“Con le recenti indicazioni in risposta all’ordine del giorno promosso dal deputato della Lega, on. Simone Billi, in merito alle iniziative da parte del Governo per “consentire la riapertura in tempi brevi del Casinò di Campione d’Italia e la correlata salvaguardia dei correlati posti di lavoro”, il Viminale prende in esame due possibili percorsi: a) fallimento in proprio della società di gestione della Casa da Gioco; b) indizione di una gara aperta ai privati per la gestione. Per entrambe queste due possibili soluzioni il Viminale ne sottolinea le criticità ed evidenzia che esse non possono prescindere dalla definizione del contenzioso in atto pendente presso la Suprema Corte di Cassazione o dalla estinzione della procedura fallimentare altrimenti conseguita”. Così in una nota Roberto Canesi, candidato sindaco a Campione d’Italia (CO) per la lista Campione Rinasce.

“Gli ostacoli, che correttamente il Viminale segnala per entrambe le soluzioni esaminate, suggeriscono di valutare possibili soluzioni alternative, che potrebbero passare, ad esempio, dal “salvataggio” della attuale società di gestione del Casinò. Questa soluzione peraltro appare in sintonia con gli interessi dei creditori, la tutela dell’occupazione attraverso la continuità aziendale e gli interessi pubblici dell’Ente Comunale, in linea dunque anche con i recenti principi di salvaguardia dettati in tema di crisi d’impresa. E’ notorio infatti che la procedura fallimentare è procedura liquidatoria, che, nel caso del Casinò di Campione, è presumibile non potrà portare grandi benefici in termini di recupero finanziario a favore dei creditori: ci si chiede infatti quanto si potrà concretamente realizzare dalla vendita, in ambito di procedura fallimentare, del mero usufrutto (della durata ancora di circa vent’anni) sia di un immobile, sia della connessa azienda e marchio, che sono funzionali a un’attività di Casa da Gioco, tra l’altro chiusa da diversi anni? C’è il rischio che non si riesca nemmeno a recuperare una somma sufficiente per soddisfare i creditori privilegiati (per gran parte rappresentati dagli ex dipendenti). Ci si chiede, inoltre, se sia realistico pensare che sia reperibile un investitore per rilevare l’usufrutto di un immobile comunale vincolato all’esercizio del gioco d’azzardo e, quindi, ben difficilmente trasformabile per altri usi, salvo che su questa diversa destinazione si trovi Amministrazione Comunale consenziente.

Pare necessario rilevare che, allo stato, solo attraverso un Ente pubblico può essere gestita in Italia una Casa da Gioco. Al riguardo, un eventuale significativo cambio di legge, che attribuisca anche ai privati la possibilità di gestire direttamente un Casinò, sarebbe oggi realmente e ragionevolmente ipotizzabile nel nostro Paese? E in che tempi e a quali condizioni? Fermo restando dunque il rilevante problema regolamentare connesso alla citata limitazione normativa, una volta attesa la definizione del contenzioso pendente in Cassazione (2022/2023) e risolta la liquidazione fallimentare delle attività, potrà mai riaprire un Casinò a Campione dopo oltre cinque anni di chiusura e inattività, senza magari nemmeno una idonea sede per l’esercizio ? Temiamo proprio di no e che in tal caso la lunga e gloriosa storia del Casinò verrà tristemente ricordata sui libri di storia di Campione per essersi conclusa drammaticamente nel luglio 2018.

Una soluzione alternativa, assunto il consenso degli attuali ricorrenti dinanzi alla Corte di Cassazione, potrebbe passare attraverso il “risanamento” della precedente società di gestione attraverso una nuova procedura concordataria e un’operazione di natura straordinaria, che opportunamente modulata – anche con l’eventuale supporto di soggetti privati istituzionali e/o di operatori internazionali del settore – possa garantire non solo occupazione sul territorio, ma anche nuove entrate pubbliche, sia per il Comune che per l’Erario. Non bisogna dimenticare che, come riportato recentemente su diverse testate giornalistiche, la stessa Confederazione Svizzera ha dato atto che le maggiori entrate di c.a 40 milioni dei Casinò di Lugano e Mendrisio sono conseguenza della chiusura di quello di Campione d’Italia.

La riapertura del Casinò di Campione attraverso una nuova idonea procedura di risanamento avrebbe molti validi elementi a supporto:

– Garanzia di recupero di idonei livelli occupazionali, tanto essenziali in un periodo post covid;

– Recupero di nuove risorse finanziarie a favore del Comune di Campione d’Italia e dello Stato Italiano, che attualmente confluiscono in Svizzera;

– La continuità aziendale potrebbe garantire il pagamento integrale dei creditori privilegiati e quello parziale degli altri creditori;

– Il credito del Comune di Campione d’Italia, considerato per la quasi totalità del suo ammontare “postergato”, e quindi, nel caso, senza possibilità alcuna di recupero in caso di fallimento, troverebbe con la continuità aziendale e attraverso l’opportuna ricapitalizzazione patrimoniale della società partecipata l’unica reale possibilità di un suo recupero nel tempo;

– Il risanamento e il riavvio dell’attività della Casa da Gioco eviterebbe il collasso e lo spopolamento dell’intero territorio, che nemmeno le nuove agevolazioni fiscali, ancorchè consistenti, riuscirebbero a frenare o contenere, coniugando le capacità imprenditoriali, finanziarie e di gestione del privato con il necessario controllo pubblico.

Alla luce di quanto sopra, gli interessi delle parti ricorrenti in Cassazione non paiono risultare in contrasto con un corretto piano di risanamento e con la continuità aziendale, sulla scorta di alcune semplici e banali considerazioni: i) meglio certo far rivivere economicamente un territorio, sfruttando le sue autonome capacità e professionalità, che ricorrere a inutili forme di sovvenzione o di aiuto pubblico; ii) meglio certo che i creditori non privilegiati possano incassare nel tempo qualcosa, piuttosto che siano parte di un fallimento lungo e costoso, che sanno già che non potrà rimborsare loro nemmeno un centesimo; iii) meglio certo, in un periodo tanto difficile e travagliato quale l’attuale, far ripartire in piena legalità un’azienda, seppur ridimensionata ma capace di produrre occupazione e risorse, che sancire la definitiva morte di un’attività storica ancora potenzialmente produttiva.

Ma allora, perché il Governo, le forze politiche e le persone responsabili e coinvolte dovrebbero non essere favorevoli alla ripartenza di un’attività con buone prospettive produttive, con una consolidata immagine storica internazionale, che garantirebbe un non indifferente livello occupazionale locale con tutte le conseguenti positive ricadute in termini di sinergie su un territorio attualmente allo stremo, offrendo per di più introiti alle ridotte casse comunali e all’Erario pubblico, in un periodo post Covid, sottraendo per di più queste risorse ad economie estere e quindi con un differenziale del tutto positivo?

Ecco perché siamo convinti che sia necessario e urgente un approfondimento e confronto tecnico politico sulla situazione tra le varie parti coinvolte, al fine di pervenire in tempi brevi al regolare risanamento e riavvio dell’attività. Servirà ai cittadini di Campione, alla Provincia di Como, alla Regione Lombardia e persino allo Stato Italiano”.