8 mln già incassati da Regione Valle d’Aosta, ora si pone la questione della restituzione ai consiglieri

La Corte costituzionale ha annullato la sentenza con cui la Corte dei conti nel luglio 2021 ha condannato 18 consiglieri regionali della Valle d’Aosta, passati e attuali, a risarcire 16 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta sui fondi pubblici concessi al Casinò di Saint-Vincent tra il 2012 e il 2015, quando la casa da gioco era in grave crisi. Era stata la Regione autonoma a ricorrere per conflitto di attribuzione, con l’obiettivo di far valere l’articolo 24 dello Statuto speciale, secondo cui i consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere per i voti dati nell’esercizio delle proprie funzioni. Con la sentenza 350/2021 della Terza sezione centrale d’appello della Corte dei conti – che la Consulta ha annullato – erano stati condannati a risarcire il danno erariale anche gli ex presidenti della Regione Augusto Rollandin (2,4 milioni di euro), Pierluigi Marquis, Renzo Testolin e Antonio Fosson (586.666 euro ciascuno). E’ quanto riporta l’Ansa.

Secondo i giudici costituzionali risulta “evidente che l’approvazione della delibera consiliare del 23 ottobre 2014” che contiene “la ricapitalizzazione” da 60 milioni di euro “della società a totale partecipazione pubblica che gestisce il Casinò di Saint-Vincent, pur dando vita a un atto formalmente amministrativo, costituisce, da parte dei consiglieri regionali, esercizio di una funzione riconducibile a valutazioni di ordine eminentemente politico-strategico, inerenti all’autonomia decisionale dell’organo politico della Regione Valle d’Aosta, in quanto tali esenti da responsabilità, in base all’art. 24 dello statuto”. All’epoca della votazione della delibera consiliare “si pose la necessità di operare una scelta che presupponesse una valutazione di carattere politico fra fallimento e rilancio del Casinò”. E’ emerso in questo senso “il rilievo centrale e, per molti aspetti, strategico assegnato all’attività del Casinò di Saint-Vincent, fin dalla sua istituzione, strettamente connessa al riconoscimento del regime speciale di autonomia regionale. Verso questa peculiare società a partecipazione pubblica sono state indirizzate risorse, in ragione di una sua acquisita tipicità territoriale, cui si collega l’attrattiva turistica e con essa il sostegno all’economia”.

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“Giustizia è stata fatta. La Corte Costituzionale ha riconosciuto la piena legittimità del nostro operato”. Così su Facebook Emily Rini, coordinatrice regionale di Forza Italia. Dopo aver ringraziato chi l’ha supportata, esprime un “grazie anche a chi, con cattiveria, ha cavalcato questa storia – strumentalizzandola – approfittandosene per screditare le persone coinvolte. Da voi ho avuto il più grande insegnamento: quello di non essere mai come voi. Tutta questa storia mi ha insegnato tanto e il dolore e le difficoltà provate in questi anni dovranno essere trasformati in forza per affrontare meglio le sfide future della vita. Oggi, però, c’è spazio solo per il sorriso”. Rini – scrive l’Ansa – era stata condannata a risarcire 586mila e 666 euro. Sulla vicenda è intervenuto anche Mauro Baccega (per lui la condanna era di 2,4 milioni di euro), consigliere regionale di Forza Italia. “Oggi – ha scritto in un post – sono rinato per la seconda volta”. “Sono stati cinque anni d’inferno – aggiunge – e comunque… giustizia è stata fatta. Ringrazio tutti coloro che nel tempo mi sono stati vicino e che mi hanno sempre sostenuto”.

“La sentenza della Corte costituzionale è un fatto importante perché fa finalmente chiarezza sulle competenze che spettano al Consiglio regionale nell’esercizio delle sue funzioni, tracciando una demarcazione tra gli atti da considerare di indirizzo politico e quelli di natura amministrativa. Una sentenza che dà nuove certezze all’operato dei consiglieri e alla loro autonomia decisionale. Si chiude oggi una vicenda molto complessa che si è trascinata per troppi anni e che ha avuto ripercussioni di ordine politico oltre che sul piano personale per i Consiglieri coinvolti”. Queste le parole del presidente del Consiglio Valle, Alberto Bertin.

L’annullamento della sentenza della Corte dei Conti sui finanziamenti al Casinò di Saint-Vincent da parte della Corte Costituzionale – riporta ancora l’Ansa – è “l’esemplare risposta a chi, in Valle e fuori, ha accusato con violenza la classe politica valdostana di incapacità e malafede, mentre si salvava una azienda da 800 posti di lavoro”. Lo ha detto il senatore valdostano, Albert Lanièce (Gruppo per le Autonomie), intervenendo su Twitter. Nell’ambito del procedimento contabile, Albert Lanièce era stato assolto già in primo grado.

L’ex Presidente della Regione, Augusto Rollandin, ha aggiunto: “Credo sia un passo molto importante. Finalmente dopo sette anni arriviamo ad una conclusione positiva. Se guardiamo tutto quello che è successo in questo tempo, ce n’è per discutere. Ci hanno fatto tribulare sette anni, invece di rendersi conto che le decisioni assunte erano a favore della società e dei suoi lavoratori, interventi portati avanti per garantire la continuità del Casinò”.

Per l’Assessore regionale all’Istruzione, Luciano Caveri, non ci sono dubbi: “Questa volta plaudo senza tentennamenti alla scelta, a garanzia della nostra Autonomia e del ruolo del Consiglio Valle e del Governo regionale, di incidere con forza in una vicenda lunga e travagliata, specie per chi l’ha vissuta sulla sua pelle, che ha riguardato un finanziamento al Casinò de la Vallée che era stato contestato dalla Corte dei Conti e oggetto di due sentenze di condanna”. Come anche l’attuale presidente della Regione, Erik Lavevaz, Caveri non era coinvolto nella vicenda. “Il punto di partenza – premette Caveri – è che bisogna rispettare le sentenze della Corte Costituzionale, il che non significa naturalmente si debba essere sempre d’accordo. Ci sono stati casi in passato e anche di recente – penso alla legge valdostana sulla pandemia – in cui le scelte della Consulta non mi avevano convinto”.

La Regione Valle d’Aosta aveva già incassato oltre otto milioni di euro dai 18 consiglieri regionali, attuali e passati, che erano stati condannati dalla Corte dei conti a risarcire un danno erariale di 16 milioni per aver deliberato una ricapitalizzazione da 60 milioni di euro del Casinò di Saint-Vincent, società a totale partecipazione pubblica. Si pone ora la questione della restituzione, dopo l’annullamento da parte della Consulta della sentenza 350/2021 della terza sezione giurisdizionale centrale di appello della Corte dei conti.

“Se la Consulta annullasse la sentenza – aveva detto all’ANSA nei giorni scorsi il procuratore regionale della Corte dei conti per la Valle d’Aosta, Giuseppe De Rosa – ci sarebbe in primis un problema per la Regione riguardo alla restituzione dei soldi che ha già incassato. Ha già ricevuto oltre otto milioni di euro, mi sono sincerato che ci sono coperture di bilancio laddove la sentenza 350/2021 dovesse essere annullata”.