“Il gioco pubblico nella dimensione del gioco d’azzardo è stato oggetto negli anni di interventi normativi e di attenzione da parte della società civile. Ne è derivato un dibattito complesso per la diversità di interessi e di attori coinvolti, che specialmente negli ultimi vent’anni ha comportato tesi contrapposte. Sembrano incompatibili le finalità di un comparto che, a fronte di una dimensione economica rilevante, degenera in ludopatia e disagio sociale – con una incidenza percentuale che non è accettabile in uno Stato che deve mettere al centro il benessere e la felicità dei suoi cittadini -, in dipendenze e in illegalità diffusa che attrae le mafie e sfugge al controllo di un impatto di regole non sufficienti e – cosa più grave – non adeguate”. Il Senatore del M5S Stanislao Di Piazza è intervenuto oggi in Aula del Senato sulla istituzione di una Commissione di inchiesta sul gioco pubblico e sul contrasto del gioco irregolare.

“L’11 settembre 2020, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha presentato i dati ufficiali sul gioco d’azzardo con la pubblicazione annuale che riporta i dati principali: raccolta, spesa, vincite, incassi erariali. L’Italia è il Paese d’Europa in cui si spende di più per il gioco d’azzardo. La raccolta è passata dai 47,5 miliardi del 2008 ai 110,5 del 2019, con entrate statali quest’anno pari a 11,4 miliardi. Degli oltre 110 miliardi di euro puntati nel 2019, più di 46 miliardi di euro arrivano dalle slot machine, e poi i giochi derivati dal lotto, i gratta e vinci, le sale scommesse e il bingo: tutto basato su un’idea di fortuna discutibile, che solo nel caso dei giochi legati allo sport ha un qualche margine di determinazione nella scelta delle variabili da parte del giocatore.

Un panorama in cui si muovono migliaia di persone con numeri che crescono ogni anno anche per la quota del gioco online. Anche a causa del Covid-19, e quindi delle chiusure delle sale da gioco e delle limitazioni alla circolazione, abbiamo assistito nell’ultimo anno a un fenomeno in atto da tempo, ossia il deciso aumento del gioco online rispetto a quello fisico. Addirittura il gioco online avrebbe superato il gioco fisico, secondo una recente dichiarazione del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Questa però per lo Stato non è una buona notizia, essendo il gioco online molto meno tassato rispetto a quello fisico.

In tempi normali lo Stato incamera 11 miliardi di euro dai giochi fisici e 350 milioni da quelli telematici. Nel periodo del lockdown il gioco d’azzardo online è ancora aumentato perché non soggetto alle restrizioni, come invece è toccato a quello fisico, e così a fine 2020 il bilancio dell’ online è di circa 44 miliardi al lordo. Persone di cui non conosciamo i volti: alcuni di essi piano piano si annientano fino a diventare invisibili e fragili quando, perdendo il senso del tempo e del denaro stesso, diventano prede e poi vittime di azioni criminali come l’usura.

Il cosiddetto Libro Blu delle Dogane e Monopoli ha confermato nel 2019 il trend di crescita, sconvolto in seguito alle conseguenze della pandemia, che in realtà ha richiamato le riflessioni sul volto disumano di questo settore. Perché più che parti di una teoria economica, le analisi e gli studi sul gioco sembrano un trattato sulla speculazione.

I dati Istat sulla povertà italiana, pubblicati qualche giorno fa, ci restituiscono la fotografia di un Paese in grande difficoltà, con 5,6 milioni di persone (circa una su 10) in condizioni di povertà assoluta, cioè con difficoltà ad arrivare alla fine del mese, nonostante misure importanti adottate dagli ultimi Governi, come il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, il reddito d’emergenza, cui aggiungiamo i tanti cassaintegrati, su cui pende l’incertezza del futuro.

Non è certo di giustizia sociale che si parla quando si parla di puntate e scommesse. La giustizia sociale agisce contro ogni forma di discriminazione e tutela i diritti imprescindibili di ciascuna persona. Oggi è il valore della persona, della sua fragilità e dei suoi diritti, ad essere minacciato dalla diffusa tendenza a ricorrere esclusivamente ai criteri dell’utilità e dell’avere imposti dall’economia liberista.

Forme di Stato e di Governo che attuano politiche sociali fondate su principi transgenerazionali, misurate e misurabili sull’impatto nella vita di ciascuna persona, sono temi ormai diventati protagonisti del cambiamento in atto verso la sostenibilità e lo sviluppo umano integrale. Oggi, in tempi di pandemia, dobbiamo parlare di uno Stato che premia le imprese che creano valore e avviarci verso un modello economico sostenibile, che genera ricchezza e benessere.

L’economia dell’azzardo, invece, è costruita su una mega macchina sociale, che estrae valore e non genera ricchezza. Il gioco d’azzardo è un’operazione finanziaria in sé, non dispone di progetto industriale e di economia reale sottostante. Chiediamoci, allora, quali sono i costi reali da computare per rimanere nei temi dell’etica. Ben venga una Commissione di inchiesta che mostri intransigenza sugli affari della criminalità e che abbia una forza generatrice di idee innovative per le politiche sociali correlate. Riflettere sul gioco, dunque, come strumento, riconoscendone le ricadute negative nell’utilizzo illegale e non controllato.

Non siamo convinti che sia utile arrivare al proibizionismo, perché, avendo raggiunto il gioco d’azzardo volumi notevolissimi, ciò determinerebbe fratture sociali e nuovi spazi di crimine. Riteniamo, invece, utile rafforzare le riforme restrittive, nel segno della tutela della salute dei cittadini e delle comunità. Regioni ed enti locali hanno avviato iter legislativi significativi, che a regime prevedranno misure operative e formative.

Limiti agli orari di apertura delle sale da gioco, distanziometro ovvero il divieto di apertura di sale da gioco e/o servizi commerciali che ospitano slot machine entro una distanza, in genere circa 500 metri, da luoghi definiti sensibili, quali scuole, luoghi di culto, ospedali, centri ricreativi e sportivi, luoghi frequentati soprattutto dai soggetti più a rischio, in primo luogo giovani e anziani.

Ma questo non basta: c’è bisogno di procedere con un’azione coordinata a livello parlamentare e governativo, per individuare le fasce che distinguono i tipi di gioco per categorie, individuate per persone coinvolte e rischi connessi; bisogna formare addetti al lavoro e pubblicizzare il rischio dell’azzardo, studiando nuovi equilibri, che non trasformino il tempo libero di un giocatore in tempo da liberare per consegnarlo ad una ossessione distruttiva. Con lo stop imposto dal Covid-19 anche su alcune aree del gioco d’azzardo, cogliamo l’occasione per ripartire in un modo nuovo, che abbia un valore guida assoluto: la protezione di ciascuna persona da catene di sofferenza da cui è difficile e improbabile venire fuori.

Mentre alle nuove generazioni chiediamo scusa in nome di un futuro sostenibile, non inchiodiamo i nostri ragazzi in una realtà virtuale fatta di slot machine e scommesse, che distraggono da percorsi di vita. Non vi è bene comune nel miraggio della ricchezza costruita su una speculazione. Un agire che non mortifichi i posti di lavoro creati in questo comparto, ma che garantisca che il mercato cui si riferiscono non sia territorio di illegalità e di sofferenza. Se i ragionamenti asettici sui bilanci industriali non dovessero dimostrarlo, è da queste manifestazioni di responsabilità che dobbiamo prendere lezione, monito e spunto per costruire nuovi modelli di sviluppo sostenibile. Per questo motivo il MoVimento 5 Stelle, che nella giustizia sociale ha la sua stella polare, accoglie con favore la richiesta di istituire una Commissione d’inchiesta sul gioco d’azzardo, esprimendo il proprio voto favorevole al documento in esame”.