“L’articolo 7 dispone la sospensione dei termini dei versamenti che scadono nel mese di novembre 2020 relativi alle ritenute alla fonte sui redditi da lavoro dipendente e assimilato, alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale e all’IVA a beneficio dei soggetti che esercitano una serie di attività economiche danneggiate dalle misure previste dal D.P.C.M. del 3 novembre 2020 e dal presente decreto-legge”, tra cui sale giochi, scommesse, bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente.

E’ quanto si legge nel dossier “Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese e giustizia, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” del Servizio Studi di Camera e Senato.

“Nel dettaglio, l’articolo in esame dispone che, per i seguenti soggetti:

– che esercitano le attività economiche sospese ai sensi dell’articolo 1 del D.P.C.M. del 3 novembre 2020, aventi domicilio fiscale, sede legale o sede operativa in qualsiasi area del territorio nazionale,

– per quelli che esercitano le attività dei servizi di ristorazione che hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di elevata o massima gravità e da un livello di rischio alto individuate con le ordinanze del Ministro della salute adottate ai sensi degli articoli 2 e 3 del D.P.C.M. del 3 novembre 2020 e dell’articolo 30 del presente decreto (aree arancioni e rosse),

– nonché per i soggetti che operano nei settori economici individuati nell’Allegato 2 al presente decreto-legge, ovvero esercitano l’attività alberghiera, l’attività di agenzia di viaggio o quella di tour operator, e che hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto individuate con le ordinanze del Ministro della salute adottate ai sensi dell’articolo 3 del D.P.C.M. del 3 novembre 2020 e dell’articolo 30 del presente decreto (regioni Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta),

sono sospesi i termini che scadono nel mese di novembre 2020 relativi:

a) ai versamenti relativi alle ritenute alla fonte, di cui agli articoli 23 (ritenuta sui redditi di lavoro dipendente) e 24 (ritenuta sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) del D.P.R. n. 600 del 1973 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), e alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta. Conseguentemente sono regolati i rapporti finanziari per garantire la neutralità finanziaria per lo Stato, le regioni e i comuni;

b) ai versamenti relativi all’IVA.

Il comma 2 precisa che non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.

Il comma 3 dispone che i versamenti sospesi ai sensi del comma 1 sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021.

Per una ricostruzione delle misure riguardanti la sospensione degli adempimenti fiscali e il potere di accertamento fin qui introdotte in risposta all’emergenza da COVID-19, si rinvia al tema web della Camera dei deputati in materia di accertamento e riscossione.

Il comma 4 reca la quantificazione degli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 549 milioni di euro per l’anno 2020, conseguenti all’ordinanza del Ministro della salute del 4 novembre 2020, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 276 del 5 novembre 2020. Per la copertura finanziaria si rinvia all’articolo 31.

La relazione tecnica precisa che all’onere di 549 milioni di euro per l’anno 2020 corrisponde un maggior gettito per lo stesso importo nell’anno 2021”.

Inoltre “l’articolo 1 sostituisce l’allegato 1 al decreto Ristori per estendere la platea dei soggetti beneficiari del contributo a fondo perduto ivi previsto. In particolare, al suddetto elenco sono aggiunti alcuni codici ATECO con le relative percentuali di calcolo del contributo a fondo perduto, per tutto il territorio nazionale. Inoltre, incrementa di 11,1 milioni di euro per il 2020 il Fondo di ristoro”.

Vengono quindi riportati i ristori per le attività del settore gioco:

932930 – Sale giochi e biliardi 200,00%

932990 – Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca 200,00%

920009 – Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse (comprende le sale bingo) 200,00%

920002 – Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone 100,00%

“L’articolo1, comma 1, del D.L. n. 137/2020 ha riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che, alla data del 25 ottobre 2020, avessero la partita IVA attiva e, ai sensi dell’articolo 35 del DPR 633/1972 (Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto), dichiarassero di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’Allegato 1 allo stesso provvedimento. Il contributo non spetta ai soggetti che hanno attivato la partita IVA a partire dal 25 ottobre 2020 ed è concesso al fine di sostenere gli operatori dei settori economici interessati dalle misure restrittive introdotte con il DPCM del 24 ottobre 2020 per contenere la diffusione dell’epidemia “Covid-19″. Il Fondo di ristoro è stato istituito con una originaria dotazione di 76,55 milioni di euro per l’anno 2020, quale ristoro ai comuni a fronte delle minori entrate derivanti dall’abolizione della prima rata dell’IMU 2020. La dotazione è stata incrementata di 85,95 milioni di euro per il medesimo anno 2020 e di 9,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, per effetto dell’articolo 78 del decreto Agosto, che ha abolito la seconda rata IMU 2020 per alcune categorie di immobili, essenzialmente inerenti le attività del turismo e dello spettacolo, nonché, per gli immobili destinati a spettacoli cinematografici, teatri e sale per concerti e spettacoli, l’abolizione dell’IMU dovuta per gli anni 2021 e 2022. Per il riparto delle risorse del Fondo autorizzate dall’articolo 177, comma 2, del D.L. n. 34/2020, destinate al ristoro ai comuni delle minori entrate connesse all’abolizione della prima rata dell’IMU 2020, è stato adottato il D.M. interno 22 luglio 2020, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali acquisita nella seduta del 23 giugno 2020. Per le risorse autorizzate dall’articolo 78 del decreto Agosto, finalizzate al ristoro ai comuni della perdita di gettito conseguente all’abolizione della seconda rata dell’IMU e per gli anni 2021 e 2022 dell’IMU dovuta per gli immobili adibiti a sale cinematografiche e teatrali, il comma 5 ha previsto che al loro riparto si provvedesse con uno o più decreti del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge Agosto.

I decreti di ristoro previsti dall’articolo 78, comma 5, del decreto Agosto avrebbero dovuto essere adottati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge Agosto; tuttavia, l’articolo 9, comma 3, D.L. 137/2020 (decreto Ristori) ha fissato un nuovo termine per la loro emanazione, più precisamente entro il 28 dicembre 2020 (sessanta giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto).

Il comma 2 aumenta di un ulteriore 50 per cento rispetto alla quota indicata nell’Allegato 1 al decreto Ristori (D.L. n. 137/2020) il contributo a fondo perduto agli operatori IVA dei settori economici interessati dalle nuove misure restrittive.

Tale aumento riguarda esclusivamente gli operatori dei settori economici di seguito individuati con domicilio fiscale o sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di elevata o massima gravità e da un livello di rischio alto, individuate con le ordinanze del Ministro della salute adottate ai sensi degli articoli 2 e 3 del DPCM del 3 novembre 2020 (c.d. zone arancioni e rosse) e dell’articolo 30 del provvedimento in esame (alla cui scheda di lettura pertanto si rinvia):

codici ATECO
– 561030-gelaterie e pasticcerie;
– 561041-gelaterie e pasticcerie ambulanti;
– 563000-bar e altri esercizi simili senza cucina;
– 551000-Alberghi.

Il comma 3 abroga il comma 2 dell’articolo 1 del decreto Ristori (D.L. 137/2020). La disposizione abrogata aveva demandato a uno o più decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ai soli fini del riconoscimento del contributo e nel limite di spesa di 50 milioni di euro per il 2020, l’eventuale individuazione di ulteriori codici ATECO riferiti a settori economici aventi diritto al contributo a fondo perduto, ulteriori rispetto a quelli riportati nell’Allegato 1 allo stesso provvedimento, a condizione che tali settori fossero stati direttamente pregiudicati dalle misure restrittive introdotte dal DPCM del 24 ottobre 2020.

La relazione tecnica attribuisce a questa abrogazione un effetto di risparmio pari a 50 milioni. Occorre tuttavia far presente che l’articolo 8, comma 5, del decreto in esame contiene una norma avente la medesima finalità e la stessa dotazione finanziaria della disposizione abrogata. L’articolo 8, comma 5, infatti, demanda ad uno o più decreti del Ministro dello sviluppo economico, da adottare di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze la possibilità di individuare ulteriori codici ATECO, rispetto a quelli già riportati negli Allegati 1 e 2, riferiti a settori economici aventi diritto al contributo a fondo perduto riconosciuto dall’articolo 1, comma 1 del decreto-legge n. 137 del 2020, come integrato e implementato dall’articolo 1 del decreto n. 149 del 2020 (il decreto che si sta commentando), e aventi diritto al contributo a fondo perduto per gli operatori economici con partita IVA, di cui all’articolo 2, comma 1, a condizione che tali settori siano stati gravemente pregiudicati dalle misure restrittive introdotte dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 ottobre 2020 e 3 novembre 2020 (il decreto-legge n. 137 ovviamente non reca né il riferimento al DPCM del 3 novembre, ancora non emanato al momento dell’adozione del decreto-legge n. 137, che risale al 28 ottobre 2020, né agli allegati 1 e 2 del decreto in commento, anch’essi successivi).

Il comma 4 riconosce il contributo a fondo perduto nel 2021 agli operatori con sede operativa nei centri commerciali e agli operatori delle produzioni industriali del comparto alimentare e delle bevande, interessati dalle nuove misure restrittive del DPCM del 3 novembre 2020, nel limite di spesa di 280 milioni di euro. Il contributo viene erogato dall’Agenzia delle entrate previa presentazione di istanza secondo le modalità disciplinate dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate di cui al comma 11 dell’articolo 1 del decreto Ristori (D.L. n. 137 del 2020). La disposizione richiamata ha demandato a un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate la definizione dei termini e delle modalità per la trasmissione delle istanze di riconoscimento del contributo e ogni ulteriore disposizione per l’attuazione della disposizione in esame. Fermo restando il limite di spesa di 280 milioni di euro per il 2021, il comma 5 prevede che il contributo a fondo perduto è determinato entro il 30 per cento della quota prevista dall’articolo 1 del D.L. n. 137 del 2020 per i soggetti che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO rientranti nell’Allegato 1 al provvedimento in esame.

Tali soggetti sono quelli indicati nel comma 4:
– gli operatori con sede operativa nei centri commerciali;
– gli operatori delle produzioni industriali del comparto alimentare e delle bevande.

Per gli operatori economici che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO che non rientrano nell’Allegato 1, il contributo spetta alle condizioni stabilite ai commi 3 e 4 dell’articolo 1 del D.L. n. 137 del 2020 ed è determinato entro il 30 per cento del valore calcolato sulla base dei dati presenti nell’istanza trasmessa e dei criteri stabiliti dai commi 4, 5 e 6 dell’articolo 25 del D.L. n. 34 del 2020.

Il co. 3 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 137 del 2020 ha previsto che il contributo a fondo perduto spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Al fine di determinare correttamente i predetti importi, si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi. Il co. 4 del medesimo articolo ha previsto che il predetto contributo spetta anche in assenza dei requisiti di fatturato ai soggetti riportati nell’Allegato 1 che hanno attivato la partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019.

L’art. 25, comma 4, del D.L. n. 34 del 2020, ha definito la condizione cui è subordinata la spettanza del contributo da esso introdotto: l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 deve essere inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Al fine di determinare correttamente i predetti importi, si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi. La condizione stabilita dal presente comma non deve invece essere rispettata dai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 nonché dai soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19.

I commi 5 e 6 dello stesso articolo hanno definito l’ammontare del contributo, ottenuto applicando le seguenti percentuali alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 (comma 5):
a) 20% per i soggetti con ricavi o compensi indicati al comma 3 non superiori a 400.000 euro nel periodo d’imposta 2019;
b) 15% per i soggetti con ricavi o compensi indicati al comma 3 superiori a 400.000 e fino a 1 milione di euro nel periodo d’imposta 2019;
c) 10% per i soggetti con ricavi o compensi indicati al comma 3 superiori a 1 milione e fino a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019.

Il contributo è in ogni caso riconosciuto (comma 6) per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.
Il comma 6 reca la copertura dei relativi oneri, valutati in 508 milioni di euro per il 2020 e 280 milioni di euro per il 2021, ai quali si provvede, per 458 milioni di euro per il 2020 e 280 milioni di euro per il 2021, ai sensi dell’articolo 31 (alla cui scheda di lettura si rinvia) e per 50 milioni di euro per il 2020, mediante utilizzo delle risorse rivenienti dall’abrogazione disposta dal comma 3”.