In Commissione Affari sociali della Camera sono stati respinti tutti gli emendamenti che chiedevano di sopprimere l’articolo 3 del decreto legge secondo il quale dal 6 agosto vige l’obbligo di green pass per accedere a una lunga serie di attività, tra cui quelle del gioco pubblico.

Francesco Sapia (MISTO-L’A.C’È) sottoscrive gli identici emendamenti Sarli 3.5 e Cunial 3.12.

Maria Teresa Bellucci (FdI), intervenendo sull’emendamento Meloni 3.404, del quale è cofirmataria, identico agli emendamenti Sarli 3.5, Cunial 3.12, Leda Volpi 3.48 e De Martini 3.319, fa presente che lo stesso è volto a sopprimere l’articolo 3 del decreto. Rileva che è stato presentato un numero ingente di proposte emendative riferite a tale articolo in quanto a suo avviso lo stesso contiene numerosi errori. Ricorda che il gruppo Fratelli d’Italia era favorevole all’introduzione della certificazione verde proposta attraverso un regolamento dall’Unione europea e sottolinea come la stessa fosse volta a introdurre interventi relativamente alla circolazione dei cittadini europei negli Stati membri. Evidenzia, tuttavia, che in tale regolamento si proponevano una serie di raccomandazioni per evitare l’inserimento negli ordinamenti di derive discriminatorie. Sottolinea infatti che una di tali raccomandazioni è volta a impedire che si pongano in essere discriminazioni nei confronti dei soggetti non vaccinati. Ricorda altresì che un’altra raccomandazione invita gli Stati membri a non prevedere quegli obblighi surrettizi di vaccinazione che invece l’Italia ha introdotto con l’utilizzo ad altri fini della certificazione verde. A suo avviso tali raccomandazioni sono indispensabili in quanto sottolineano come gli Stati membri non debbano utilizzare la certificazione verde come uno strumento attraverso il quale obbligare la popolazione alla vaccinazione. Rileva invece come il decreto-legge in esame proponga una deriva che obbliga al vaccino per poter usufruire di diritti costituzionalmente garantiti. Evidenzia come il Governo avrebbe potuto attuare l’obbligo vaccinale assumendosi la responsabilità dell’indennizzo – qualora chi si fosse sottoposto a vaccinazione avesse avuto delle conseguenze a seguito della stessa – e sottolinea come invece l’Esecutivo non abbia deciso di intraprendere tale strada. Rammenta che nel corso dell’audizione svolta il 5 agosto scorso, a seguito delle insistenti richieste del proprio gruppo, in ordine alle nuove misure adottate dal Governo in materia di certificazioni verdi COVID-19, il Ministro Brunetta ha sottolineato come personalmente fosse propenso ad andare verso la direzione di un obbligo vaccinale. Si chiede quindi per quali ragioni l’Esecutivo non abbia voluto ascoltare le raccomandazioni proposte dall’Unione europea. A suo avviso il Governo adotta la politica dei due pesi e delle due misure nei confronti dell’Unione europea, ritenendo che le raccomandazioni da questa posta in alcuni casi debbano essere tenute in considerazione e in altri no. Reputa inoltre particolarmente grave non aver tenuto in considerazione tali raccomandazioni che sono in totale sintonia con il dettato costituzionale e che si riferiscono alla salute e alla libertà degli italiani. Sottolinea, poi, che il relatore non ha espresso parere favorevole su alcune proposte emendative a suo avviso fondamentali. In proposito richiama la questione relativa al soggetto che deve verificare la validità della certificazione verde. Rileva come tale materia si riferisca al trattamento di dati sensibili e sottolinea come il provvedimento in esame scarichi sugli eser- centi una funzione che non è loro in quanto gli stessi non sono pubblici ufficiali. A suo avviso la previsione in base alla quale un ristoratore deve richiedere di visionare il documento di identità per verificare se la certificazione verde sia ascrivibile a chi la mostra costituisce una aberrazione che non tiene conto delle difficoltà degli imprenditori che sono già stati particolarmente provati dalla pandemia. Con riferimento alla citata audizione del Ministro Brunetta sottolinea come lo stesso, nel rispondere alle domande del suo gruppo con le quali venivano si chiedevano certezze e chiarezza ha rinviato a dei decreti attuativi dei quali non si sa ancora la data di emanazione. A suo avviso il Governo con l’articolo 3 del decreto-legge in esame ha dimostrato di non prestare attenzione a tutti i cittadini in eguale misura. Sottolinea inoltre che è stato espresso parere contrario a un emendamento del suo gruppo relativo all’indennizzo e a un altro che prevedeva di sollevare dalla responsabilità gli esercenti rispetto alla verifica del certificato verde. Ritiene grave, invece, che si sollevino Stato e case farmaceutiche dalla responsabilità delle conseguenze dei vaccini. Rileva come anche altre forze politiche abbiano presentato proposte emendative volte a sopprimere l’articolo 3 del provvedimento e ritiene che la convergenza di tante forze all’interno del Parlamento sulla questione dovrebbe far riflettere il Governo sulla necessità di proporre una norma che rispetti il diritto e che preveda una protezione proporzionale e congrua della salute. Ciò premesso, fa presente che il gruppo di Fratelli d’Italia non intende ritirare l’emendamento in discussione. Si chiede quindi se determinate esternazioni di parte della comunità scientifica siano motivate da poca lucidità mentale o spinte da indicazioni del Governo. In proposito stigmatizza quanto affermato dal professor Burioni che, inter- venendo in merito alla certificazione vaccinale, si è riferito a chi non si vuole vaccinare come a « sorci » che sarebbero dovuti rimanere nelle proprie abitazioni. Sottolinea come tale affermazione offenda non solo il suo autore, ma la comunità a cui lo stesso appartiene e tutti gli italiani. Precisa di fare questa affermazione da vaccinata ma sottolinea come la scelta di non vaccinarsi debba essere rispettata. Rileva infatti come, in assenza di un obbligo, la libertà di scelta debba essere tutelata da tutti. Manifesta quindi disappunto anche per quanto affermato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso della conferenza stampa di presentazione del decretolegge in discussione nella quale ha utilizzato parole allarmanti ponendo come alternativa alla non vaccinazione la morte. Sottolinea come i vertici di governo dovrebbero avere la capacità di rassicurare e di confortare e di far sentire ai cittadini che ci si può affidare alle autorità e rileva come non si possa chiedere agli italiani di affidarsi se non si è per primi autorevoli e competenti. A suo avviso la strada del costringere surrettiziamente a vaccinarsi è figlia dell’incapacità di convincere a farlo chi non vuole. Ribadisce quindi che il proprio gruppo non intende accogliere l’invito al ritiro dell’emendamento Meloni 3.404 che ricorda essere una proposta emendativa identica ad altre presentate da diversi gruppi. Chiede infine la possibilità di accantonare l’esame dell’articolo 3 al fine di poter svolgere una ulteriore riflessione sul suo contenuto.

Claudio Borghi (LEGA), nel replicare alla collega Bellucci, che ha sottolineato come anche altre forze politiche hanno presentato emendamenti identici alla proposta emendativa Meloni 3.404, ritiene che quando si è in presenza di emendamenti concordanti una strategia migliore potrebbe essere quella di rimanere sul punto. Evidenzia infatti che con la soppressione dell’articolo 3 si sopprime l’impiego delle certificazioni verdi. Fa presente che esistono regolamenti dell’Unione europea, approvati da tutte le forze politiche, che si esprimono chiaramente in tal senso. In particolare fa riferimento alla risoluzione n. 2361/2021 del Consiglio d’Europa e sottolinea come tale risoluzione sia stata adottata in piena emergenza da COVID-19 con il voto favorevole oltre che dalla Lega anche dal Partito democratico. Ricorda che il paragrafo 7.3.1 di tale risoluzione prevede che sia garantito che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno debba essere politicamente, socialmente o in altro modo messo sotto pressione per farsi vaccinare. In proposito ritiene che non possa non ritenersi una pressione quella alla quale sarebbe sottoposto un dodicenne che intende accedere a un centro sportivo e che i genitori non intendono sottoporre a vaccinazione, non essendo in possesso della disponibilità economica per poterlo sottoporre a due tamponi settimanali. Ricorda, inoltre, che il paragrafo 7.3.2 della stessa risoluzione n. 2361, prevede che nessuno debba essere discriminato per non essersi vaccinato a causa di possibili rischi per la salute o per propria scelta. Anche in questo caso richiama l’esempio di un ragazzo che non può giocare a basket per non essersi vaccinato e invita a riflettere sulla compatibilità di questo divieto con quanto previsto da tale paragrafo. Ricorda, inoltre, che il considerando 36 del regolamento (UE) 2021/953 stabilisce che è necessario evitare la discriminazione delle persone non vaccinate. Nel segnalare che, in quanto regolamento, si tratta di una normativa immediatamente applicabile, ritiene paradossale che forze politiche che si dichiarano sicuramente più europeiste rispetto a quella che è notoriamente la propria posizione personale, non tengano nella dovuta considerazione quanto stabilito, con il loro consenso, a livello europeo. In conclusione, sulla base delle considerazioni svolte, raccomanda l’approvazione dell’emendamento De Martini 3.319 e delle identiche proposte emendative che propongono la soppressione dell’articolo 3 del provvedimento che disciplina il green pass.

Elena Carnevali (PD) dichiara il voto convintamente contrario del Partito Democratico sugli identici emendamenti Sarli 3.5, Cunial 3.12, Leda Volpi 3.48, De Martini 3.319 e Meloni 3.404, che propongono di sopprimere l’articolo 3, motivando tale voto con la necessità di proteggere la comunità nel suo complesso. Ribadisce che tale articolo non è in contrasto con quanto previsto dal regolamento europeo in quanto il green pass si ottiene non solo con le vaccinazioni ma anche con i tamponi e la guarigione dal COVID-19. Ritiene inaccettabile che una forza politica appartenente alla maggioranza svolga due parti in commedia, agendo contemporaneamente come forza di Governo e di opposizione nonostante i propri rappresentanti abbiano condiviso le scelte effettuate in sede di Consiglio dei ministri. Ritiene che questa ambiguità non faccia del bene al Paese e alla classe politica nel suo complesso. Ribadisce pertanto un deciso voto contrario del suo gruppo sugli emendamenti in discussione.

Lisa Noja (IV) esprime l’auspicio che i rappresentanti di tutte le forze politiche smettano di « recitare », assumendosi le proprie responsabilità in un momento storico assai difficile al fine di garantire una riduzione del numero dei decessi e un ritorno alla normalità. In relazione a quanto affermato dal deputato Borghi ricorda che vi sono numerose persone vulnerabili che sono rimaste segregate per un lungo periodo a causa della pandemia e che, accanto al ragazzo da egli citato ad esempio, esiste anche un coetaneo in condizioni di fragilità che, senza avere certezze, può sentirsi più sicuro in presenza di un maggiore numero di vaccinati. Sottolinea che l’articolo 2 della Costituzione richiede anche l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà nei confronti degli altri e osserva che in tal modo si costruisce una comunità. Il green pass rende in prospettiva più libera la vita di ciascuno, garantendo in particolare le persone più fragili. Nel richiamare la propria esperienza personale, segnala che per la prima volta dall’inizio della pandemia nella giornata odierna ha potuto utilizzare il treno, consapevole che ciò non è privo di rischi ma che essi sono comunque minori rispetto a un recente passato. Ribadisce, quindi, l’esigenza di adottare un atteggiamento responsabile verso la comunità e la Patria, garantendo condizioni di normalità e sicurezza senza lasciare nessuno indietro. Osserva che altrimenti si ha come unico obiettivo la libertà propria senza considerare quella degli altri. In conclusione sottolinea che occorre fare tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo di un Paese libero e solidale.

Francesco Sapia (MISTO-L’A.C’È), precisando di non volersi soffermare sulla spaccatura manifesta tra le forze di maggioranza, rileva che i numerosi emendamenti che propongono di sopprimere l’articolo 3 hanno lo scopo di superare una misura mal concepita e attuata in maniera inefficace. Nel ricordare di parlare in qualità di persona fragile che ha effettuato il vaccino, segnala che l’obiettivo di un ritorno alla normalità non può essere conseguito attraverso il green pass e la limitazione delle libertà individuale. Ribadisce, pertanto, la contrarietà della propria componente politica al contenuto dell’articolo in discussione.

Marcello Gemmato (FdI) rileva che dal dibattito sulla soppressione dell’articolo 3 emerge una sottile confusione che conferma come lo strumento del green pass sia pericoloso e inutile. Dichiarando di comprendere la preoccupazione espressa dalla collega Noja anche in ragione della sua storia personale, segnala che una figura autorevole come il virologo americano Fauci ha confermato che anche i soggetti vaccinati possono contagiare e invita pertanto ad uscire da un equivoco. Ribadisce che vi è il rischio che i vaccinati, sentendosi eccessivamente protetti, trascurino le dovute precauzioni, osservando che per garantire un ritorno più efficace alla normalità sarebbe preferibile prevedere la gratuità dei tamponi. Ricorda, inoltre, che vi sono soggetti immunodepressi che non potendosi vaccinare non sono in grado di conseguire il green pass. Invita tutti i componenti della Commissione a una riflessione sugli emendamenti soppressivi dell’articolo 3, ribadendo che l’attuale disciplina aumenta i rischi per la salute e ha gravi ripercussioni sulla vita economica del Paese.

Lisa Noja (IV), in relazione a quanto affermato in conclusione dal collega Gemmato, ricorda che il comma 3 dell’articolo 9-bis del decreto-legge 52 del 2021, introdotto con l’articolo 3 del provvedimento, esclude l’applicazione delle misure relative al green pass alle persone che non si possono vaccinare.

Rossana Boldi, presidente, chiede al relatore e al rappresentante del Governo di pronunciarsi sulla richiesta di accantonamento degli identici emendamenti Sarli 3.5, Cunial 3.12, Leda Volpi 3.48, De Martini 3.319 e Meloni 3.404.

Luca Rizzo Nervo (PD), relatore, conferma l’invito al ritiro degli emendamenti indicati dalla presidente.

Il sottosegretario Andrea Costa esprime parere conforme a quello del relatore.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Sarli 3.5, Cunial 3.12, Leda Volpi 3.48, De Martini 3.319 e Meloni 3.404.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Cavandoli 3.276 e Panizzut 3.321.

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ART. 3.

Sopprimerlo.

* 3.5. Sarli, Suriano, Massimo Enrico Baroni, Ehm.
* 3.12. Cunial.
* 3.48. Leda Volpi, Massimo Enrico Baroni, Sapia, Trano, Corda, Colletti, Spessotto, Costanzo, Suriano, Sarli.
* 3.319. De Martini, Panizzut, Boldi, Foscolo, Lazzarini, Paolin, Sutto, Zanella.
* 3.404. Meloni, Lollobrigida, Bellucci, Gemmato, Mollicone, Delmastro Delle Vedove

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Al comma 1, capoverso Art. 9-bis, comma 1, alinea, sopprimere le parole: in zona bianca.

Conseguentemente, al medesimo capoverso, comma 2, sostituire la parola: anche con la seguente: esclusivamente.

3.276. Cavandoli, Boldi, Panizzut, De Martini, Foscolo, Lazzarini, Sutto, Zanella

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Al comma 1, capoverso Art. 9-bis, comma 1, sopprimere le lettere a), c), d), e), f), g), h) e i). Conseguentemente, sostituire la lettera b) con la seguente: b) spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi con un numero di spettatori superiore a 1.000.

3.321. Panizzut, Boldi, Foscolo, Lazzarini, Paolin, Sutto, Zanella