Prosegue in Senato l’iter di conversione del decreto Ristori. Le Commissioni Bilancio e Finanze proseguono con il ciclo di audizioni e proprio ieri è stata fissata da scadenza ultima per la presentazione degli emendamenti al testo.

Nel corso della riunione il senatore Borghesi (L-SP-PSd’Az) ha detto di non comprendere perché si continui a collegare tutto al mese di aprile 2019, tanto più che, a partire dall’entrata a regime della fatturazione elettronica, l’Agenzia delle entrate potrebbe agevolmente reperire tutti i dati necessari. In considerazione dell’impatto che la crisi ha avuto sulle imprese, dovrebbe altresì essere oggetto di riconsiderazione il tetto massimo di 150.000 euro. Ha osservato inoltre che l’individuazione della attività da ristorare sulla base dei codici ATECO comporta disparità, in quanto all’interno della medesima filiera alcune attività vengono ristorate e altre no. Si è soffermato infine su ulteriori criticità quali la mancanza di risposte soddisfacenti per i professionisti e per il settore del turismo, il rinvio solo parziale delle scadenze fiscali e l’inadeguatezza delle risorse messe in campo a garantire un trattamento equo per tutti i soggetti colpiti. Il collega di partito, il senatore Romeo ha affermato che bisogna prendere atto che le risorse stanziate dai due decreti non sono sufficienti a fornire un ristoro equo e adeguato per tutti. Preliminarmente, anziché prendere a riferimento il solo mese di aprile, bisognerebbe prendere in considerazione un periodo temporale più ampio. Inoltre, è molto probabile che, alla luce dell’andamento dell’epidemia, il numero delle Regioni “rosse” aumenterà e questo comporterà a breve l’esigenza di nuove risorse e di un decreto “ristori 3”.

A tale proposito va sottolineato come, anche nel settore del gioco pubblico, il provvedimento abbia totalmente trascurato, al momento, le attività che rientrano nella filiera di slot e scommesse, ovvero le attività che dal 28 ottobre scorso sono di nuovo sospese. Si tratta di attività contrassegnate con codici Ateco non menzionati nell’elenco allegato al provvedimento e quindi a cui andrebbero gli indennizi, ma di fatto completamente ferme in quanto la loro attività è legata appunto a sale gioco, scommesse e similari. Stiamo parlando per esempio di attività di produzione di apparecchi o manutenzione.