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“Siete intervenuti a piedi uniti nella materia dei giochi. Per la fretta di legiferare e dare uno slogan privo di contenuti avete omesso di considerare le legittime, pertinenti e corrette osservazioni fatte dal Servizio Studi del Senato, che vi ha indicato che l’articolo 9 del Decreto Dignità è assolutamente in contraddizione con il Decreto Balduzzi, che rimane assolutamente in vigore e valido nel nostro Paese.

Da un lato si vieta la pubblicità per il gioco d’azzardo dall’altro si lascia la libertà di agire prevista dal Decreto Balduzzi, che aveva già creato delle limitazioni. Creando una disparità di trattamento tra le persone che voi vorreste favorire, i cosiddetti affetti dal disturbo da gioco d’azzardo e queli che invece operano in questo settore. Come se i primi fossero meritevoli di dignità e i secondi di indegnità. Avete anche dimenticato di coordinarvi con la norma comunitaria, la raccomandazione della Commissione dell’Unione Europea del 14 luglio 2014 che non suggerisce l’imposizione di divieti di comunicazione, ma diversamente da quanto da voi sostenuto afferma che le comunicazioni commerciali sui servizi di gioco d’azzardo online possono svolgere un ruolo importante nell’orientare i consumatori verso offerte permesse e controllate. Avete stabilito con una norma manifesto una limitazione senza dare al Parlamento una relazione, senza aver raccolto una indagine, senza aver offerto dei dati, siete intervenuti a piedi uniti in un settore delicato aggravando l’imposizione fiscale e favorendo di fatto il gioco illegale. Questo decreto legge non ragginge nessuno degli obiettivi”. Lo ha detto il senatore Luigi Vitali (Fi) nell’ambito della discussione in Aula del Decreto Dignità.

Il senatore Sergio Puglia (M5S): “Stiamo evitando che lo Stato italiano si faccia complice di un problema sociale gravissimo. Stop alla pubblicità al gioco d’azzardo. Non possiamo consentire che i nostri figli, in maniera indiretta, ricevano dei messaggi pubblicitari, che fanno vedere loro l’azzardo come un giochino. L’azzardo distrugge le famiglie. L’azzardo sta distruggendo le persone. Stop al gioco d’azzardo; anzi, stop all’azzardo patologico. No Slot!”.

Il senatore Vincenzo Mangialavori (Fi): “Questo Governo non ha posto nessuno stop al gioco d’azzardo, ne ha vietato semplicemente la sponsorizzazione da parte di società che gestiscono giochi d’azzardo. Se aveste voluto eliminare il gioco d’azzardo, avreste fatto un altro provvedimento”.

Il senatore Gabriele Lanzi (M5S): “Desidero focalizzare il mio intervento sull’articolo 9 del provvedimento in esame. Si tratta, secondo me, di un articolo molto significativo ed emblematico della politica che stiamo portando avanti e che ci ripromettiamo di perseguire anche in futuro. Con il cosiddetto decreto dignità andiamo a regolamentare un settore, quello delle scommesse e del gioco d’azzardo, che negli ultimi anni ha vissuto e prosperato nella mancanza di paletti e regole. Innanzitutto – ribadiamolo – questo Governo e questa maggioranza politica non proibiscono le scommesse o il gioco in sé. Non siamo al proibizionismo, né mai ci arriveremo. Qui si vieta solamente la pubblicità, diventata ormai troppo pervasiva in tutti i media, tradizionali e non. Si vietano l’incitamento a scommettere e il messaggio e l’idea per cui scommettere sia la via più facile per la ricchezza e per superare le difficoltà. Dobbiamo essere chiari. Le scommesse e l’azzardo sono una vera piaga sociale che amplifica le difficoltà e la marginalità sociale, gettando centinaia di famiglie nello sconforto. Negare che negli ultimi anni ci sia stato un proliferare di agenzie virtuali di scommesse con annessa pubblicità significa negare l’evidenza dei fatti. In dieci anni la raccolta dalle scommesse sportive, ad esempio, è triplicata, toccando il tetto dei 10 miliardi di euro. Nel 2017 hanno giocato almeno una volta oltre 17 milioni di italiani, contro i 10 milioni del 2014, ma il dato allarmante è che lo hanno fatto anche oltre un milione di studenti. I nostri figli – in generale, i giovani – sono i più facilmente sensibili alle lusinghe di pubblicità sulle scommesse. Secondo i dati del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), tra i giovani che hanno profili problematici con le scommesse la stragrande maggioranza è preda delle scommesse sportive. Si tratta di scommesse che, tra l’altro, i minorenni neanche potrebbero fare. A parte, quindi, un evidente problema nei controlli, è chiaro come i giovani, ma anche i meno giovani, siano spinti a scommettere anche a causa della pubblicità diventata ormai pervasiva e onnipresente. La linea del Governo e di questa maggioranza è molto chiara. Il nostro obiettivo è quello di tendere al bene comune, guardando alle persone e non ai portatori di interesse. Nel mese di luglio abbiamo visto molti imprenditori, politici e dirigenti sportivi stracciarsi le vesti per contrastare la nostra battaglia. Se qualcuno, per esempio, vuole sostenere che lo sviluppo futuro del calcio italiano avrà problemi o meno a causa dell’abolizione della pubblicità sul gioco d’azzardo è fuori strada. Piuttosto, questo dipenderà dalla capacità di chi lo amministra e non certo dalle agenzie di scommesse. Tra l’altro, chi guida la Lega Calcio dovrebbe parlare di sport e occuparsi dei giovani, che più riusciremo a mantenere lontani dalle scommesse e dal gioco d’azzardo meglio sarà. In conclusione, voglio rivendicare con orgoglio il fatto che questa maggioranza e questo Governo confermano ancora una volta come la bussola da seguire sia quella che converge verso l’interesse delle persone e dei giovani, non verso interessi e poteri forti, come è accaduto in passato, ma a supporto dei più deboli e di coloro che, fino all’arrivo del MoVimento 5 Stelle nei palazzi del potere, non si sono mai sentiti rappresentati da parlamentari, troppo spesso poco attenti alle esigenze degli italiani”.

Il senatore William De Vecchis (Lega): “La lotta alla ludopatia è un tema fondamentale per la Lega, che si batte per la dignità dei cittadini italiani e delle famiglie che veramente vengono vessate da questa maledetta malattia, che ha rovinato centinaia e centinaia di famiglie. Noi, signor Ministro, riporteremo al centro della nostra politica la dignità dei cittadini”.

Il senatore Arnaldo Lomuti (M5S): “Per quanto riguarda i limiti alla pubblicità del gioco d’azzardo, su questo argomento c’è veramente poco da dire: lo Stato non può permettere la promozione, la réclame del gioco d’azzardo. Le persone sono libere di bere, di fumare o di avere abitudini non salutari, però sono libere scelte individuali. Stessa cosa vale per il gioco d’azzardo: non si può permettere che le persone vengano stimolate e, quindi, incoraggiate a prendere queste abitudini; non si può permettere che le persone vengano spinte verso comportamenti che possono avere conseguenze sociali importanti come la ludopatia. Queste norme sono il minimo che uno Stato che abbia dignità deve applicare. Lo Stato può rispettare le scelte individuali, ma non invogliare a comportamenti potenzialmente dannosi”.

Il senatore Francesco Zaffini (FdI): “Intervengo sulla parte del provvedimento che reputo più interessante e rispetto alla quale riconosco una notevole importanza. Mi riferisco alla parte riguardante il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo al fine di contrastare il disturbo da gioco d’azzardo. È una materia veramente importante, colleghi, rispetto alla quale sono intervenuti associazioni, gruppi di cittadini ed enti locali. Io stesso, da consigliere regionale all’opposizione, sono stato relatore unico della legge regionale della Regione Umbria, una legge che è stata poi ripresa da altre Regioni, nel tentativo di limitare i danni del fenomeno, agendo secondo una logica di riduzione del danno, per usare un termine caro alla sinistra su altri argomenti. In realtà, questo provvedimento rompe un muro di ostracismo. Sappiamo che questo provvedimento va a scomodare gruppi di potere notevoli; io nel mio piccolissimo, nella mia esperienza da consigliere regionale, questa cosa l’ho verificata, in una Regione minima come l’Umbria, quindi non mi riesce difficile immaginare a quali pressioni possano essere sottoposti in questo momento i rappresentanti del Governo riguardo a un provvedimento del genere. Come ogni altro provvedimento però (e come del resto le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni), anche questo contiene luci e ombre. Reputo assolutamente interessante e meritevole di encomio aver messo mano a questa materia, che è un’autentica piaga sociale per le dimensioni che ha raggiunto in Italia. Reputo interessante e positivo, ad esempio, utilizzare la tessera sanitaria per accedere al gioco elettronico e alle macchinette elettroniche, anche se aspetto di vedere come sarà attuato nella concretezza questo intendimento; esso però, qualora attuato, è sicuramente un provvedimento positivo. Reputo interessante, infine, l’istituzione del logo “no slot”, che è un logo che noi assegniamo ai buoni; l’abbiamo fatto anche nella legge regionale. Però – e qui veniamo alle cose che a mio avviso vanno aggiustate e sulle quali produrremo degli emendamenti – nessun esercizio commerciale applicherà il marchio “no slot” se non adeguatamente incentivato. È evidente che oggi un esercizio commerciale ha una perdita secca nel non ospitare gli apparecchi per il gioco automatico. Questa perdita in qualche misura deve essere colmata, o con una incentivazione o con una minor tassazione. Insomma, in poche parole, delle due l’una: è evidente che chi non installa apparecchi per il gioco automatico deve essere in qualche misura incentivato a non farlo. Non bastano qui le buone intenzioni, assolutamente. I fatti positivi in realtà finiscono qui, colleghi, perché poi, anche se il Governo ci promette che entro sei mesi produrrà una riforma del gioco – e di questo siamo ben felici, perché questo è un provvedimento che incide su un’infinitesima parte del problema – siamo invece fortemente preoccupati nel momento in cui nella relazione in Commissione il relatore del decreto-legge ci comunica che il Governo intende garantire almeno l’invarianza delle entrate. Ora, colleghi, questa è una trappola gigantesca. Lo Stato italiano è diventato uno stato biscazziere, di questo parliamo, perché questo essere produce all’erario un gettito significativo, anche se a nostro avviso tutto da valutare, specialmente in proporzione ai costi sanitari di questo gettito; però diciamo che è un gettito significativo. Se si vuole riformare nel senso di ridurre l’impatto del dramma legato alla disponibilità eccessiva di gioco sulle famiglie italiane, lo si può e lo si deve fare solo evidentemente limitando questa disponibilità. Ma, nel momento in cui limitiamo questa disponibilità, è assolutamente impossibile che il gettito per l’erario resti invariato. Chiudo, signor Presidente, con una circostanza veramente significativa. Non si può scrivere sulle macchinette “Questo gioco nuoce alla salute”, quando poi, come purtroppo facciamo anche per le sigarette, lo Stato guadagna sugli introiti di quel gioco. Lo Stato non può dire al cittadino: questo gioco nuoce. E poi, da quel gioco, esso ricava denaro. È una contraddizione e una ipocrisia drammatica”.

Il senatore Stanislao Di Piazza (M5S): “Dal 1998 al 2016 la raccolta complessiva che definisce l’ampiezza del mercato è aumentata di cinque volte: se nel 1998 era di 12,5 miliardi di euro, al 31 dicembre 2016 ha raggiunto i 96 miliardi. Al 31 dicembre 2017 sembra che abbia superato i 102 miliardi, anzi, sicuramente ha superato i 102 miliardi. Il «Corriere della Sera» lo scorso 17 settembre 2017, a firma di Stella, riportava l’impennata mostruosa, pari al 668 per cento, del volume d’affari dall’azzardo legale, che nel 2016 superava, come ho detto, i 96 miliardi, pari a 1.587 euro l’anno a persona. Questo perché siamo il primo Paese in Europa consumatore di azzardo. Eppure nella legislatura precedente tantissimi sono stati i disegni di legge presentati da rappresentanti del Parlamento; questo a dimostrazione che c’è comunque tanta sensibilità su questo problema e lo abbiamo visto anche dagli interventi fatti in precedenza. Ho qui un elenco (che non leggo, altrimenti se ne andrebbero dieci minuti, altro che cinque) dei disegni di legge presentati, tantissimi ovviamente dal MoVimento 5 Stelle, ma tanti anche dalla Lega e da tutti i partiti, anche Forza Italia e Fratelli d’Italia; 18 disegni di legge presentati dal Partito Democratico contro l’azzardo. Eppure al Governo c’è stato il Partito Democratico. E cosa ha fatto il precedente Governo contro l’azzardo? Ha fatto un provvedimento nel 2015 (decreto Padoan) che ha previsto 50 milioni di euro per curare la ludopatia: è intervenuto sugli effetti, non sulla causa. Se vogliamo prevenire il fenomeno, invece, si devono rimuovere le cause. Ma cerchiamo di offrire gli elementi per capire di cosa parliamo quando trattiamo di azzardo. Per dirla con Papa Francesco, parliamo di quel capitalismo che crea continuamente scarti, cercando di nasconderli o curarli per non farli più vedere, perché queste persone sono studenti, disoccupati, anziani, lavoratori, benestanti, poveri, sono donne e uomini, grandi e piccoli, bianchi e neri: sono quelli che noi chiamiamo «i penultimi», perché non hanno visibilità. Per queste persone, caro Presidente, le assicuro che nessuno mai indosserà una maglietta rossa. Si tratta di affrontare il quadro patologico della società nel suo complesso e perciò ogni intervento veramente preventivo deve rivolgersi alla cultura della riduzione antropologica che il ricorso all’azzardo rivela. Papa Francesco lo scorso 4 febbraio ebbe a dire: «La “dea fortuna” è sempre più la nuova divinità di una certa finanza e di tutto quel sistema dell’azzardo che sta distruggendo milioni di famiglie nel mondo (…). Questo culto idolatrico è un surrogato della vita eterna». Due sono gli interventi realizzabili in fretta e il MoVimento 5 Stelle lo ha detto in campagna elettorale: il primo intervento consiste nel decretare il divieto assoluto di pubblicità, comprensivo di ogni tipo di sponsorizzazione diretta e indiretta. Il secondo consiste nella trasparenza del settore: non è accettabile che società che operano in regime di concessione pubblica possano portare avanti la loro attività, senza dichiarare chi sono gli effettivi proprietari e quindi chi beneficerà dei proventi economici, perché dispersi dentro grandi fondi di investimenti internazionali o schermati da società fiduciarie. Questo è un compito che la costituenda Commissione antimafia dovrà sicuramente controllare e verificare. Concludo ringraziando il Governo per aver dato, appena costituitosi, una risposta immediata a un fenomeno veramente terribile. È probabile che dal 1° gennaio 2019, finalmente, non vedremo più la pubblicità di Lottomatica accanto alla rubrica di Saviano su «L’Espresso» del gruppo De Benedetti: questo ci vuole”.

La senatrice Tiziana Nisini (Lega): “Con questo decreto-legge siamo intervenuti sulla ludopatia, per contrastare questa piaga sociale che rovina le nostre famiglie. Come potete assumervi la responsabilità di dire che non è corretto vietare la pubblicità e la sponsorizzazione del gioco d’azzardo? Come potete assumervi la responsabilità di famiglie rovinate dal gioco?”

La senatrice Elisa Pirro (M5S): “Si impone il divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo dal 1° gennaio 2019, e sappiamo quanto questa misura porterà benefici alle famiglie, visto che l’azzardo ha gettato ancor più nella disperazione quelle persone che, in difficoltà economica per la perdita del lavoro, hanno creduto al falso mito della vincita facile”.

Il senatore Giovanni Endrizzi (M5S): “Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, abbiamo migliaia e migliaia di persone in cura per l’azzardo, ma per ognuna di queste molte altre rinunciano perché sono disperate, rischiano di perdere la casa e allora ricorrono agli usurai e continuano. E molte più persone ancora non si rendono nemmeno conto di avere un problema: lo vedono i loro figli. Siamo il primo mercato d’azzardo in Europa e non abbiamo i redditi più alti d’Europa, per non parlare della disoccupazione. Anzi, si azzarda di più proprio nei territori più poveri, compreso il Nord. A Rovigo – ad esempio – che è l’unica provincia veneta ad avere un reddito inferiore alla media nazionale, si azzarda il doppio che nelle altre. Quanto ai ragazzi va detto che una recente ricerca dell’università di Padova ha messo in chiaro un punto gravissimo: i più poveri hanno una probabilità sette volte maggiore di diventare giocatori d’azzardo patologici. Tra i quindici e i diciotto anni un ragazzo su due ha già iniziato ad azzardare – è una ricerca Nomisma – e uno su 25 ha già impatti negativi sul profitto scolastico. La pubblicità è il principale veicolo di attrazione per i giovanissimi. È quanto mette in evidenza una recentissima ricerca della Caritas condotta su 1.600 ragazzi di età compresa tra i tredici e i diciassette anni: «Lo so che è vietato, lo so». La pubblicità continua e martellante è anche una corona di spine sul calvario di chi cerca di smettere, di recuperare la sua vita e la sua famiglia: è come una beffarda spugna d’aceto, che lo incita ad azzardare ancora, quando avrebbe invece il diritto di essere aiutato a curarsi e a recuperare la propria famiglia. È la dignità di queste persone, dei malati, dei ragazzi, degli imprenditori e delle famiglie che dobbiamo tutelare e non c’è tempo da perdere, non si può rimandare: dunque, divieto totale con un anno di tempo per i contratti in essere, non di più. Non temiamo i ricorsi, perché la salute viene prima e lo riconosce anche l’Unione europea: l’azzardo non rientra nella direttiva servizi. Durante la discussione sul testo, in materia di divieto della pubblicità del gioco d’azzardo abbiamo avuto molti spunti, anche dalle opposizioni: tutti concetti che avevamo inserito nella scorsa legislatura in una proposta di legge condivisa con i cittadini sulla nostra piattaforma Rousseau. È un bene che vi sia oggi questa ampia convergenza. Ad esempio, vengono inserite avvertenze sui Gratta e Vinci, le cosiddette lotterie istantanee e dunque rapide e ripetitive, che più facilmente possono portare a compulsività. Non so se ne siete a conoscenza, ma è stata inventata e messa in commercio una macchinetta che addirittura gratta blocchetti interi di Gratta e Vinci. Ebbene, proprio le lotterie istantanee sono le prime forme di azzardo praticate dai minorenni: tre su quattro di loro riferiscono di non aver avuto alcuna ostacolo ad azzardare. Questi tagliandi devono riportare dunque in modo chiaro che sono nocivi alla salute e le stesse scritte vanno apposte anche sui monitor delle slot machine gambling, che è l’unica cosa che una persona davanti alla macchina vede in quel momento. Poi sapete che, per legge, oggi i “Gratta e Vinci” devono dichiarare le probabilità di vincita. Bene, un tagliando che costa 5 euro e mi fa vincere 5 euro viene conteggiato tra le vincite. Ma, se ho giocato 5 e vinto 5, non è una vincita e non è neanche un rimborso, perché nel 95 per cento dei casi quelle persone ripuntano immediatamente e vanno in bocca alla probabilità di perdere. Questo è becchime per persone trattate da polli e siffatta vergogna oggi finisce. Poi, per azzardare sulle slot machine e sulle videolottery sarà necessario inserire la tessera fiscale. È una misura che l’industria è già pronta a recepire. Bene, in futuro sarà possibile prevedere un tesserino dedicato, con limiti di orario e di spesa, in rapporto al reddito, ed estendere controlli analoghi a tutte le forme di azzardo. Sparisce il termine “ludopatia”. Perché piace all’industria dell’azzardo il termine “ludopatia”? È come dire che ti ammali per un gioco: il problema sei tu, la colpa è tua, hai sbagliato qualche cosa, hai esagerato. No, oggi sappiamo che è una dipendenza e come tale la definiamo; è una dipendenza che deriva anche dall’ambiente in cui le persone vivono e dalle caratteristiche delle forme di azzardo aggressive che vengono proposte. Avremo altre possibilità in futuro, che oggi non sono entrate nel decreto-legge in esame: estendere anche alle famiglie l’accesso al fondo antiusura; escludere i luoghi d’azzardo vicini a chiese, scuole e luoghi sensibili; preservare dall’azzardo gli orari del pranzo e della cena in famiglia. E questo dovremo e potremo farlo garantendo in tutte le Regioni d’Italia una tutela minima per i cittadini, fatta salva la potestà legislativa delle Regioni e regolativa dei Comuni di determinare forme di protezione anche maggiori. Potremmo ridurre il volume complessivo dell’azzardo (le 70 milioni di giornate lavorative che già nel 2012 la consulta antiusura stimava dedicate all’azzardo) e riportare il nostro Paese a una dimensione più ragionevole. A realizzare questo programma ci aiuterà la ripresa economica, che lo spostamento dei consumi verso forme a più alto moltiplicatore consentirà. Vinceremo anche questa, oggi è solo il primo passo”.

Il senatore Dieter Steger (Aut): “All’emanazione del decreto-legge abbiamo salutato positivamente le norme sul gioco d’azzardo. La Provincia di Bolzano è stata tra le prime a evidenziare questa piaga sociale con una legge già nel 2010 che porta la mia firma e che è stata poi estesa e rafforzata con due interventi legislativi. Siamo contenti che anche a livello nazionale ci sia un primo passo in questa direzione, perché fino a ora è stato assordante il silenzio delle istituzioni rispetto ai numeri impressionanti della ludopatia e alle denunce che venivano dai medici, dagli operatori sociali e dal quotidiano «Avvenire», che per molto tempo è stato l’unico a denunciare siffatto problema”.

Il senatore Franco Mirabelli (Pd): “Signor Presidente, colleghi, interverrò solo sull’articolo 9 del decreto-legge, perché credo che sulla vicenda del gioco sia utile, al di là della retorica e della propaganda, dire le cose come stanno, sapendo che non sottovalutiamo assolutamente l’importanza della proibizione della pubblicità. Credo che sia un provvedimento giusto, necessario per ridurre la domanda di gioco; un provvedimento importante che interviene dopo una regolamentazione che i Governi precedenti avevano già messo in campo sulla pubblicità, proibendo la pubblicità in RAI e stabilendo delle regole ferree rispetto agli orari in cui era possibile trasmettere pubblicità sulle reti generaliste. Riconosciamo che quella regolamentazione non era sufficiente. È evidente che, soprattutto in occasione degli avvenimenti sportivi e sulle televisioni specializzate nello sport, si è arrivati a un vero e proprio abuso della pubblicità, in particolare in relazione alle scommesse. Quindi è giusto proibire la pubblicità: non abbiamo difficoltà a riconoscerlo. Abbiamo detto dall’inizio di questa discussione che se c’era un punto su cui non ci convinceva quel provvedimento, era quello legato alle sanzioni, perché le sanzioni erano troppo basse: solo il 5 per cento del valore di una sponsorizzazione come multa da pagare nel caso si facesse la pubblicità, ci sembrava un provvedimento leggero; diciamo che non rendeva cogente la norma. Ho visto che, immagino anche grazie al nostro intervento e al ragionamento che abbiamo fatto, è stata aumentata al 20 per cento la sanzione. Continuo a non capire perché non si può dire che chi fa la pubblicità perde la concessione da parte dello Stato, che mi pare la cosa più chiara e radicale, che proibirebbe davvero la pubblicità. Signor Presidente, noi non abbiamo problemi a riconoscere che questo è un provvedimento importante. Ma voglio dire al senatore Di Piazza che noi riconosciamo questo, ma voi dovete riconoscere quello che è stato fatto dagli scorsi Governi e che voi non avete fatto; quello che è stato fatto nel 2015 e che voi non avete fatto. Mi riferisco, in particolare, alla riduzione delle AWP e delle slot. Noi non abbiamo solo proibito la pubblicità; non siamo intervenuti solo sulla domanda, ma sull’offerta. Abbiamo tolto un terzo delle macchinette dai bar e dalle tabaccherie. Abbiamo previsto l’accesso remoto perché quelle macchinette fossero più controllate. Io chiedo che venga riconosciuto. Dire, come è stato detto dal senatore Di Piazza, che noi abbiamo solo presentato disegni di legge non è vero. Forse sono proprio i Governi precedenti che hanno fatto molto su questo aspetto, molto di più di chi, negli anni precedenti, per fare cassa ha messo gli apparecchi con premi in denaro nei bar. Voglio anche rivendicare il fatto che alla Camera abbiamo contribuito a migliorare questo provvedimento, che è migliorato. Dicevo prima delle sanzioni più alte, ma vorrei riconoscimenti per gli emendamenti del Partito Democratico in virtù dei quali oggi, per giocare a una slot machine, sarà necessario un documento identificativo e l’utilizzo della tessera sanitaria. Serve, quindi, discutere. Se si fosse discusso anche sul resto del decreto dignità, forse avremmo potuto fare un intervento migliore per il Paese. Però anche sul gioco serve fare di più; serve un riordino vero; serve ridurre l’offerta, come abbiamo cominciato a fare noi. Servono regole per tutelare le persone, tante regole che riguardano il modo di giocare, la formazione degli operatori, regole che sono scritte e che si potevano già mettere in questo decreto-legge perché non costano nulla. Sono le regole che ha messo insieme la campagna «Mettiamoci in gioco». Servono regole per la trasparenza, per controllare le filiere e dare responsabilità ai concessionari. Signore Presidente, mi faccia dire una cosa: c’è un vulnus che mette in discussione tutto ciò che si è fatto. Si aumenta il prelievo erariale unico (PREU). Non solo si aumenta il PREU per coprire le perdite che lo Stato ha dalla proibizione della pubblicità, ma si aumenta ulteriormente il PREU, cioè si aumenta ulteriormente la tassazione sul gioco, per finanziare le decontribuzioni per le assunzioni. Allora, se volete combattere il gioco, non serve la retorica; non serve fare l’elenco di quanto male faccia il gioco. Cominciamo a dire che lo Stato si impegna a far entrare meno soldi dal gioco; che vuole usare meno soldi dal gioco e non che aumenta le tasse e usa il gioco per finanziare anche nuovi provvedimenti. Altrimenti è un imbroglio. Dire giocate di meno, mentre lo Stato incassa di più per pagare provvedimenti che con il gioco non c’entrano niente è un imbroglio”.

Il vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio: “Abbiamo poi un’emergenza che dobbiamo affrontare con tutte le nostre forze ed è quella del gioco d’azzardo, l’azzardopatia. Alla Camera dei deputati (ovviamente ci sono visioni diverse a seconda dei Gruppi e magari per i Gruppi di opposizione non è stato un dibattito soddisfacente), come riconosciuto prima anche da qualche senatore intervenuto, si sono fatti molti passi in avanti, anche grazie al dibattito parlamentare. Siamo intervenuti con una norma che vieta qualsiasi tipo di pubblicità del gioco d’azzardo, online, televisiva o altre forme di sponsorizzazioni. Poi avevamo individuato una sanzione al 5 per cento, ma grazie a un emendamento dell’opposizione siamo arrivati al 20 per cento di sanzione. Abbiamo inserito, grazie alla deputata Carnevali, il messaggio – che è come quello che troviamo sui pacchetti di sigarette – «nuoce gravemente alla salute» su tutti i prodotti del gioco d’azzardo. Sempre grazie a un emendamento dell’opposizione in Commissione abbiamo individuato uno strumento, quello del codice fiscale, per utilizzare le slot machine: questo ne rende anche impossibile l’utilizzo da parte dei minori. Tutto questo non basta. C’è tanto altro da fare. Abbiamo iniziato a fare questo perché uno studio della Caritas ci dice che il 90 per cento delle persone che gioca d’azzardo in Italia viene a conoscenza del gioco d’azzardo attraverso gli spot televisivi e online. Saranno vietati. Qualcuno dice che nel resto d’Europa non sono vietati e che, quindi, nel resto dei Paesi europei accadrà. Per una volta abbiamo un primato positivo in Europa: siamo il primo Paese in Europa ad aver vietato gli spot sul gioco d’azzardo. Vorrei dire un’altra cosa sul PREU: più aumenteremo il PREU e più diminuirà il gioco d’azzardo in Italia, perché è un deterrente. Aumentando la tassazione su un settore, lo penalizzi. Quindi noi utilizzeremo anche il PREU come deterrente alla proliferazione del gioco d’azzardo e continueremo a farlo anche nei prossimi anni. Con una consapevolezza, ma ovviamente nel dibattito generale si potrà maturare anche un’altra convinzione: siamo consapevoli che una parte di questi giochi debba rimanere nell’ordinamento italiano per evitare che una loro assenza produca un incentivo al gioco illegale. Combatteremo anche il gioco illegale: ci sono già proposte molto interessanti che sono arrivate dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli e questo ci permetterà anche di continuare una lotta che è stata portata avanti e per cui voglio ringraziare le nostre forze dell’ordine. Sono consapevole di una cosa e su questo poi dovremmo fare una grande riflessione: a volte il gioco illegale e il gioco legale si fondono. Molto spesso ci siamo ritrovati con le nostre forze dell’ordine che hanno sequestrato sale slot legali in mano a organizzazioni criminali. Dovremmo quindi fare una riflessione a 360 gradi in merito a quanto possa continuare ad esistere nel nostro ordinamento questo genere di giochi”.

La senatrice Paola Binetti (Fi): “L’intenzione con cui noi abbiamo lavorato anche nella legislatura precedente, a proposito di tutto quanto riguarda il gioco d’azzardo, non è mai stato solo ed esclusivamente orientato a una misura di tipo strettamente economico, ma sempre a tutela del giocatore fragile. Mi riferisco a quello che nella nuova dizione viene definito disturbo del gioco d’azzardo, che dovrebbe sostituire sia le parole «ludopatia» e «azzardopatia». A me sembrava che anche l’istituzione del famoso numero verde, che è stato del tutto escluso e che mi auguravo si potesse trasformare in un ulteriore ordine del giorno, rientrasse nelle misure di tutela delle classi più deboli, che sono notoriamente, da un lato, gli adolescenti e, dall’altro, i pensionati. Intervenire su una funzione di questo tipo prendendosi in carica davvero i bisogni delle persone è più importante che non questa massiva e ossessiva attenzione, che reputo auspicabile, ma impossibile da realizzare, sullo stop assoluto alla pubblicità perché, come in un altro emendamento sostenevo, ci saranno le vittorie straordinarie che riusciranno a incentivare la gente ad andare a giocare sempre e comunque. Tutte le misure di prevenzione richiedono un’attenzione molto forte, che è in capo più al Ministero della salute che non al Ministero del lavoro, a quello dello sviluppo economico o al MEF. Quindi, l’asse con cui noi abbiamo lavorato, anche spostando l’osservatorio verso il Ministero della salute, cerca di mettere al centro dell’attenzione la tutela. Io credo che tutto ciò che si possa e si debba fare in questo caso è un fatto di giustizia stretta”.

Il senatore Eugenio Comincini (Pd): “Signor Presidente, nella battaglia contro le azzardopatie certamente è importante poter coinvolgere tutti quanti gli attori presenti sul territorio e tutte le articolazioni dello Stato impegnate a diverso titolo e con diversi compiti. Crediamo che questa battaglia, che si arricchisce di un ulteriore provvedimento, debba assolutamente coinvolgere le ASL e i servizi socio-sanitari territoriali. È per questo che, con l’emendamento 9-bis.1, chiediamo di poter inserire, all’interno degli spazi dedicati al gioco, una cartellonistica predisposta dalle ASL stesse, che evidenzi i rischi correlati al gioco d’azzardo. Chiediamo anche di segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza, tesi, da parte sia del settore pubblico che del privato sociale, al supporto delle persone malate di gioco d’azzardo, al loro reinserimento sociale e al sostegno delle loro famiglie, che spesso subiscono danni importanti dal punto di vista psicologico. Chiediamo infine l’accesso degli operatori dei servizi dell’assistenza pubblica e del privato sociale negli spazi dedicati al gioco, perché, con la loro competenza e con le loro capacità, possano verificare quali soggetti sono realmente a rischio, dal momento che la loro competenza permette di riconoscerlo, e quindi approcciarli e aiutarli in un percorso di recupero. Ora, al netto di queste considerazioni legate a esto specifico emendamento, mi preme sottolineare come il Governo, con questo provvedimento, abbia evidenziato che queste misure legate al gioco d’azzardo siano delle prime misure, in attesa di un riordino complessivo del settore dei giochi. Qualcheduno in quest’Aula prima ci diceva che per le realtà complesse non si hanno soluzioni semplici. Queste misure, prese nella loro cartaceità – come direbbe un illustre collega – possono anche sembrare positive, ma il rischio è quello di una possibile inefficacia del loro insieme, perché, senza un’operazione che riguardi la possibilità di eliminare altre macchinette dalle sale gioco, queste misure legate alla pubblicità rischiano di essere assolutamente inefficaci. Voglio ricordare che i Governi precedenti sono riusciti a portare da 378.000 a 265.000 le macchinette legate al gioco, con una riduzione superiore al 30 per cento. Certamente queste misure hanno un’efficacia importante, perché riducono gli spazi per il gioco. Quindi ben venga l’impegno, da parte del Governo, a operare in una maniera più completa su questo settore, ma vorrei ricordare al Ministro e Vice Presidente del Consiglio che a febbraio, durante la campagna elettorale, più volte egli si è espresso con affermazioni tese a dire che c’è bisogno di semplificare le norme, c’è bisogno di meno leggi, c’è bisogno di eliminare alcune leggi. Forse, signor Ministro, sarebbe stato utile non avere questa fretta di inserire questi importanti misure in un provvedimento come un decreto-legge, dal momento che dichiarate di voler intervenire in maniera più organica su tutto il settore. Queste misure, che hanno una loro positività (lo ripeto), ma sono sganciate da provvedimenti tesi a ridurre in maniera significativa – come è già stato fatto nel recente passato – gli spazi dedicati al gioco, rischiano di essere inefficaci Vi chiedo quindi, nei provvedimenti che assumerete in futuro su questo tema, di considerare la gamma completa degli interventi: la riduzione degli spazi, l’informazione, il coinvolgimento dei servizi di assistenza socio-sanitaria territoriali e tutto quanto il terzo settore in modo particolare in questi anni ha segnalato come misure utili per intervenire in maniera significativa su questo delicato settore”.

Il senatore Matteo Mantero (M5S): “Signor Presidente, nel merito, l’emendamento del collega Comincini riguarda aspetti di competenza delle Regioni, in quanto i compiti delle aziende sanitarie locali (ASL) e il modo in cui tali tematiche vengono affrontate a livello locale sono competenza della sanità regionale e in molte Regioni che hanno recepito il cosiddetto decreto Balduzzi queste cose vengono già fatte. Ovviamente ci auguriamo che siano ampliate e portate a tutto il livello nazionale, come anche il numero verde proposto dalla collega senatrice Binetti, che è sicuramente un’iniziativa importante, che porteremo avanti con una proposta di legge di natura parlamentare. Quello in esame è però un decreto-legge, con il quale abbiamo ritenuto di intervenire su una situazione di urgenza, perché ormai il dilagare dell’azzardo sul territorio nazionale e l’aumento sconsiderato dell’offerta, che hanno portato avanti, in perfetta continuità, per vent’anni i Governi di centrodestra e di centrosinistra, hanno fatto diventare l’azzardo la seconda azienda italiana, con un milione di malati di azzardo e due milioni di persone a rischio. Capisco i colleghi del centrosinistra – o meglio, del Partito Democratico: non so se può ancora dire centrosinistra – molti dei quali avevano sottoscritto la proposta di legge per il divieto totale della pubblicità, nella scorsa Legislatura, senza vederla attuata, se non per quel ridicolo divieto parziale, che si è rivelato completamente inefficace. Abbiamo infatti visto il divieto della pubblicità, limitato alle televisioni generaliste e ad orari che addirittura non andavano neanche oltre la fine delle partite: quindi, se un ragazzino inizia a vedere la partita col genitore, rischiava di vedere la pubblicità di Intralot nel secondo tempo. Capisco dunque che i colleghi possano trovare difficile digerire che noi, dopo sessanta giorni, abbiamo già fatto quello che per anni hanno raccontato e non hanno mai concluso. Abbiamo affrontato delle lobby, che non hanno mai osato toccare e, anzi, le hanno assecondate per anni. Lo hanno fatto i Governi di centrodestra e di centrosinistra, in perfetta continuità, come dicevo, dal cosiddetto decreto Abruzzo, che ha sdoganato le videolottery, facendo diventare gli abruzzesi i più dipendenti dell’azzardo, invece che venire incontro ai danni del terremoto, al Governo Letta, che ha fatto un ulteriore sconto sulle sanzioni per l’evasione delle concessionarie, fino al fatto che è stata fatta scadere la delega fiscale e al tentativo di divieto della pubblicità, che era già nella delega fiscale ed è stato fatto saltare da un emendamento, approvato qui al Senato e proposto dal senatore Nencini; ci sono poi tanti altri esempi. Avete fatto qualcosina, qualche finta, come appunto il divieto parziale della pubblicità o la riduzione delle slot machine. È vero, avete iniziato la riduzione delle slot, ma, di fatto, avete fatto quello che vi hanno detto ancora una volta i concessionari, ovvero spostare le offerte verso le videolottery, che sono molto più pericolose, e abbandonare un settore, che ha una filiera lunga e che ai concessionari rende poco, abbandonando così le slot, che non rendono. Se in un bar si passa da tre a due slot, semplicemente si concentra il raccolto nelle due slot che rimangono: non è quella la soluzione, non è ridurre del 30 per cento le slot, ma è iniziare a mettere un freno a questo settore iniziando ad invertire la tendenza, andando verso un calo costante dell’offerta e di conseguenza del raccolto, che riporterà il fenomeno ad un livello accettabile”.

Il senatore Davide Faraone (Pd): “Signor Presidente, io non capisco perché si voglia per forza polemizzare su un tema che dovrebbe vedere tutto il Parlamento consenziente nell’approvazione. Tra l’altro dagli interventi è emerso proprio questo, tranne la polemica fatta inutilmente dal ministro Di Maio quando disse che il Centrosinistra era per le lobby del gioco d’azzardo. Con gli emendamenti e con gli atti che abbiamo compiuto quando eravamo al Governo non avevamo nulla da dimostrare, ma siamo andati in una direzione totalmente opposta e mi meraviglia il fatto che la maggioranza non abbia votato queste proposte. L’unico elemento di contraddizione che noto è il provvedimento stesso che ci è stato presentato oggi. Ci dovete spiegare – lo chiedo soprattutto ai parlamentari di maggioranza che sono intervenuti su questo tema – come mai diciate di essere contrari a questo tipo di intervento e di essere favorevoli all’abolizione della pubblicità sul gioco d’azzardo, mentre ancora nessuno ci ha detto perché nel provvedimento continuate a mantenere le stesse entrate che sarebbero state previste qualora questa pubblicità non fosse stata negata. Su questo tema perché il Ministro non risponde? La verità è che il nostro Governo, con l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA), con il collegato fiscale e con le proposte che avevamo fatto nell’accordo del 2017 con le Regioni e con gli emendamenti presentati eravamo andati in questa direzione. Voi avete bocciato tutti gli emendamenti, quindi smettetela di fare gli ipocriti”.

Il senatore Adriano Cario (Misto): “Giusto abolire gli spot pubblicitari per il gioco d’azzardo, la ludopatia distrugge le famiglie e cause danni individuali e sociali gravissimi. Signor Presidente, per questi motivi dichiaro il voto favorevole del MAIE al decreto-legge dignità”.

La senatrice Julia Unterberger (Aut): “Signor Presidente, premetto che condivido gli obiettivi del decreto dignità che il ministro Di Maio ha riassunto in quattro punti: lotta al precariato, alla ludopatia, alle delocalizzazioni e per la sburocratizzazione. Quello che non mi convince è il vostro metodo. Non c’era l’urgenza per fare un decreto, convocandosi in agosto e nel fine settimana, senza lasciare spazio alle opposizioni per apportare migliorie”.

Il senatore Andrea Marcucci (Pd): “Sul gioco d’azzardo, signor Ministro e Presidente del Consiglio, a parole fate retromarcia per combatterlo, ma poi vi rivelate per quello che siete, con le vostre vere intenzioni, e aumentate le previsioni delle entrate finanziarie, aumentate le tasse sul gioco: vi volete finanziare con il gioco d’azzardo, questa è la verità”.

Il senatore Stefano Patuanelli (M5S): “Dovremmo forse vergognarci di aver voluto tutelare quella famiglia che, magari, ha un figlio o un familiare sul baratro per colpa del gioco d’azzardo e la sera mentre sta cenando vede la pubblicità del gratta e vinci? Credo che non dobbiamo vergognarci di aver tolto questa umiliazione a quella famiglia. Credo che dobbiamo esserne orgogliosi. Su questo tema oggi abbiamo messo al centro alcuni dei problemi che ci sono, grazie anche al lavoro che è stato fatto nella precedente legislatura da alcuni colleghi: penso a Giovanni Endrizzi e a Matteo Mantero, che sono qui e che hanno lavorato con la Caritas e con le associazioni su questo problema”.

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