“Nemmeno l’articolo 18, comma 8-bis, che proroga al 22 settembre 2020 i termini per il versamento del PREU e del canone concessorio per apparecchi da intrattenimento in scadenza entro il 30 agosto 2020, appare suscettibile di determinare effetti finanziari negativi sull’anno 2020 giacché la proroga disposta scade comunque prima della conclusione dell’esercizio finanziario in corso”.

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E’ quanto detto in Commissione Bilancio alla Camera dalla sottosegretaria al Mef, Maria Cecilia Guerra, dando l’ok alla proposta di parere formulata dal relatore Giorgio Lovecchio (M5S) in riferimento al disegno di legge che dispone la conversione, con modificazioni, del decreto- legge 8 aprile 2020, n. 23, recante misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali (cosiddetto « decreto liquidità »), che nella seduta di ieri vedeva all’esame della Commissione il testo elaborato dalle Commissioni riunite VI e X in sede referente.

Lo stesso Lovecchio aveva sottolineato: “Circa l’articolo 18, comma 8-bis, recante proroga del versamento del PREU, in merito ai profili di quantificazione, si evidenzia che la norma opera una sospensione del versamento del PREU e dei canoni (in scadenza il 30 agosto), analoga alla sospensione già prevista dal decretolegge cosiddetto Cura Italia (n. 18 del 2020) per il versamento di aprile. Pur rilevando che il versamento resta dovuto per l’anno in corso e che per tale circostanza alla sospensione di aprile non erano stati ascritti effetti di finanza pubblica, si ritiene che andrebbe acquisito l’avviso del Governo sia in merito alla possibilità di effetti di cassa derivanti dall’ulteriore posticipo di entrate tributarie ed extratributarie sia in merito al profilo di rischio connesso al fatto che le ultime rate sono previste in prossimità della fine dell’esercizio finanziario, tenuto conto che un eventuale slittamento dei versamenti all’esercizio successivo comporterebbe maggiori oneri  per la finanza pubblica”.