Nel dossier si spiega che per le lotterie ed i giochi numerici “la stima dell’onere riferibile al divieto di pubblicità indicato pari a 150 mln annui a regime, non risulta sufficientemente supportata”. Quanto al gioco on line, “mancano dati oggettivi a supporto della indicata perdita derivante dal giocato”. Sottolineate, inoltre, le mancate stime sia degli effetti indiretti sul divieto di pubblicità in termini di diminuzione del gettito da imposte dirette ed Irap, sia circa la diminuzione del payout.

Il Servizio Bilancio del Senato ha formulato una serie di osservazioni in merito ai ‘ conti’ in base ai quali il Governo ha quantificato gli effetti in termini di mancate entrate erariali conseguenti alla introduzione del divieto di pubblicità al gioco d’azzardo.

 

In particolare :
per le lotterie ed i giochi numerici la stima dell’onere riferibile al divieto di pubblicità indicato pari a 150 ln di euro annui a regime, non risulta sufficientemente supportata da dati ed informazioni: mancano, ad esempio, elementi oggettivi che giustifichino l’indicata percentuale di riduzione del giocato pari al 5%. In ordine al raffronto tra costi per pubblicità e ricavi derivanti dal connesso incremento del giocato, si rappresenta:
– che è di difficile comprensione l’aver assunto come ipotesi verosimile la parità tra investimenti (costi in pubblicità e sponsorizzazioni) ed il ritorno in termini di ricavi per i
concessionari per cui, a fronte di 50 mln di euro di costi, si avrebbe un ritorno in termini di ricavi di pari importo, con ciò desumendo una redditività pari a zero. È esclusivamente sulla base di tale ipotesi che la RT considera verificato l’onere stimato di 150 mln di euro annui a regime in quanto evidenzia che per ogni punto di aggio (ricavo) spettante al  concessionario, il ritorno per l’erario è pari a circa tre volte (per cui si avrebbe 50*3= 150 mln di euro);
-che qualora si supponesse un seppur minimo incremento dei ricavi (dovuto all’ipotesi di un tasso di redditività derivante dall’investimento fatto in pubblicità) rispetto ai costi di investimento (come peraltro è verosimile ipotizzare) si avrebbe un maggior onere per divieto di pubblicità rispetto a quello stimato in Relazione Tecnica (150 mln di euro).
con riferimento alla stima dell’impatto del divieto di pubblicità sul gioco on line e sulle scommesse sportive, mancano dati oggettivi a supporto della indicata perdita derivante dal “giocato” (assunta pari al 20% ) così come per la valutazione della diminuzione delle scommesse sportive, indicata nel 5%.
la Relazione Tecnica  non parrebbe aver stimato gli effetti indiretti associabili al divieto di
pubblicità in termini di diminuzione del gettito da imposte dirette ed IRAP, calcola te sul reddito delle aziende presenti nella filiera del comparto dei giochi, in particolare di quelle che forniscono pubblicità, che inevitabilmente verrebbe a contrarsi.
andrebbe confermata l’assenza di effetti a carico del bilancio dello Stato a titolo di maggiori oneri amministrativi e gestionali, in particolare con riferimento alla gestione dei controlli ed alla irrogazione e riscossione delle sanzioni .
Si riscontra positivamente quanto affermato dal Governo -con le citate risposte
fornite alle osservazioni formulate nel corso dell’esame presso la Camera – per
cui le entrate da PREU sono da considerarsi entrate di natura tributaria, laddove
il prospetto riepilogativo le considera, erroneamente, di natura extra tributaria.

In merito poi alla possibilità che con la contrazione della raccolta e con la diminuzione del payout, si possano determinare effetti di riduzione del gettito derivante dall’addizionale sulle vincite eccedenti i 500 euro, si segnala la necessità di fornire comunque nella RT una stima delle minori entrate anche nei casi di importi di ridotte dimensioni. Sul tema il Governo, nelle risposte fornite nel corso dell’esame della Camera, osserva che all’ipotesi della riduzione di un punto di percentuale di payout, potrebbe associarsi un onere pari a circa 1 mln di euro.

on riferimento alle relazioni tecniche aggiuntive, relative alle modifiche dell’articolato apportate in sede di esame parlamentare, non si hanno osservazioni da formulare per quanto di competenza; in particolare per le nuove aliquote del PREU si riscontra positivamente il valore di maggior gettito ad esse associato per omogeneità della metodologia di calcolo utilizzata rispetto alla relazione tecnica originaria.

Per motivi prudenziali, legati alla possibilità che l’aumento delle aliquote del PREU possano contrarre il “giocato” in maniera più consistente rispetto a quanto stimato in RT, non consentendo il conseguimento dell’obiettivo di maggior gettito indicato, si potrebbe a valutare l’opportunità di introdurre un apposito monitoraggio.

Dopo l’approvazione alla Camera dello scorso giovedì sera, le Commissioni riunite Finanze e Lavoro del Senato nella giornata di ieri hanno incardinato l’esame, in sede referente, del Decreto dignità. I relatori sono, rispettivamente, Enrico Montani (Lega) per la VI Commissione e Susy Matrisciano (M5S) per l’XII Commissione. Alle 11 di questa mattina, sabato 4 agosto, è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti. Il provvedimento è all’ordine del giorno dell’Aula lunedì 6 agosto.

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