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Si è svolto ad Enada Roma l’evento “Ragione & Regioni: la politica del gioco divide l’Italia”. Il primo ad intervenire è stato Giorgio Pastorino (Presidente Sts):

“In Piemonte hanno avuto una discreta fretta nell’applicare la legge che prevede un distanziometro di 500 metri. Ha provocato una forte crisi delle imprese, soprattutto tabaccherie, con licenziamenti, ritorno all’illegalità e dubbi sulla tutela della salute. Queste leggi regionali sono state pensate in un periodo di crisi feroce. In una situazione già difficile. Quando si vieta un settore legale come quello delle awp rischiano la chiusura le piccole imprese oltre agli operatori del settore. Quindi c’è un grosso problema occupazionale. Abbiamo sempre avvertito del pericolo che queste leggi avrebbero portato dal punto di vista dell’occupazione, con il licenziamento di tantissimi lavoratori dipendenti. I sindacati tradizionali per molto tempo hanno sposato di più le posizioni degli enti locali che le nostre. Quando il Piemonte è partito e i problemi sono venuti fuori è finalmente iniziato un dialogo con i sindacati. Questi sono venuti a manifestare in piazza con noi per chiedere il cambiamento della legge. Non è normale che imprenditori e sindacati si trovino insieme a protestare, questa è la novità più importante. Un altro problema è un ritorno dell’illegalità diffusa, in Piemonte lo abbiamo visto subito, con il ritorno dei totem, senza collegamento con Sogei e controlli di Adm, si è bloccato il gioco legale ma non si è fermata la domanda di gioco. Abbiamo visto i dati delle Asl piemontesi, il numero dei malati è molto basso come in tutta Italia, e spesso si tratta di soggetti multidipendenti, la cosa più interessante è che a un anno di distanza dall’entrata in vigore della legge regionale questi dati non sono cambiati, quindi la legge non è servita a nulla. Si parla di milioni di giocatori ludopatici, questo è falso, si mischiano i problematici con i malati veri e propri. Si dice che è solo la punta dell’iceberg ma sono 10 anni che parliamo di dipendenze da gioco e veniamo massacrati, ma i malati sempre quelli sono, probabilmente non ce ne sono di più. Si continua a dire che è la peggiore dipendenza ma non è vero e nel frattempo si fa morire l’intero settore”.

Duro l’intervento di Domenico Distante (Presidente Sapar Puglia): “In Puglia è passato un emendamento all’unanimità in Commissione per introdurre una moratoria e rimandare il testo unico sul Gap. Se non si trova una soluzione 20mila persone perderanno il lavoro. Il 90/92% delle strutture non potranno più lavorare con il distanziometro. Le distanze non risolvono il problema ma lo spostano, basta avere un smartphone e gioco ovunque. Ora con le uscite del M5S qualcuno si è preso paura e sembra ci sia stato un passo indietro. Al momento è tutto rimandato al 30 ottobre. Non posso accettare che il governatore Emiliano e l’assessore Borraccino possano tornare indietro su quanto detto e votato all’unanimità in Commissione. Altrimenti si dica chiaramente che si vuole consegnare questo settore legale alla criminalità organizzata. Noi non potremo più lavorare, mentre c’è già chi è pronto ad installare gli apparecchi illegali. Non bisogna essere ipocriti, capisco che si sia avuta paura degli attacchi dei M5S che dicono no a tutto, e questo mi dispiace. Noi rispettiamo la legge e vogliamo continuare a farlo. Aspettiamo un testo unico, non vogliamo proroghe, invito Di Maio, Salvini e i governanti a fare un testo unico a livello nazionale così ognuno di noi è libero di decidere. Fateci capire cosa dobbiamo fare, noi non possiamo più essere carne da macello. I nostri dipendenti non sono di serie B. Vogliamo rispetto, sincerità e correttezza così come noi abbiamo per lo Stato”.

Per l’avvocato Stefano Sbordoni: “Bisogna iniziare a riflettere sulla perdita dei posti di lavoro. Ricordiamoci che l’articolo 1 della Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Se si attenta al lavoro lecito si va ad attentare la Repubblica stessa. In merito al distanziometro, se i luoghi sensibili proliferano in modo indiscriminato, incontrollato e infondato, le distanze assumono un valore sotto zero, si crea una distorsione. Senza portare benefici poi ai problemi della ludopatia. Dal punto di vista legale bisogna battere sul nesso di causalità tra luogo sensibile ed effetti. Quando un’attività legittima viene espropriata perché la collettività ne trae un beneficio maggiore quell’esproprio deve essere a carico delll’intera comunità. Non a carico solo della persone che ne subisce gli effetti. C’è un costo che tutti i cittadini devono pagare se si continuano ad espropriare attività legali di gioco”.

Decisamente provocatorio Maurizio Ughi (ex presidente e fondatore Snai): “Ci si sente trattati come se fossimo di Serie B, invece siamo di Serie A. Sono orgoglioso di aver fatto questo mestiere, abbiamo regolarizzato quello che prima esisteva e non era regolarizzato. Non bisogna fare il passaggio inverso, andare dal legale verso l’illegale. Perchè lo Stato sta facendo questo? Perchè noi glielo permettiamo, ci si sta piangendo addosso, che rivoluzione stiamo proponendo? Se non si parte da un’azione in risposta a quello che ci stanno facendo possiamo parlare quanto volete. Perchè non si fa nulla? Bisogna organizzare una rivoluzione su questo settore in modo tale da fargli male, tanto abbiamo visto che agli 11/12 miliardi non possono rinunciare. Perchè non ci organizziamo? Serve armare una resistenza”.

Raffaele Curcio (presidente Sapar) ha spiegato: “Siamo arrivati ad un punto in cui forse servirebbe intervenire per portare a qualche momento di riflessione che fino ad oggi da parte della politica non c’è stato. Non ci sono prospettive, specialmente a livello regionale. E’ il momento in cui il governo esca con una norma unica, una regolamentazione di sistema che regoli e influenzi Regioni e Comuni altrimenti non se ne esce. Bisogna far capire dall’altra parte che siamo arrivati al capolinea”.

E’ quindi intervenuto l’avvocato Marco Ripamonti: “Mai come quest’anno avverto una grave tensione. Non è semplice fornire un aiuto in sede giurisdizionale. Si avverte la sensazione di una lotta contro mulini al vento. Nei tribunali a fronte di una comparazione dei contrapposti interessi è chiaro che chi soccombe è l’imprenditore. La salute pubblica viene ritenuta un bene sacro e gli interessi economici passano sempre in secondo piano. Il problema non si risolve finchè c’è questa problematica tra Stato e Regioni, finchè non si decide chi è deputato a legiferare su questa materia e come lo deve fare. Il vero problema sono gli enti locali, con grosse diseguaglianze e disparità enormi. Questi provvedimenti non possono essere adottati a macchia di leopardo. Il tema va affrontato a livello politico e istituzionale, devono esserci dei criteri che valgono per tutti. Se si pongono dei limiti la gente si rivolge altrove facendo proliferare il mercato illegale, che non rimane nelle mani dell’operatore, ma finisce in quelle della criminalità organizzata. E’ matematico, è un problema inquietante. Bisognerebbe anche capire quali sono realmente i luoghi sensibili. Alcuni sono privi di senso. Sono anche io per la linea dura, non è tollerabile che apro un’attività poi arriva un luogo sensibile e devo spostarmi. C’è impreparazione e incompetenza, c’è chi fa demagogia, chi cavalca battaglie per i consensi politici, questo è un settore che si presta molto più di tanti altri a queste disonestà intellettuali”.

In chiusura Domenico Dragone (AD The Betting Coach): “Questo è un settore fortemente discriminato. Un esercente non è una lobby, è un capo di famiglia, un imprenditore. Chiudere un’agenzia non significa dichiarare guerra al gioco ma solo espropriare un’attività lecita con la forza. Il gioco negli ultimi anni è stato uno dei traini dell’economia del Paese. Perchè si insiste tanto a penalizzare un settore ma si cerca allo stesso tempo di prelevare il più possibile?”

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