Il Covid19 ha avuto un impatto estremamente negativo sul settore dei giochi. È quanto ha ricordato Francesco Durante, CEO di Sisal, nel corso nel corso del convegno “DIRITTO&SPORT: la riforma dell’ordinamento sportivo”, in onda sul canale Class CNBC.

Durante ha spiegato che a “fronte di una riduzione del PIL di circa 9 punti percentuali la spesa dei giocatori nel 2020 si è ridotta di oltre un terzo passando da circa 19,2 miliardi di euro a 12,8 miliardi. I negozi sono stati chiusi 8 mesi negli ultimi 12, sono tutt’ora chiusi dal mese di novembre e persino in Sardegna nelle settimane in cui è stata zona bianca non abbiamo potuto operare. La chiusura dei negozi di gioco è solo in minima parte compensata dalla crescita del digitale, ogni mese di chiusura noi registriamo una riduzione di circa il 50% della spesa e una perdita di oltre 800 milioni di euro di gettito fiscale. Le conseguenze di questa chiusura prolungata sono state negative per tutti, per i giocatori innanzitutto perché non trovando una offerta di gioco legale, si rivolgono a quello illegale. E questo nonostante l’importante pano di interventi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e delle forze dell’Ordine, ed è testimoniato dal fatto che le sanzioni nel 2020 sono cresciute di circa 20 volte rispetto all’anno precedente.

Le conseguenze sono state negative per la collettività, di fatto abbiamo perso oltre 4 miliardi di euro di gettito fiscale, che molto probabilmente sono stati drenati dalla criminalità. Conseguenze negative per oltre le 150mila persone che lavorano nel settore, molte delle quali non lavorano da mesi e vedono a rischio il loro posto di lavoro. La priorità nei prossimi dovrà essere quella di salvaguardare la salute delle persone e contrastare la pandemia, ma ritengo si debba anche salvaguardare il ruolo del gioco legale per la rilevanza che ha sulle imprese. Il gioco legale, ricordiamo, tutela oltre 20 milioni di giocatori e genera migliaia di posti di lavoro.

La riapertura in sicurezza è una delle prime cose su cui intervenire, con urgenza. Bisogna poi garantire sostegno alle imprese, molte delle quali sono state escluse dai ristori. Hanno maggiori difficoltà di accesso al settore creditizio. Il terzo aspetto, il più strategico, è quello di riprendere il progetto di riordino normativo del settore”.

Durante ha ricordato come “gli interventi normativi a livello locale hanno reso molto complessa la gestione delle concessioni e non consente nessun tipo di pianificazione degli investimenti necessari per la gestione e lo sviluppo del business. Ci sono stati diversi interventi per un riordino del settore, basti pensare alla delega fiscale del 2015, o l’accordo della Conferenza Unificata nel 2017 che alla fine però non si sono concretizzati. E questo dà una difficoltà dell’obiettivo. Penso però che adesso, considerando gli effetti della pandemia, e la scadenza delle concessioni del 2022, questo sia diventato un tema non più prorogabile. In tutto questo anche noi dobbiamo fare la nostra parte e rendere sostenibile il settore e per raggiungere questo obiettivo dobbiamo in primo luogo rafforzare il nostro impegno sulla tutela del consumatore”.