Presidio questa mattina da parte degli operatori del gioco legale davanti alla Regione Emilia Romagna. L’appuntamento è stato organizzato dal Comitato Donne in Gioco per denunciare nuovamente gli effetti della L. R. 5/2013 e successive modifiche, che ha introdotto il c.d. distanziometro ad alcune delle attività che offrono gioco pubblico.

“L’effetto quasi totalmente espulsivo che è derivato dalle mappature dei luoghi sensibili, l’impossibilità di delocalizzare le sale e le ingenti spese imposte dalle Amministrazioni Comunali per le variazioni di destinazione d’uso dei locali stanno causando e causeranno nei mesi a venire numerose chiusure con conseguenti danni innanzitutto occupazionali (non meno di 4000 addetti), e in secondo luogo danni erariali e danni economici alle aziende che si vedono espropriare le proprie attività dalla sera alla mattina, senza per altro alcuna previsione di indennizzo – hanno fatto sapere gli operatori -. A tal proposito ricordiamo che parliamo di operatori che lavorano in virtù di una regolare concessione dei Monopoli di Stato e di licenze rilasciate dai Comuni e dalle Autorità di pubblica sicurezza. In virtù della retroattività contenuta nella legge si è creata una discriminazione per gli operatori del settore al confronto con gli operatori delle altre regioni italiane. Discriminazione accentuata anche all’interno del territorio regionale stesso a causa dei diversissimi modi e tempi di recepimento della legge da parte dei Comuni, che ha portato ad una applicazione a macchia di leopardo. Ci preme infine ricordare che l’applicazione del distanziometro sta creando da una parte la ghettizzazione del gioco in aree periferiche che, come dimostrano numerosi studi, incentiva nei giocatori comportamenti compulsivi, quando presenti. E dall’altra intere aree non raggiunte dall’offerta di gioco pubblico, con l’unica conseguenza prevedibile di una spinta all’offerta illegale e all’infiltrazione delle mafie”.