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(Jamma) E’ iniziato oggi in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia l’esame del provvedimento di legge in materia di contrasto al gioco d’azzardo e di prevenzione e trattamento delle patologie correlate. Il testo adegua la normativa regionale adottata nel 2014, ai recenti sviluppi e agli studi compiuti sul fenomeno, intervenendo su una materia nella quale “Governo e Parlamento si sono dimostrati a oggi per lo più inerti”, ha affermato Andrea Ussai (M5S) relatore di maggioranza della proposta di legge insieme al consigliere Gino Gregoris (Citt).

Di fronte a un simile scenario nazionale è nata la consapevolezza e l’impellenza di disciplinare meglio la materia almeno a livello regionale, modificando con proposte di regolamentazione più stringenti le norme in vigore per far fronte in modo adeguato ai drammi del gioco, organizzare formazione e prevenzione, catalizzare l’impegno di quei soggetti che operano in questo ambito.

Ussai ha quindi tracciato il percorso compiuto dalla III Commissione, che nell’unificare tre distinti provvedimenti, è giunto a un testo unificato e condiviso che da un lato rappresenta la risposta regionale per la tutela, cura e prevenzione della salute degli individui, e dall’altro costituisce il punto di partenza di una più ampia, concreta e articolata discussione sul tema che deve necessariamente essere stimolata a livello nazionale.

La proposta di legge introduce, a fianco al concetto di gioco d’azzardo patologico, quello di disturbo da gioco d’azzardo, con specifiche alle definizioni di sala da gioco, sala scommesse e di luoghi sensibili, il cui elenco si amplia, comprendendo anche i bancomat, i cosiddetti “compro oro”, le stazioni dei treni.

Il provvedimento impegna poi la Regione a collaborare anche con le associazioni degli esercenti, le Camere di commercio e le associazioni del terzo settore, per promuovere un codice etico di autoregolamentazione che responsabilizzi gli esercenti che saranno tenuti a dare informazioni sulle probabilità reali di vincita e un test di verifica per una rapida valutazione del rischio di dipendenza. Non da ultimo, si vieta qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco, l’oscuramento delle vetrine, nonché la concessione di spazi pubblicitari compresi nei siti Internet delle istituzioni pubbliche della Regione.

Un altro aspetto fondamentale – ha spiegato Ussai – riguarda l’accesso ai finanziamenti regionali. Un esercente che vorrà ottenere un finanziamento, infatti, non potrà ospitare nei suoi locali le slot machine. Spetta ai Comuni individuare gli orari di apertura delle sale da gioco e la relativa sanzione amministrativa in caso di mancato rispetto degli stessi.

Si ribadisce il divieto di installazione di macchinette da gioco e la raccolta di scommesse entro la distanza di 500 metri da un luogo sensibile – ha affermato Ussai – che sarà applicato anche alle sale giochi, sale scommesse e bar già in esercizio che ospitano delle slot.

Tra le novità introdotte dal provvedimento è stato quindi ricordato che a decorrere dal periodo di imposta in corso al 1º gennaio 2018 verrà applicata una maggiorazione dello 0,92% dell’IRAP per le attività nei cui locali sono installate apparecchiature per il gioco. Una riduzione di entità analoga viene stabilita per le attività che provvedono a disinstallare gli apparecchi dai propri locali. L’assenza di apparecchi per il gioco diventa poi requisito essenziale per accedere a finanziamenti, benefici e vantaggi economici regionali. Le attività in corso devono adeguarsi alla legge regionale entro cinque anni dall’entrata in vigore, qualora si tratti di sale da gioco o sale scommesse ed entro tre anni qualora si tratti di qualsiasi altra attività. L’effetto pratico è che entro cinque anni la norma che vieta la presenza di apparecchiature di videolottery e slot machine entro 500 metri dai luoghi sensibili favorirà la dismissione di questo fenomeno dai centri urbani.

Ribadendo quanto spiegato dal collega Ussai, Gino Gregoris (Citt) ha ricordato come “l’attività di contrasto all’azzardopatia, fino ad ora sia stata portata avanti quasi unicamente dal settori prevenzione e salute, lasciando agli operatori e all’organizzazione sociosanitaria, il compito di affrontare questa forma di piaga sociale che sempre più fa sentire i suoi effetti”.

Con questa legge – ha aggiunto – interveniamo su un problema che sta diventando sempre più grave: cerchiamo di essere più stringenti e diamo opportunità ai sindaci di agire in maniera più incisiva rispetto al passato e anche noi ci assumiamo grosse responsabilità, poiché alcune disposizioni che abbiamo scritto possono essere oggetto di impugnazione e di ricorso da parte dei soggetti portatori di interesse.

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