Presentata un’interrogazione alla Camera da parte dei deputati della Lega Golinelli, Viviani, Bubisutti, Cecchetti, Gastaldi, Liuni, Lolini, Loss, Manzato e Giaccone rivolta al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con riferimento anche al settore dell’ippicoltura.

“Per sapere – premesso che: l’articolo 222, comma 2, del decreto legge n. 34 del 2020, convertito, con modificazioni dalla legge n. 77 del 2020, cosiddetto « Rilancio », riconosce l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro, dovuti per il periodo 1° gennaio 2020-30 giugno 2020, per le filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole, nonché dell’allevamento, dell’ippicoltura, della pesca e dell’acquacoltura, al fine del loro rilancio produttivo e occupazionale; la norma in questione prevede un decreto interministeriale di attuazione dell’esonero da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministero dell’economia e delle finanze, da emanare entro venti giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del cosiddetto decreto-legge « Rilancio », ovvero entro i primi del mese di agosto 2020, che avrebbe dovuto definire i criteri e le modalità dell’esonero; nonostante la Commissione dell’Unione europea abbia concesso il 15 luglio 2020 l’autorizzazione, così come previsto dalla norma, i Ministri interessati sembra che abbiano firmato il suddetto decreto interministeriale solo il 14 settembre 2020 e, ad oggi, questo non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale; questo ha comportato che, essendo già trascorsa la data di scadenza del primo versamento dei contributi, previsto per il 16 settembre 2020 relativo al primo trimestre 2020, l’Inps ha già effettuato il calcolo dei contributi dovuti dalle aziende, generando quindi incertezza sul comportamento da tenere da parte di quelle interessate dall’esonero; nelle more dell’emanazione del suddetto decreto interministeriale l’Inps ha provveduto, con un messaggio del 15 settembre 2020 (n. 3341), a dare le prime indicazioni sulle modalità dell’esonero, individuando le imprese beneficiarie, ovvero quelle che svolgono un’attività identificata dai codici Ateco contenuti nell’allegato al decreto interministeriale e riportandoli nel messaggio e, specificando che l’esonero riguarda solo la quota di contribuzione ai fini previdenziali posti a carico dei datori di lavoro, rimanendo quindi dovuta la quota contributiva a carico del lavoratore e la contribuzione Inail; inoltre, in attesa del completamento dell’iter e della definizione del modulo per la presentazione dell’istanza viene temporaneamente sospesa l’attività di verifica delle tempestività del versamento entro i termini ordinari; esistono, però, come segnalato dalle associazioni di categoria, altre criticità ovvero la disparità di trattamento tra i vari comparti agricoli; infatti, dall’elenco dei codici Ateco beneficiari dell’esonero risultano inspiegabilmente esclusi alcuni settori come, ad esempio, quelli ortofrutticolo, olivicolo e orticolo, comparti questi egualmente danneggiati dall’emergenza sanitaria da Covid-19 e che, a pieno titolo, avrebbero dovuto essere ricompresi nelle disposizioni del « decreto Rilancio », in quanto anch’essi settori agricoli strategici che contribuiscono fattivamente alla tenuta socio-economica del Paese; inoltre, risulta ancora a carico del datore di lavoro il versamento dei contributi Inail che, invece, fa parte pienamente della contribuzione agricola unificata (Cau), obbligo confermato anche dal messaggio dell’Inps –: quali siano le motivazioni per le quali, ad oggi, non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto interministeriale citato in premessa che sta creando ai datori di lavoro agricolo e ai loro intermediari incertezza sui tempi e le modalità di attuazione della norma del « decreto Rilancio »; se non si ritenga di dover adottare iniziative per integrare l’elenco dei codici Ateco con le attività agricole escluse, che al pari delle altre filiere beneficiarie dell’esonero sono state colpite dagli effetti dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”.