Si parla anche di ippica nel dossier del Servizio Studi di Camera e Senato sulla legge europea 2019-2020 – Schede di lettura.

(Disposizioni in materia di professioni ippiche. Corretta attuazione della direttiva 2013/55/UE)

L’articolo 5 esenta le qualifiche professionali di allenatore, fantino e guidatore di cavalli da corsa dall’applicazione della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali – direttiva 2013/55/UE che modifica la direttiva 2005/36/CE – attuata nell’ordinamento interno con il decreto legislativo n. 15 del 2016.

Nello specifico, ciò avviene tramite una novella all’articolo 5, comma 1, lettera l-ter) del decreto legislativo n. 206 del 2007 (lettera introdotta dall’art. 5, comma 1, del citato decreto legislativo n. 15 del 2016) che espunge le suddette categorie professionali di allenatore, fantino e guidatore di cavalli da corsa da un elenco di professionalità per le quali è necessario un riconoscimento da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Secondo quanto riporta la relazione illustrativa, in base a un monitoraggio effettuato in merito alla mobilità degli operatori, le qualifiche professionali ippiche risultano già garantite nella loro libera circolazione in Europa da accordi internazionali di settore, applicati nei diversi Stati membri. Ci si riferisce, in particolare, agli accordi internazionali sottoscritti dalle autorità ippiche dei diversi Paesi, europei ed extra-europei, associati, per il galoppo, all’International Federation of Horseracing Authority (IFHA) e, per il trotto, all’Union Européenne du trot (di seguito UET), organismi che hanno il compito di armonizzare le diverse normative in materia di corse ippiche e di allevamento dei cavalli.

Sempre secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, la gestione delle istanze di riconoscimento per tali professioni secondo le modalità richieste dalla normativa europea renderebbe più difficoltosa la circolazione dei professionisti del settore ippico, richiedendo la necessità di un passaggio attraverso lo sportello unico. Risulta, altresì, di difficile applicazione l’attivazione e il transito degli operatori per l’IMI (sistema di informazione del mercato interno), sistema che richiede tempi più lunghi rispetto a quanto si necessita per l’attività ippica, a dispetto di quanto previsto dagli accordi internazionali che permettono la libera circolazione dei professionisti sulla base di una semplice attestazione rilasciata dal Paese di provenienza. Gli accordi internazionali prevedono, per esempio, la possibilità di sostituire il professionista anche il giorno della gara, ipotesi non contemplata dalla direttiva 2005/36/CE (modificata dalla direttiva 2013/55/UE).

Inoltre, prosegue la relazione, il citato decreto legislativo n. 206 del 2007 (oggetto della novella in commento), che attua la predetta direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali, si applica esclusivamente ai professionisti dell’Unione e, pertanto, le sue disposizioni imporrebbero di determinare criteri diversi di valutazione per gli operatori extra UE, limitandone la circolazione in violazione delle norme internazionali di settore.

Viene, infine, sottolineato che nessun Paese europeo aderente all’IFHA e all’UET ha chiesto il riconoscimento delle qualifiche professionali ippiche ai sensi della direttiva 2013/55/UE, risultando, da una verifica sulla banca dati delle professioni regolamentate in Europa, che solo l’Italia ha inserito le professioni in parola nel campo di applicazione della direttiva 2005/36/CE (modificata dalla predetta direttiva 2013/36/CE).