In merito alla polemica scatenatasi in questi giorni sul divieto di pubblicità per i giochi d’azzardo, introdotto con il Decreto Dignità, pare che Agcom e Monopoli stiano pensando ad un protocollo per la vigilanza sulle linee guida.

Contro le indicazioni stabilite dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si è scagliato il vicepremier Luigi Di Maio, che ha annunciato la possibilità di effettuare un ricorso al Tar o di introdurre un decreto legge per andare contro le linee guida.

In realtà, al momento, gli unici veri ricorsi al Tar del Lazio sono quelli presentati lo scorso 25 giugno dall’Ascob (Associazione dei concessionari del Bingo) e dal “Bingo star” di Rovigo. Gli operatori, al contrario del Ministro, sostengono infatti che l’indirizzo dato dall’Agcom sia punitivo e causi loro un danno economico.

Il 25 giugno non è una data casuale, era proprio quello, infatti, l’ultimo giorno utile per impugnare le linee guida pubblicate con delibera sul sito dell’Autorità il 26 aprile. Oggi risultano passati da ben oltre 30 giorni, quindi, i due mesi canonici per il ricorso al tribunale di giustizia amministrativa e a meno che non vengano trovati cavilli giuridici la minaccia di Di Maio finirà per essere l’ennesimo buco nell’acqua di un Ministro ormai sempre più in confusione. Anche l’idea di un nuovo decreto, va detto, pare piuttosto improbabile vista l’aria che tira ultimamente tra Lega e M5S.

Come detto Agcom e Monopoli, nel frattempo, pare stiano pensando ad un protocollo per la vigilanza sulle linee guida. Il motivo ufficiale è che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non ha il radicamento per arrivare a controllare bar e tabacchi.