“Vorrei richiamare un ultimo punto: lo Stato biscazziere e il gioco d’azzardo. Vorrei richiamare i numeri del gioco d’azzardo legale; secondo i dati ufficiali che si riferiscono al solo gioco legale la spesa complessiva per il gioco è stata di 107 miliardi di euro; si pensi che la spesa alimentare della famiglia italiana ne assorbe 142. E quello illegale? Non è inferiore ai 50 miliardi. Il totale è comparabile con il complesso della spesa sanitaria pubblica e privata (117+40). Una realtà sconvolgente! È giunto il tempo di tornare all’art. 53 della Costituzione “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato ai criteri di progressività”. I padri costituenti erano molto più avanti di noi e avevano compreso i rischi che avremmo potuto correre perseguendo un esasperato individualismo in contrasto con i doveri inderogabili di solidarietà. La politica fiscale non pone solo questioni giuridiche ma anche morali ed etiche, intrinseche al concetto di cittadinanza. Parlare del rapporto con il fisco per un paese è un po’ come fare una riflessione su noi stessi. Una società che spende più nel gioco d’azzardo che nella sanità evidenzia che qualcosa non va nel profondo. Prendere atto di quello che siamo diventati è un passaggio necessario per evitare di precipitare irrimediabilmente nel modello argentino. Ma forse la politica di questi nostri giorni è troppo lontana dalla qualità della missione che dovrebbe svolgere”.

Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Bruno Tabacci (Misto) nell’ambito delle dichiarazioni di voto sul Decreto Fiscale.