“Mezz’ora di discorso di Conte fumoso e retorico. Nonostante le innumerevoli task force. Il succo è che ancora una volta è tutto sulle spalle dei cittadini, siano essi imprenditori, lavoratori o genitori. Non una parola su tracciamento, tamponi, analisi sierologiche, scuola. Quello che manca è una vera Fase-2 nella qualità dell’azione pubblica”.

Lo ha scritto Carlo Calenda, europarlamentare e leader di Azione a proposito dellultimo decreto (TESTO) a firma Conte. Il capogruppo del partito al Senato Andrea Marcucci sottolinea che: “Le chiusure di ristoranti e bar possono creare condizioni di non riapertura. C’è il rischio che si disperda un patrimonio nazionale enorme e non più ricreabile. Ci vuole una riflessione più profonda. Ovunque si possa mantenere distanziamento sociale dobbiamo cercare di riaprire”. “Delusione e sconcerto” viene espressa dalla Lega di Matteo Salvini sulla Fase-2 presentata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Governo ci vogliamo fidare degli italiani? Basta autocertificazioni”, aggiunge ancora. “Ripartire, riuscire, tornare a lavorare e a sperare. Stasera ci aspettavamo di più e di meglio: date, sicurezze e garanzie. E invece solo accenni vari e altre settimane con negozi e strade chiuse. Come Lega dal primo maggio presenteremo un nostro piano per la ricostruzione nazionale”, ha aggiunto Salvini”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: “Regna sovrana la confusione a Palazzo Chigi sulla ripartenza il 4 maggio. Non sarebbe stato più utile avere nelle task force meno professori e più imprenditori?” “Un’altra lunga e confusa conferenza stampa di Conte per dirci che, in sostanza, la fase due è quasi identica alla fase uno”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che aggiunge: “Agli italiani che mi stanno scrivendo per capirci qualcosa di più devo confessare che non ne so nulla. Conte decide evidentemente da solo della vita e della libertà di ciascuno di noi”.

“Il criterio doveva essere un altro: chi può garantire le norme anti-contagio e la sicurezza dei lavoratori deve poter riaprire. E lo stato deve sanificare a spese sue. Invece no. Si decide che qualcuno non deve avere speranza. Ma perché un ristorante, o un bar, che riesce a garantire le distanze e i dispositivi di sicurezza non può aprire con gli altri? Perché un centro estetico che ha le cabine per l’auto trattamento non può aprire con gli altri? Perché un parrucchiere che può garantire il rapporto di uno a uno non può aprire con gli altri? Perché una palestra che garantisce l’allenamento singolo non può aprire con gli altri? E potrei fare molti altri esempi. Perché, insomma, dobbiamo massacrare interi settori che rischiano di non riaprire mai più? Per avere la possibilità di fare un’altra conferenza stampa alle otto di sera?”.