«La vicenda relativa alla sala slot è una genialata degna di questa amministrazione che si inventa di sana pianta due nuove regole per l’accesso e per la tolleranza sulla distanza dai luoghi sensibili». Stefano Mei, consigliere del Movimento 5 stelle a Civitanova Marche (MC) commenta la sentenza del Tar che ha bocciato la delibera comunale con la quale si concedeva ad un privato l’apertura di un locale per il gioco d’azzardo e sala slot. Un procedimento fermato dalla Questura e per il quale il privato aveva fatto ricorso al tribunale amministrativo che ha confermato quanto già assunto in Consiglio di Stato per lo stesso caso (la società era diversa), ma qualche anno prima. E’ quanto si legge su cronachemaceratesi.it.

«La consigliera Rossi – aggiunge Mei –, presidente della commissione commercio, come prima azione una volta che si è insediata ha messo sul tavolo il regolamento, 2 anni a discutere per poi far passare una proposta della maggioranza senza che potessimo dire nulla. E questo regolamento alla fine in Consiglio non ci arriverà mai. E per fortuna era stato fatto da loro, per cui torno a chiedere chi lo ha fermato? Che interessi ci sono dietro? Come al solito domande che rimarranno senza risposte».

Commenta la sentenza anche Giulio Silenzi del Pd: «Ancora una volta un tribunale censura l’operato di Ciarapica sulla vicenda della sala slot (…) e stavolta il Tar si spinge a definire ‘illegittima’ la delibera. Ora non resta che revocare un atto finora difeso a dispetto delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. Per ben due volte la maggioranza di destra in consiglio ha respinto la mia richiesta di ritirare quella delibera e lo ha fatto per facilitare l’apertura della sala. Ripresenteremo le interrogazioni e le mozioni per chiedere il ritiro della delibera che riscrive i criteri introdotti dalla legge regionale del 2017, di contrasto alla ludopatia, e che è stata avallata da tutta la struttura tecnica comunale, segretario generale compreso».

«Dall’enunciato del Tar – conclude Silenzi – si scopre pure che l’amministrazione Ciarapica ha chiesto alla Regione un parere per avallare i criteri di misurazione della propria delibera, nella convinzione che l’allineamento politico con la giunta Acquaroli potesse piegare la legge».