Una legge regionale modificata negli anni ma mai completamente applicata per mancanza del previsto regolamento, la 1 del 2014, contenente disposizioni per la prevenzione e il contrasto della dipendenza da gioco d’azzardo, aggiornata dalla 26 del 2017 che consente sino al 31 agosto 2021 ai gestori di slot machine (il 90% degli esercenti, 1.343 soggetti) di disinstallarle o spostarle oltre un raggio di 500 metri dai luoghi cosiddetti sensibili: scuole, aree di culto, impianti sportivi, residenze per categorie protette, ambienti di aggregazione giovanile compresi ludoteche e biblioteche, sportelli bancomat, stazioni ferroviarie.

Agli esercenti vanno circa 32 milioni, ovvero più o meno 23mila euro a singolo esercizio: tra i 15mila e i 18mila euro per quei bar, ristoranti, ricevitorie, edicole, tabaccherie che fanno delle macchinette un’attività secondaria rispetto al resto delle vendite, di più per coloro (agenzie scommesse, sale bingo, sale giochi) che le considerano un introito primario. Sono questi alcuni dei dati emersi dall’audizione, richiesta da Andrea Ussai (M5S) in III Commissione consiliare presieduta da Ivo Moras (Lega), con il vicepresidente Fvg con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, e il direttore del dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’università di Udine, Andrea Garlatti, sulla situazione regionale quanto all’applicazione della Lr 26/2017 e sue possibili evoluzioni. E’ quanto si legge su giornalenordest.it.

“Da luglio 2017 – ha ricordato Ussai – la Regione aveva 60 giorni per scrivere il regolamento con cui elargire il contributo per la riconversione delle sale ospitanti le slot machine, siamo nel
2021 e non lo abbiamo ancora visto. Nel 2018, è stata bocciata la nostra mozione con cui chiedevamo un accompagnamento a tale conversione. Oggi l’Università di Udine ci dice che quell’accompagnamento è indispensabile per tutelare i cittadini, ma anche salvaguardare i posti di lavoro coinvolti dal mondi delle scommesse e del gioco d’azzardo”.

“Il regolamento è pronto – ha fatto sapere Riccardi – ma la situazione da chiusura forzata degli esercizi commerciali causata dalla pandemia ha cambiato le cose e ci porta a rivedere le nostre scelte. L’approccio al problema deve essere laico. I dati rimostrano che non riguarda in particolare le grandi città, bensì in proporzione molto di più i piccoli centri come quelli di montagna. Bene l’idea del presidente Moras di creare un tavolo tecnico ristretto, dove affrontare la questione e le soluzioni da prendere”.

Dai dati raccolti dall’esame condotto da Andrea Garlatti con Silvia Iacuzzi, sempre dell’ateneo udinese, emerge in effetti che la maggiore concentrazione di slot per abitanti è a Resiutta: 12, collocate in 3 esercizi commerciali, per una percentuale rispetto al numero di abitanti (284) pari al 42,25 per mille. La percentuale a Palmanova, che conta 5.447 abitanti con 40 slot in 6 esercizi, è invece del 7,34 per mille; Monfalcone, che di abitanti ne ha 28,816, 279 slot in 53 esercizi, registra il 9,68 per mille; i 6.837 abitanti di Lignano Sabbiadoro possono contare su 69 slot in 13 esercizi, con un gradimento del 10,09 per mille. Oltre al fatto di essere aree poco abitate, emerge che si tratta di Comuni attraversati dalle principali arterie stradali della regione oppure sono località turistiche.

Un confronto degli ultimi 5 anni evidenzia che si registravano 8.294 macchinette in 2.140 esercizi, scese a 5.410 in 1.343 luoghi, ovvero -34,8% slot in -37,2% esercizi. Il calo è stato causato da due fattori: il doversi adeguare alle leggi regionali; l’aver chiuso l’attività per la crisi innescata dalla pandemia.

Da Uniud tre tipologie di intervento: il primo è fiscale, con l’abbattimento della Tari (la Lombardia interviene con un abbattimento fino al 50%; Comuni come Porcia sono intervenute autonomamente) non legata alla base imponibile reddituale; il secondo è culturale, con una spinta all’innovazione per riconfigurare le attività dell’azienda (ad esempio realizzare corsi orientati a stimolare l’innovazione del commercio; il terzo di affiancamento con dei consulenti che ti aiutano a sviluppare un’idea; utilizzare il crowdfunding); offerta di nuovi servizi, valorizzando la capillarità territoriale dei gestori e prevedendo un interfaccia con la pubblica amministrazione.

“In merito al crowdfunding – è entrato nel dettaglio Garlatti – possiamo dire che è tra le soluzioni migliori perchè si tratta di far partire una start up innovativa con il supporto tecnico della Regione, dove il crowdfunding dà diritto al cittadino che ha investito una somma nella start up un credito di imposta, immediatamente fruibile, del 50% del capitale sottoscritto, basta mantenga le proprie quote per almeno 3 anni”.

Dando il via al dibattito, Antonio Lippolis (Lega) ha affermato che si dovrebbero analizzare le conseguenze che ci sono state con la chiusura forzata delle sale giochi e verificare a cosa si sono rivolti i cittadini come alternativa, vedi il gioco on line piuttosto che ancor più il Gratta e Vinci; si dovrebbe rivedere la lista dei luoghi sensibili, dove compaiono ad esempio i cimiteri; nella legge regionale si dovrebbe sottolineare la notevole differenza tra gioco compulsivo, da cui devono essere difesi i più deboli, e gioco tecnico, ragionato.

“Quella sul gioco d’azzardo è una tassa sulla stupidità”, ha esordito Furio Honsell (Open Fvg), che ha rimarcato la differenza tra giochi che sottendono anche una certa cultura da quelli più rozzo che innescano solo dipendenza. Per lui, si dovrebbe studiare come convincere gli esercenti a sostituire le slot con altri giochi che non hanno la stessa contropartita in termini di denaro, ma offrono medesimo appagamento e aiutare chi confida nelle entrate dalle macchinette proponendo nuove attività.

Franco Mattiussi (FI) ha detto di non essere contrario al gioco d’azzardo, ma poco favorevole che sia concesso all’interno dei bar senza una regolamentazione; l’azzardopatia forse è vero che non può essere eliminata, ma deve essere controllata, anche perché implica dei costi sociali; negli ultimi 10 anni c’è stato un rivolgersi alle macchinette, da parte degli esercenti, per aumentare gli introiti invece di puntare su una maggiore professionalizzazione.

Se anche il presidente Moras ha fatto proprio questo pensiero, Alfonso Singh (Lega) ha detto che si deve trovare un compromesso tra chi resta aperto proprio grazie ai soldi di chi punta al gioco e i disperati che credono di non avere altra alternativa che giocare per portare a casa qualche soldo in più, ritrovandosi invece senza niente e cadendo nell’azzardopatia.