Nel comune di Forlì il 69% delle sale dedicate ai giochi è al di sotto dei 500 metri di distanza dai luoghi sensibili indicati dalla legge regionale anti-ludopatia. Si tratta di 22 sale su un totale di 32. In base alla normativa, dovranno quindi chiudere o spostarsi in un’area non proibita.

Al di là delle attività unicamente dedicate al gioco c’è un elenco lunghissimo di esercizi pubblici come bar, tabaccherie o ristoranti dove ci sono macchinette molto spesso impegnate durante l’intero orario di apertura. Sul territorio gli esercizi pubblici che ospitano apparecchi di gioco sono 143: 122 di questi (l’85%) sono sotto distanza e dovranno quindi disinstallare le slot una volta scaduto il contratto con i concessionari. In sintesi, l’82% delle attività con apparecchi con vincita in denaro non rispetta il “distanziometro” della Regione. E’ quanto emerso dallo studio della Cgia di Mestre.

In Comune la situazione è nota e i tecnici sono al lavoro per capire come affrontare il problema: «In questo momento la situazione è allo studio dei tecnici comunali – spiega l’assessora al Welfare, Rosaria Tassinari -. Ci potrebbe essere un impatto economico notevole ma bisogna guardare il punto di partenza, e cioè la tutela del cittadino e la lotta alla ludopatia. Stiamo valutando. A Modena ad esempio hanno disposto delle proroghe ma mi pare una strada rischiosa. I nostri tecnici stanno lavorando per predisporre alcune proposte da sottoporre alla giunta ben sapendo che il controllo del rispetto delle normative è demandato al Comune». Qualche richiesta di delocalizzazione – si legge su corriereromagna.it – sarebbe già arrivata.

«Il fenomeno della ludopatia negli anni è cresciuto sensibilmente – spiega il responsabile del Sert, Edoardo Polidori -. E questo deriva da una disponibilità di luoghi di gioco ma anche da una enorme spinta a giocare data dalla pubblicità. Le nuove macchinette ora consentono di scommettere anche grandi cifre: 50 o 100 euro che vengono bruciati in pochi secondi. Abbiamo visto di tutto: c’è chi si è giocato patrimoni interi. Come se ne esce? Prendendo consapevolezza che si tratta di una malattia e non di un vizio, facendosi quindi curare. È un percorso difficile e lungo, reso ancora più complicato dalla facilità di accesso a questi apparecchi. Pensiamo a una persona che è appena riuscita a smettere di giocare: entra in un bar a bere un caffè e sente il rumore delle slot…».

«In Italia abbiamo una legislazione strana: è vietato aprire un casinò, peraltro uno dei luoghi più controllati, ma siamo pieni di apparecchi da gioco. La distanza dai luoghi sensibili può contare. Ma conta soprattutto diminuire la disponibilità dell’accesso al gioco con fasce orarie omogenee. Ci vogliono politiche concordate e condivise oltre che controlli capillari su chi gioca. Le macchinette slot davanti a una scuola che pubblico potranno mai avere..?».