“Nel 2018 la «dipendenza da videogame» è stata inclusa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i disturbi comportamentali che generano dipendenza, insieme al «Gioco D’Azzardo». Dal punto di vista clinico, come è noto, la persona che soffre di «dipendenza da videogame» utilizza in modo smodato e patologico computer, «tablet» e cellulari dotati di connessione alla Rete.

La prevenzione e la formazione sono le principali linee azione per evitare o ridurre i rischi e i danni alla salute correlati all’insorgenza di dipendenze comportamentali. Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione 2020-2025 (in fase di redazione finale) contempla una serie di importanti iniziative, volte a promuovere interventi di prevenzione con piani di azione integrati tra i Dipartimenti di Prevenzione, i Dipartimenti per le Dipendenze Patologiche, le scuole, le associazioni di categoria, il terzo settore, le associazioni di volontariato”. Lo ha detto la sottosegretaria di Stato per la salute, Sandra Zampa, rispondendo a un’interrogazione dei deputati della Lega Sutto, Panizzut, Boldi, De Martini, Foscolo, Lazzarini, Locatelli, Tiramani e Ziello riguardante la tutela della salute dei bambini e dei giovani in relazione alla dipendenza da videogiochi.

“Il problema delle dipendenze comportamentali – tra cui quella da videogame – è parte integrante dell’Accordo MIUR-Ministero della salute siglato in data 20 febbraio 2019. La Scuola e i luoghi di aggregazione giovanile sono fondamentali per i percorsi di crescita: in particolare la Scuola, per il suo ruolo istituzionale e formativo, per la sua funzione educativa e per la presenza capillare sul territorio, è un setting centrale dell’azione preventiva, in grado di individuare e prendersi cura di situazioni di rischio specifico. Oltre che nel setting scolastico, tuttavia, è necessario allargare l’intervento ad altri contesti di vita dove è possibile intercettare i gruppi vulnerabili della popolazione, quali i luoghi di lavoro, di aggregazione informale e di divertimento.

Nel marzo 2019 è stato avviato il Progetto «Rete senza fili» su iniziativa del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie della Regione Piemonte. Tale Progetto si propone le seguenti azioni mirate a prevenire l’insorgere della dipendenza da internet: 1) formare i referenti regionali e gli operatori sociosanitari sul tema delle tecnologie e della prevenzione dei rischi connessi e condividere un modello di intervento comune basato sulla partecipazione attiva di ragazzi, di insegnanti e di genitori; 2) formare insegnanti delle scuole primarie e secondarie di I grado e altri soggetti attivi su quella fascia di età, su metodi e strumenti adeguati per affrontare con i ragazzi i temi legati alle nuove tecnologie; 3) sviluppare a livello locale un laboratorio dedicato alle tecnologie rivolto agli studenti della Scuola Primaria e Secondaria di I grado, per offrire competenze e conoscenze per un uso consapevole e non problematico dei media digitali; 4) accompagnare il mondo adulto e la comunità locale nella costruzione di un corretto rapporto con le nuove tecnologie, in un’ottica educativa che favorisca anche la relazione intergenerazionale.

La problematica in esame ha ricevuto una particolare attenzione nell’Accordo Stato-Regioni del 17 febbraio 2019 avente ad oggetto la «Adozione del modello di Scuola che Promuove Salute». Il Ministero della salute è impegnato, in collaborazione con le Regioni e le Province Autonome, per favorire iniziative di formazione e informazione congiunta tra personale sanitario e scolastico sulle tematiche oggetto dell’intesa, nonché per la realizzazione di iniziative di informazione, sensibilizzazione, promozione della salute e prevenzione. La promozione delle collaborazioni riguarda anche l’assistenza sanitaria territoriale (distretti sanitari, dipartimenti di prevenzione, dipartimenti di salute mentale e dipartimenti per le dipendenze, consultori familiari, pediatri di libera scelta, medici di medicina generale) e il settore scolastico”.

Replicando il deputato Sutto (Lega) ha precisato che “la dipendenza da videogiochi non deve essere confusa con l’uso normale di tale forma di intrattenimento, ribadendo in ogni caso la drammaticità della condizione dei bambini vittime di tale dipendenza”. Nel condividere le considerazioni contenute nella risposta fornita dalla rappresentante del Governo, ha dichiarato di aspettarsi “una costante sensibilità da parte del Ministero della salute su questo tema, anche in vista dell’adozione del nuovo Piano nazionale della prevenzione”.