Luigi Di Maio ha dato le proprie dimissioni da leader del Movimento 5 Stelle. Nell’incontro pubblico tenutosi al Teatro Adriano a Roma, il leader grillino ha infatti lasciato la carica di capo politico del Movimento che ricopriva dal 2017; decisione ufficilizzata dopo la riunione con i ministri e i viceministri pentastellati avvenuta in mattinata. Nel suo discorso Di Maio ha fatto un sunto dei traguardi raggiunti dal M5s in questi anni di governo e di opposizione, ringraziando personalmente i suoi compagni di partito e in particolar modo il Premier Giuseppe Conte. Sul finale ha inoltre scelto di togliersi simbolicamente la cravatta che lo ha sempre contraddistinto durante la sua esperienza politica.

Nel suo discorso, Di Maio specifica come l’idea dei facilitatori sia venuta al Movimento subito dopo la disfatta delle elezioni regionali in Abruzzo del 2019: “Ho portato a termine il mio compito”.

Di Maio poi punta il dito contro quello che fin dal principio è stato il vero nemico del Movimento: quella casta che nell’intervento viene incarnata anche dalla famiglia Benetton: “Sappiamo bene che il movimento è nato in opposizione al potere costituito” come si è potuto notare “con la battaglia per le concessioni autostradali ai Benetton. Ogni volta che cerchi di sgretolare quei privilegi costituiti cercano di metterti all’angolo: è successo sui vitalizi, sulle trivelle in mare, sulle pensioni d’oro, sul carcere per gli evasori e sull’aumento delle tasse per i concessori del gioco d’azzardo”.