbero prevedersi anche altre misure volte a contrastare il fenomeno della ludopatia, quali l’introduzione della tessera di riconoscimento per tutti gli utenti e il rispetto di distanze minime per l’ubicazione delle sale da gioco”.

Roberto Rosso (Fi) evidenzia come “il provvedimento in esame presenti elementi di contraddizione per il contrasto al fenomeno della ludopatia”.

Secondo Maria Teresa Bellucci (FdI) è sbagliata la scelta di escludere dal divieto alcune forme di gioco d’azzardo e preannuncia pertanto la presentazione di specifici emendamenti.

Vito De Filippo, (Pd), riconoscendo che, sia pure in presenza di un fenomeno complesso, nella passata maggioranza in alcune occasioni non si è avuto il coraggio necessario per compiere fino in fondo determinate scelte, esprime il timore che il divieto introdotto rappresenti in concreto sostanzialmente “uno spot in grado di stimolare numerosi ‘like’ senza incidere in maniera effettiva sul fenomeno della dipendenza”. Ricorda, infatti, che “tale divieto di fatto non è applicabile al gioco online, che attualmente rappresenta la forma più pericolosa di dipendenza”.

Secondo Elena Carnevali (Pd) “la scelta di inserire misure di contrasto all’azzardo patologico all’interno di un provvedimento di urgenza avrebbe dovuto portare all’adozione di misure più ampie del semplice divieto di pubblicità”, ricordando che “il precedente Governo aveva già avviato un percorso per la drastica riduzione degli apparecchi di gioco”.

In Commissione Cultura della Camera ladeputata Deborah Bergamini (Fi) evidenzia come, a suo giudizio, il Governo, che si definisce Governo per il cambiamento, avrebbe dovuto più opportunamente introdurre misure volte a vietare la pratica del gioco d’azzardo invece che limitarsi ad introdurre, il divieto di qualsiasi forma di pubblicità relativa a giochi e scommesse. Si chiede se tale limitato intervento non sia da attribuire anche alla circostanza che le entrate per il bilancio dello Stato derivanti da giochi e scommesse sono pari a circa 10 miliardi di euro.

Sottolinea che il divieto di pubblicità “determina una maggiore diffusione del gioco illecito, a scapito di quello lecito, come provato da numerosi studi. Anche per questo motivo, il divieto non è previsto nell’ordinamento di nessun Paese europeo”. Evidenzia inoltre che “la previsione del divieto di pubblicità danneggia i tifosi ed il mondo del calcio, in quanto le società calcistiche, secondo i dati forniti dalla Lega calcio, realizzano guadagni per un importo pari a 700 milioni di euro”. Ritiene che “il Governo dovrebbe preoccuparsi di orientare gli utenti all’uso delle piattaforme lecite e non verso il mercato nero”, ricordando altresì che “il settore delle slot machines, pur in assenza di pubblicità, supera la percentuale del 50 percento del mercato del gioco” e sottolinea infine come “sia necessario un intervento normativo organico che miri concretamente a contrastare il fenomeno della ludopatia, convocando un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore”.

A ciò vanno aggiunte le osservazioni del Servizio Studi dello Stato su un provvedimento che Di Maio è deciso a difendere ad oltranza. Ma un esponente del Governo oggi sembra dire il contrario. mc

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