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“Difficile immaginare una opposizione mediatica maggiore di quella riservata al decreto Dignità. La dialettica sulla possibile perdita di posti di lavoro sta coinvolgendo i più alti livelli istituzionali, mentre corre il rischio di passare sotto silenzio la norma che riguarda giochi e scommesse. Come è noto l’articolo 9 del decreto parla di divieto di pubblicità di giochi e scommesse e dell’incremento del prelievo erariale unico. Il ministro Di Maio ha previsto l’abolizione assoluta di pubblicità, ma la relazione tecnica della Commissione Bilancio sostiene che gli effetti derivati dalla sua applicazione sarebbero peggiori del male che si pretende di curare o meglio di prevenire. In altri termini sarebbe il trionfo dell’illegalità e in tempi di mafia capitale è facile immaginare anche il passaggio dall’illegalità alla criminalità”.

Lo afferma la senatrice Udc Paola Binetti, che ricorda: “Secondo la nota tecnica, il divieto esiste già: è vietata la pubblicità in trasmissioni e rappresentazioni rivolte ai minori; è vietata la pubblicità che incita al gioco, ed è indispensabile sottolineare il rischio dipendenza; la pubblicità infine dovrebbe evidenziare l’effettiva probabilità di vincita, ecc. Si tratta di norme dirette a contrastare il fenomeno crescente della ludopatia, ma quello che la nota tecnica omette di dire è la sistematica elusione di queste norme anche per l’assoluta inadeguatezza dell’apparato sanzionatorio. Assistiamo invece al continuo aumento del numero dei giocatori e del volume delle loro giocate, per cui sono in aumento anche le polidipendenze che coinvolgono più tipi di gioco, e si associano ad alcol e tabacco, cannabis ed altro…”

Secondo Binetti, “Sono ormai diverse legislature che cerchiamo di intervenire su questo punto, che vede l’Italia il paese che gioca di più, porta più denari delle casse dello stato, prelevandolo direttamente dalle tasche dei cittadini, che oscillano tristemente tra soglia della povertà e usura aggressiva. Forse quel che ha detto Di Maio non è sufficientemente preciso; forse non tiene conto di conseguenze economiche che provocano l’ostilità del Mef… Forse tutto! Ma scommesse ed azzardo che pongono il nostro paese in pole position sono diventate una piaga viva nella nostra società e i soggetti più fragili ne restano vittime, senza riuscire a tirarsene fuori. E la cosa paradossale è che il regista di tutto ciò è il governo, concretamente il ministro del Mef. Lo scontro Tria-Di Maio si sta consumando in questi giorni, in cui sembra che la Cassa Depositi e prestiti sia il vero oggetto del contendere; e lo scontro sul gioco ha analoghe connotazioni: mettere le mani su di un tesoro accumulato speculando sui vizi della gente, o meglio trasformando in vizio, e quindi in dipendenza patologica una naturale propensione al gioco, resa ossessiva da una campagna pubblicitaria martellante, invasiva e bugiarda. Di Maio questa volta ha il merito di dire un no chiaro e deciso e di prevedere sanzioni adeguate per chi non rispetta il divieto. Semplice? Niente affatto… ma l’opposizione questa volta più che politica è etica! Di etica pubblica e vede la tensione accentuarsi nel governo e tra i suoi rappresentanti. Chissà se il ministro Grillo darà man forte al collega 5Stelle, anche a difesa della salute fisica e mentale dei giocatori!”.

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