“Ho scelto di aderire alla campagna ‘Mettiamoci in gioco’, promossa da istituzioni, organizzazioni di terzo settore, associazioni di consumatori, sindacati (come ad esempio Acli, Anci, Arci, Avviso Pubblico, Azione Cattolica Italiana, Cgil, Cisl, Federconsumatori, Gruppo Abele, Uil, Lega Consumatori, Libera, Missionari Comboniani) anzitutto perché serve partire da una considerazione: in Italia, nonostante i volumi di gioco siano tra i più alti d’Europa, ad oggi, non esiste una Legge organica che disciplina in maniera puntuale la materia – ha spiegato il candidato Pd alla Camera nel collegio Plurinominale P02 Stefano Vaccari -. Così in una nota Stefano Vaccari.

Le esternazioni circa la preoccupazione del dilagare del fenomeno mosse dagli operatori sociali e sanitari sono anche le mie e più in generale del Pd: dobbiamo intervenire con una regolamentazione efficace che sia in grado di tutelare da un lato i giocatori e le persone fragili e dall’altro anche gli operatori del Comparto che fanno impresa in maniera seria e virtuosa. Dobbiamo riconoscere che il mercato dei giochi ha ormai assunto dimensioni sproporzionate per volumi di denaro e quantità di offerta. Nel 2021, con ancora la Pandemia in corso, sale chiuse e apparecchi disconnessi per circa 8 mesi gli italiani hanno speso nei giochi oltre 110 miliardi di euro. Solo per l’acquisto di gratta e vinci sono stati spesi circa 12 miliardi che, volendoli ‘spicciolare’ stanno a significare oltre 32 milioni di euro al giorno. È del tutto evidente che il comparto dei giochi, per come è strutturato, vada ripensato muovendo dalla tutela delle persone che, per quanto mi riguarda, rimane l’elemento centrale. Dobbiamo impegnarci nel solco di un mercato che sia sostenibile da tutti i punti di vista, certo è che l’offerta va necessariamente contratta: è ridondante e troppe volte anche fuori controllo. Il nostro Paese, come del resto tutti gli altri, ha bisogno di risorse, non c’è dubbio. Ma di ‘spazi e segmenti’ dove reperirle ce ne sono eccome senza, come avviene attualmente con i giochi, impoverire il tessuto economico e sociale dei territori. Due esempi sono la lotta all’evasione fiscale che vale almeno 100 miliardi all’anno e il contrasto all’economia non osservata stimata in 200. Anche perché vorrei che una volta per tutte si chiarisse un punto cruciale: dal gettito che proviene dai giochi pagato dai giocatori e dalla filiera del gioco tassata in maniera esponenziale, non si sono mai scomputati i soldi che lo Stato spende per il contrasto alle degenerazioni che il gioco produce: prevenzione e cura della dipendenza da gioco e contrasto alla criminalità organizzata. È arrivato il momento di considerare questo aspetto come punto preminente.

Per anni si era creduto che se la gestione dei giochi fosse divenuta appannaggio statale si sarebbero debellati i fenomeni di illegalità. Oggi, all’esito di centinaia di indagini operate dall’Autorità giudiziaria e dalle forze dell’ordine, dobbiamo prendere atto che così non è stato: il mercato dell’illegale prospera su di un binario ‘parallelo’ con un giro di affari difficilmente quantificabile ed è stato accertato che maggiore è ‘l’offerta del gioco legale’, più semplice è per i clan malavitosi trarre profitti attraverso pratiche di usura, riciclaggio, estorsione. Uno dei punti su quali è necessario intervenire con rapidità, al fine di inibire il gioco ai minori e contrastare il riciclaggio di denaro sporco risiede nella totale tracciabilità dei flussi finanziari: ogni tipologia di gioco deve lasciare ‘traccia’ attraverso l’utilizzo della tessera sanitaria o più semplicemente delle carte di debito o credito.

Mi piace ricordare che le politiche introdotte dalla Regione Emilia-Romagna circa la regolamentazione del fenomeno hanno radici profonde: il Governo regionale ha adottato una legge apposita per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate già nel 2013. E tuttavia, anche la provincia di Modena, risente del fenomeno: nel 2021 sono stati veicolati nei canali di gioco oltre 1 miliardo di euro. E a questo proposito è bene ricordare che il reddito dei cittadini impegnato nell’azzardo sottrae, di fatto, linfa vitale al resto dell’economia: coloro che impegnano i propri denari nel gioco fanno a meno di spendere i soldi in viaggi, cultura, abbigliamento, ristoranti etc. e l’economia dei territori si impoverisce. Il punto, in conclusione, è questo: se il proibizionismo che a me non piace non paga, neppure un sistema oltremodo aggressivo è la soluzione: la soluzione non può che passare da una nuova regolamentazione del comparto”.

Articolo precedenteBetsson vince tre premi ai Women in Gaming Diversity e ai Employee Wellbeing Awards
Articolo successivoSlot. Cassazione: “Il barista non è responsabile di evasione PREU se l’autore dell’illecito è il gestore”