L’avv. Marco Ripamonti, sulla diatriba scaturita da articoli di stampa favorevoli a ritardare la riapertura delle sale gioco ed in particolare all’intervento del prof. Luigi Bruni, ha rilasciato a Jamma la seguente dichiarazione:

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«E’ mio costume rispettare le opinioni di chiunque, ma è anche mia abitudine riflettervi e, all’occorrenza, esprimere democraticamente critiche e punti di disaccordo. Ritengo, francamente, sconcertante che in una situazione drammatica, quale quella in atto, sia sul piano sanitario che imprenditoriale, ed in un contesto in cui il gioco d’azzardo di Stato e le scommesse costituiscano una delle maggiori entrate erariali e fonte occupazionale lecita per moltissimi onesti lavoratori e di  sostentamento per le relative famiglie, si possa auspicare una discriminazione ai danni delle stesse imprese che si occupano del gioco autorizzato. Sono certamente ed ovviamente d’accordo sul fatto che scuole, musei e librerie  possano offrire, sopratutto alle giovani leve, messaggi e stimoli eticamente più costruttivi rispetto a sale slot e scommesse. Ma non ritengo, d’altro canto,  giustificabile e corretto che possa auspicarsi e disporsi un trattamento discriminatorio, ai fini della c.d. fase 2,  verso tutte quelle imprese che operano in favore dello Stato nei comparti giochi e scommesse. Imprese che  debbono venir trattate con pari dignità e a prescindere da ipocrisie e personalissime e discutibilissime valutazioni etiche.

Vorrei, modestamente, in proposito  ricordare che la Corte Costituzionale, con Sentenza n.185/2004, presidente Zagrebelsky, nel risolvere un conflitto di attribuzioni tra Stato e Regioni in materia di gioco d’azzardo ed apertura di casinò fisici, neanche a farlo apposta ad appena due anni dall’introduzione della AWP a vincita in denaro, così si è pronunciata in merito al gioco d’azzardo ed all’art.718 c.p.:  “Si aggiunga che questa norma incriminatrice è espressione non irragionevole di quella discrezionalità del legislatore di cui si è appena detto, sebbene la ratio dell’incriminazione non risieda nel disvalore che il gioco d’azzardo esprimerebbe in sé, come pure talvolta si è sostenuto. Anche in esso si manifestano infatti propensioni individuali (impiego del tempo libero, svago, divertimento) che appartengono di norma ai differenti stili di vita dei consociati; stili di vita, i quali, in una società pluralistica, non possono formare oggetto di aprioristici giudizi di disvalore. Le fattispecie penali di cui agli artt. 718 e ss., rispondono invece all’interesse della collettività a veder tutelati la sicurezza e l’ordine pubblico in presenza di un fenomeno che si presta a fornire l’habitat ad attività criminali.”

Ritengo, invece, che il nostro Governo dovrebbe fare tesoro di questo passo della Sentenza, sopratutto laddove fa cenno al rischio di infiltrazioni criminali.  In definitiva, a mio avviso, discriminare ed impoverire le aziende che si occupano del gioco e delle scommesse, procrastinandone irragionevolmente la riapertura, esporrebbe le stesse ad essere facile preda  della criminalità organizzata, da sempre sensibile a tali comparti.  Dopo vent’anni di gioco d’azzardo di Stato è troppo tardi per ripensamenti e ragionamenti di ordine etico. Scelte demagogiche e discriminatorie non farebbero altro che aumentare esponenzialmente il rischio di infiltrazioni criminali nei circuiti legali e l’introduzione in parallelo di circuiti clandestini».