“Ammesso e non concesso che tutte le attività di cui parla la Cgia di Mestre chiudano per via della legge dell’Emilia Romagna contro l’azzardo, sarebbe anche il caso di riflettere su tutte le risorse che i cittadini riverseranno sull’economia reale. Fiumi di denaro prima bruciati in azzardo.

La Cgia dovrebbe stimare quanto bene farebbe, anche in termini occupazionali, alla miriade di artigiani e commercianti di tutti gli altri settori, la maggior disponibilità di reddito delle famiglie. Sappiamo che la propensione all’azzardo cresce con il diminuire del reddito: sono soldi sottratti alle famiglie meno abbienti e ai consumi di ogni giorno.

Se poi si volesse sostenere che il malato di azzardo spende comunque i suoi soldi in azzardo -e che semplicemente virerebbero sulle piattaforme internet- dovrebbero finalmente ammettere che questo mercato si regge sulla dipendenza. Ma a confutare la tesi del ‘viraggio’, ci giunge l’esperienza del Piemonte: dopo l’entrata in vigore del distanziometro, il consumo di azzardo online è aumentato meno che nelle altre regioni.

Segno che se l’azzardo si allontana dagli occhi (di chi va a scuola, in chiesa o in ospedale) si allontana anche dal cuore e lo lascia libero di dedicarsi alla famiglia, alle relazioni, ad interessi più nobili”.

Così, in una nota congiunta, il senatore Giovanni Endrizzi, i parlamentari dell’Emilia Romagna del MoVimento 5 Stelle e il candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza della Regione Emilia Romagna Simone Benini.