senato

“L’articolo 58 reca disposizioni sul potere discrezionale del giudice nell’applicazione e nella scelta delle pene sostitutive. La disposizione prevede che il giudice possa scegliere la pena sostitutiva più idonea alla rieducazione e al reinserimento sociale del condannato, con il minor sacrificio della libertà personale. Il giudice è chiamato a motivare la scelta del tipo e delle modalità applicative della pena sostitutiva e, quando la misura sostituisce una pena nel limite dei tre anni, il giudice che scelga la semilibertà o la detenzione domiciliare deve indicare le specifiche ragioni per cui non ritenga idonei, nel caso concreto, il lavoro di pubblica utilità o la pena pecuniaria”. E’ quanto si legge nel dossier del Servizio Studi di Camera e Senato dal titolo “Riforma del processo penale e disciplina della giustizia riparativa“.

“Il giudice, comunque, dovrà tenere conto della gravità del reato e della capacità di delinquere del condannato, secondo quanto prescritto dall’art. 133 c.p.; dovrà inoltre tenere conto dell’età, della salute fisica o psichica, della condizione di maternità o (secondo quanto previsto dall’art. 47-quinquies, comma 7, legge n. 354 del 1975) paternità del condannato. Il richiamato comma 7 dell’art. 47-quinquies stabilisce che la detenzione domiciliare speciale può essere concessa, alle stesse condizioni previste per la madre, anche al padre detenuto, se la madre è deceduta o impossibilitata e non vi è modo di affidare la prole ad altri che al padre – prosegue il dossier -. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 69, terzo e quarto comma, della medesima legge n. 689 del 1981 (v. infra). Si tiene conto, inoltre, delle condizioni di disturbo da uso di sostanze o di alcol ovvero da gioco d’azzardo (debitamente certificate dai servizi pubblici o privati autorizzati indicati all’articolo 94, comma 1, del t.u stupefacenti di cui al d.P.R. n. 309 del 1990) nonché della condiziona di persona affetta da AIDS conclamata ovvero da grave deficienza immunitaria.

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