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“Il decreto Dignita’ arriva in porto con molte ombre, ma certamente anche con alcune luci concrete, che meriteranno una particolare attenzione nei prossimi mesi, soprattutto se davvero se ne vuole fare lo spartiacque tra precariato e stabilizzazione dei giovani lavoratori.

E’ in gioco, e non vorremmo che si trattasse di un gioco d’azzardo, il future delle nuove generazioni: il loro diritto a lavorare costruendo il proprio futuro con un sano e realista ottimista. Sono oltre 10 anni, dall’inizio della crisi economica, che non e’ cosi’ e statisticamente abbiamo perso almeno due coorti di giovani laureati e almeno tre di giovani diplomati. Ragazzi che sono rimasti fuori da un presente lavorativo e che temono di restare fuori anche da un futuro che riguarda pensioni e previdenza. Una generazione sospesa tra un passato ingeneroso e un futuro ancora fin troppo ostile. Non so se i piu’ coraggiosi, o i piu’ bravi, o semplicemente i piu’ impazienti, stanno migrando all’estero, dove nel migliore dei casi trovano una serie di opportunita’ concrete, che possono trasformare creativamente. Sono centinaia di migliaia e stanno creando un flusso migratorio di cui nessuno parla, ma che potremmo facilmente definire alla ricerca della dignita’ perduta.”

Lo afferma la senatrice Paola Binetti, Udc, che continua: “Questi giovani hanno diritto al cambiamento promesso e lo pretendono piu’ che sotto forma di reddito di cittadinanza, come naturale restituzione di un investimento che, attraverso lo studio e la formazione, e’ stato fatto su di loro dalle famiglie e dalle istituzioni del Paese. Non cercano privilegi, pretendono di misurarsi con problemi e difficolta’ per dimostrare che sanno risolverli. Vogliono essere classe dirigente di questo Paese per un nuovo grande miracolo italiano, un po’ come avvenne negli anni 60 e come puo’ accadere di nuovo dopo oltre 50 anni. Non basta essere dei ministri giovani per essere certi di capire i problemi dei giovani e soprattutto per riuscire a risolverli. Ma la gioventu’ di larga parte del governo, sia pure con la sua inesperienza, ha il dovere di parlare ai giovani con chiarezza e fermezza, senza ingannarli. Il decreto Dignita’ trasuda ingenuita’ e inesperienza, ma possiede in fieri la voglia di sfidare alcune scelte di governo che si sono rivelate obsolete ed improduttive. Per uno strano gioco delle parti questo e’ anche il Decreto che combatte l’azzardo, che dice no alla pubblicita’ ingannevole, che prova a ricondurre ognuno davanti alla sua responsabilita’, al futuro che e’ nelle sue mani. Che i giovani sappiano che il lavoro non e’ un azzardo, ma un diritto e nessuno puo’ scommettere su di loro ingannandoli con promesse fallaci. La dignita’ non si vince alla roulette ne’ al gratta e Vinci; si costruisce appunto lavorando giorno per giorno.”

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