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(Jamma9 – Un bar, che si trova in un locale confiscato alla criminalità, detiene e reclamizza in vetrina la presenza di vlt. La segnalazione arriva dai due consiglieri del gruppo “Noi con Drei” Mario Peruzzini e Tatiana Gentilini.

I due consiglieri del Comune di Forlì ricordano che “il Consiglio comunale ha approvato da tempo mozioni e varianti al RUE che dovrebbero limitare la possibilità di insediamento di tali apparecchiature. Per rendere più efficace l’opera di prevenzione, a maggio 2016 nella delibera il Consiglio approvava un emendamento a nostra firma, che forniva agevolazioni economiche a coloro che rinunciavano ad installare slot machine. Ad un anno e mezzo di distanza non si hanno riscontri se tale delibera sia operativa”.

Mentre “sul tema del contrasto alla illegalità rileviamo che un’attività commerciale confiscata per reati di usura ed altro e affidata al Comune, da anni in uso ad associazioni che a loro volta l’hanno affidata a privati solo per attività commerciali e non sociali, come previsto dalle norme, anzi, per ritornare al tema iniziale, nel locale sono installate slot machine ampiamente pubblicizzate dai gestori, con parti dei locali non a norma e ristrutturazioni mai eseguite”.

Ed ancora: “A fronte di diverse e pregresse contestazioni della Polizia Locale, abbiamo segnalato da tempo la vicenda all’Assessore competente (legalità, gare ed appalti) ma nulla è stato fatto, solo preso tempo, evitando di rinnovare automaticamente la concessione scaduta a settembre e, nonostante una doverosa intimazione a liberare i locali entro 15 giorni, i gestori sostenuti dall’associazione che ha sub affittato il locale (in pratica di questo si tratta) continuano a svolgere l’attività commerciale in barba alle norme, senza avviare le doverose contestazioni o provvedimenti amministrativi del caso”.

Per Peruzzini e Gentilini “evidentemente, non si vuole pestare i piedi a certe associazioni che con la scusa di operare nel sociale di fatto pensano a far cassa. Riteniamo doveroso intervenire per ridare un senso di legalità ad un bene confiscato, indirizzando il nuovo bando verso associazioni che svolgono realmente attività sociale. Spiace infine registrare che il peso dei lavori mai eseguiti dall’associazione affidataria (quantificati oggi in circa 40.000 euro), si voglia appoggiare sui futuri gestori, di fatto, escludendo associazioni no profit o impegnate prevalentemente sul sociale che non dispongono di capitali”.

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