Nel dossier ‘Nota di lettura’ del Servizio Bilancio del Senato riguardante il Decreto Sostegno, alla voce “Contributo a fondo perduto in favore degli operatori economici e proroga dei termini per precompilata IV” si legge quanto segue:

“Dopo una sintetica illustrazione del contenuto dell’articolo e aver chiarito che, nel caso in cui il contributo in esame sia utilizzato sotto forma di credito d’imposta in compensazione tramite modello F24, si è stimato prudenzialmente che la compensazione abbia luogo interamente nel corso del 2021, afferma che è stata adottata la seguente metodologia al fine di stimare gli oneri finanziari derivanti dal riconoscimento del contributo stesso. Per i soggetti che hanno presentato la dichiarazione annuale IVA del 2019, sono state analizzate le relative dichiarazioni IVA, le comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA e le fatture elettroniche, allo scopo di individuare i casi in cui l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 è risultato inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019.

Per i soggetti c.d. “forfettari” (tutti appartenenti alla fascia di ricavi e compensi fino a 400.000 euro annui), che non presentano dichiarazione IVA, è stato considerato l’importo medio mensile dei componenti positivi di reddito dichiarati. Il contributo spettante è stato calcolato applicando le percentuali previste per la relativa fascia di ricavi e compensi alla differenza stimata tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi degli anni 2020 e 2019. Inoltre, sono stati considerati i limiti minimi individuali (1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per gli altri soggetti), nonché il limite massimo di 150.000 euro per tutti i soggetti. In base alle elaborazioni effettuate, la stima degli oneri finanziari complessivi derivanti dal riconoscimento del contributo a fondo perduto previsto dalle disposizioni in esame è pari a 11.150 milioni di euro per l’anno 2021.

La RT sottolinea il carattere ordinamentale delle disposizioni di cui al comma 10, per cui esclude che alle stesse siano ascrivibili effetti finanziari. Ribadisce poi che il primo periodo del comma 11 garantisce risparmi di spesa per 280 milioni di euro ed esclude che il secondo, limitativo della platea dei soggetti beneficiari del contributo per i ristoratori di alcuni centri storici, possa determinare maggiori oneri per la finanza pubblico.

Le disposizioni di cui ai commi da 13 a 17 sono finalizzate a disciplinare le modalità per assicurare il rispetto delle condizioni e dei limiti fissati dal quadro europeo sugli aiuti di Stato per la fruizione delle misure di agevolazione elencate al comma 1. Tenendo conto che le diverse misure agevolative ivi elencate hanno una copertura finanziaria che prescinde dai vincoli posti dal quadro europeo sugli aiuti di Stato, le disposizioni in esame non comportano oneri finanziari.

Al riguardo, preso atto della metodologia che la RT asserisce essere stata utilizzata nella determinazione degli oneri, che appare corretta, si evidenzia che la RT non fornisce tuttavia alcun dato che consenta un riscontro, perlomeno di massima, della quantificazione.

Si ricorda che, in relazione ai contributi erogati sulla base delle fasce di reddito pertinenti, l’ammontare dei contributi erogati ai sensi dell’articolo 25 del decreto-legge n. 34 del 2020 si è attestato sui 6,7 miliardi di euro complessivi, come riportato nell’Atto del Governo 198 (di rimodulazione degli stanziamenti previsti per alcune misure di ristoro connesse con l’emergenza pandemica) che ha attinto tale valore dalla Nota dell’Agenzia delle entrate n. 302776 dell’11 settembre 2020. Pur non disponendo di dati che consentano una ponderazione delle percentuali, appare evidente, anche considerando i valori per i fatturati oltre i 5 milioni di euro, che una stima di massima di una percentuale di rimborso vicina a tre volte la spesa sostenuta ex articolo 25 del decreto-legge n. 34 sia sufficientemente realistica. Va, d’altra parte, considerata l’introduzione del massimale di 150.000 euro (che era stato introdotto con il decreto-legge n. 137, il quale in linea generale non è tuttavia utilizzabile ai fini di un confronto, atteso che limitava la concessione dei sussidi ad imprese con determinati codici ATECO) tendono a contenere l’impatto dell’aumento delle percentuali, per evidenti effetti aritmetici. Un’altra misura che potrebbe contenere l’incremento di spesa è costituita dal permanere dei limiti minimi di 1.000 e 2.000 euro già previsti dal DL 34/2020 anche per soggetti che avrebbero avuto diritto a contributi inferiori in base alle percentuali previste (ad esempio una persona giuridica che avrebbe avuto diritto ad un contributo di 500 euro ai sensi del DL 34 riceveva comunque 2.000 euro e anche con il decreto in esame pur avendo diritto a 1.500 euro, in conseguenza delle percentuali triplicate, riceverà comunque 2.000 euro).
Inoltre, in modo più rilevante e ancora in direzione riduttiva dell’onere, si rappresenta che il diverso periodo di riferimento per valutare sia l’an che il quantum del contributo dovrebbe esercitare un significativo impatto sia sulla platea che sull’ammontare del contributo. Infatti, mentre il decreto-legge n. 34 prendeva come riferimento il calo di fatturato registrato fra i mesi di aprile 2019 ed aprile 2020 (verosimilmente il maggiore di tutto l’anno, coinvolgendo il mese con le restrizioni più rigide e con la diminuzione più ampia dell’attività economica), il presente articolo considera il calo medio mensile del fatturato registrato nel 2020 rispetto al 2019. Si consideri che – per tutto il 2020 – la diminuzione del PIL è stata pari al 9% circa rispetto al 2019, mentre il terzo trimestre 2020 (che dovrebbe manifestare un valore medio maggiore di quello ascrivibile al solo mese di aprile) ha registrato un peggioramento tendenziale del 17,7% (quindi, quasi il doppio). Anche confrontando i dati relativi al fatturato dell’industria, si rappresenta che ad aprile fu registrata una diminuzione tendenziale pari al 46,9%, già contenuta al 25,9% il mese successivo. Pertanto, assumendo, approssimativamente ma non arbitrariamente, che i movimenti dei livelli di fatturato si siano mantenuti su un rapporto relativo simile (quindi una diminuzione doppia ad aprile rispetto all’intero anno), il mutamento di questo parametro (da aprile all’intero anno) dovrebbe contribuire a ridurre notevolmente i contributi. In generale, rimane comunque non verificabile la stima riportata dalla RT.

Anche alla luce del grado aleatorietà che caratterizza la quantificazione dell’onere, appare problematica la previsione di cui al comma 12, che fa riferimento agli oneri in questione come valutati e non li configura come limite di spesa, per cui, qualora la quantificazione sia sottostimata, il contributo andrebbe comunque riconosciuto, con il conseguente aumento degli oneri, come peraltro già avvenuto in relazione all’articolo 25 del decreto-legge n. 34 del 2020 attraverso il citato decreto ministeriale di rimodulazione di fondi, atteso che il relativo diritto sembra configurarsi come soggettivo e non comprimibile sulla base di eventuali carenze finanziarie: infatti, nessun condizionamento di tale natura è desumibile dal presente articolo.

Per quanto attiene ai profili di copertura, oltre a rinviare, per i profili più generali, all’articolo 42, si chiede conferma dell’integrale disponibilità dei 280 milioni di euro di cui al primo periodo del comma 11, escludendo l’avvenuta erogazione, anche minima, di contributi a valere su tale posta.

Inoltre, si sollevano perplessità in merito alla quota di copertura (330 milioni) mediante corrispondente versamento all’entrata del bilancio dello Stato, da parte dell’Agenzia delle entrate, entro il 2 aprile 2021, delle somme alla stessa Agenzia trasferite per effetto dell’articolo 1-ter del decreto-legge n. 137 del 2020 (che estendeva, per il 2020, il contributo a fondo perduto previsto dall’articolo 1 del medesimo decreto ai soggetti che, alla data del 25 ottobre 2020, avevano la partita IVA attiva e svolgevano l’attività di agenti, rappresentanti, procacciatori d’affari e mediatori). Infatti, la RT non fornisce alcuna spiegazione circa le ragioni dell’utilizzo di tali risorse per altre finalità atteso che non risulta l’abrogazione della disposizione in questione, che, anzi, risulta implicitamente indicata come vigente dalla lettera e) del comma 13 del presente articolo. In sostanza, quindi, la disponibilità per l’utilizzo a fini di copertura dei 330 milioni indicati non appare comprensibile”.