L’applicazione delle disposizioni previste dalla legge regionale dell’Emilia Romagna in materia di contrasto al gioco d’azzardo patologico ha portato, con lo scadere del 31 dicembre 2019, alla chiusura di 20 punti di gioco legale solo nell’area di Cattolica, Riccione e entroterra di Rimini.

Nonostante le richieste degli imprenditori del comparto del gioco pubblico nel corso degli ultimi mesi al Consiglio Regionale affinché intervenisse con una qualche tutela verso tutte quelle imprese che operano nel rispetto delle regole e con regolare autorizzazione statale, gli amministratori hanno deciso di non prendere in considerazione la possibilità di una proroga rispetto alla scadenza dei termini per l’adeguamento alle distanze minime (500 mt) dai luoghi sensibili e quindi l’obbligo di delocalizzazione.

Chi non ha provveduto a trasferirsi, in applicazione delle mappe messe a disposizione dalla amministrazioni comunali, ha così dovuto chiudere i battenti. Secondo un primo bilancio, a Jamma risulta siano stati chiusi almeno 20 esercizi di gioco solo nell’area compresa tra Riccione, Misano, Cattolica e l’entroterra di Rimini.

Nei giorni scorsi, confidando su quanto dichiarato dal governatore Stefano Bonaccini nel corso di un incontro con gli operatori del settore e alla presenza di un rappresentante del Ministero delle Finanze, ci si attendeva un cenno di Bonaccini e una presa di posizione chiara circa la sorte delle attività di gioco. In realtà, forse perché molto impegnato con la campagna elettorale, il governatore ha preferito non esprimersi nel merito.

Così alle imprese che non si sono adeguate non è rimasto che chiudere.

Non sono invece mancate le reazioni delle polizia locali. In diversi comuni la polizia, già da oggi, ha provveduto a far visita agli esercizi ancora in attività dichiarando l’intenzione di sanzionare in caso di mancato rispetto di quanto previsto, oltre ovviamente alla apposizione dei sigilli.