commissione finanze
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Il decreto legge dignita’ presenta alcune apparenti contraddizioni che riguardano le misure sui giochi. E’ quanto scrivono i tecnici del Servizio studi della Camera, nel dossier ‘Elementi di valutazione sulla qualita’ del testo e su specificita’, omogeneita’ e limiti di contenuto del decreto-legge’. 

Secondo il Servizio studi andrebbero ”chiarite le motivazioni alla base della clausola di salvezza della normativa vigente”, che consente la pubblicita’ vietando solo specifiche modalita’, ”a fronte dell’introduzione di un generale divieto di qualsiasi forma di pubblicita”’. Potrebbe, inoltre, ”risultare opportuno un approfondimento” sul ruolo dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

L’articolo 9, facendo salve le restrizioni già introdotte dal legislatore, vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse, comunque effettuata e su qualunque mezzo; per i contratti di pubblicità in corso al 14 luglio 2018 si prevede che continui ad applicarsi la normativa previgente, fino alla loro scadenza, e comunque per non oltre un anno dalla medesima data. La disposizione, a partire dal 1° gennaio 2019, estende il divieto di pubblicizzare giochi e scommesse anche alle sponsorizzazioni. La
violazione dei divieti comporta la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma pari al 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e, in ogni caso, non inferiore a 50 mila euro per ogni violazione. L’Autorità competente alla contestazione e all’irrogazione delle sanzioni viene individuata nell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) Viene innalzata, infine, la misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi idonei per il gioco lecito per provvedere agli oneri derivanti dall’articol.
Con riferimento poi all’articolo 9, comma 5, che prevede, in relazione il divieto di pubblicità di giochi o scommesse, che ai contratti in corso continui ad applicarsi la disciplina previgente per non oltre un anno, assume rilievo la questione dei contratti stipulati anteriormente ad una nuova norma legislativa ma ancora in esecuzione al momento della loro entrata in vigore. Tale questione è stata affrontata dalla giurisprudenza
secondo cui gli effetti di un rapporto contrattuale sorto prima dell’entrata in vigore della legge devono essere disciplinati dalla legge vigente nel tempo in cui quegli effetti si realizzano, in applicazione del principio dell’efficacia immediata della legge in vigore (art. 11 disp. prel.), cui fa eccezione quello, che pertanto avrebbe dovuto essere espressamente previsto, dell’ultrattività della legge previgente.
Per la giurisprudenza occorre quindi distinguere il momento della stipulazione da quello della produzione degli effetti. Pertanto, nell’ambito dei contratti di durata bisogna distinguere il momento dell’atto dalla dinamica degli effetti. Mentre la stipulazione rimane regolata dalla legge in vigore nel momento in cui è avvenuta, gli effetti che ne derivano sono disciplinati dalla legge in vigore nel momento in cui essi si realizzano.
Si richiama, al riguardo, la sentenza della Corte di Cassazione n. 1689 del 2006 (Cass. civ., sez. III, 26 gennaio 2006, n. 1689): “Relativamente ad un rapporto contrattuale di durata, l’intervento nel corso di essa, di una nuova disposizione di legge diretta a porre, rispetto al possibile contenuto del regolamento contrattuale, una nuova norma imperativa condizionante l’autonomia contrattuale delle parti nel regolamento del contratto, in assenza di una norma transitoria che preveda l’ultrattività della previgente disciplina normativa non contenente la norma imperativa nuova, comporta che la contrarietà a quest’ultima del
regolamento contrattuale non consente più alla clausola di operare, nel senso di giustificare effetti del regolamento contrattuale che non si siano già prodotti, in quanto, ai sensi dell’
art. 1339 c. c., il contratto, per quanto concerne la sua efficacia normativa successiva all’entrata in vigore della norma nuova, deve ritenersi assoggettato all’efficacia della clausola imperativa da detta norma imposta, la quale sostituisce o integra per
l’avvenire (cioè per la residua durata del contratto) la clausola difforme, relativamente agli effetti che il contratto dovrà produrre e non ha ancora prodotto”.
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