“Il decreto “Cura Italia” è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, in una edizione straordinaria ed è composto da 127 articoli. E’ composto di cinque maxi-articoli: misure di potenziamento del servizio sanitario; misure a sostegno del lavoro; misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario; misure fiscali a sostegno delle famiglie e delle imprese; ulteriori disposizioni.

Si tratta del Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19″ e interviene con provvedimenti su quattro fronti principali e altre misure settoriali:

– finanziamento e altre misure per il potenziamento del Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza;

– sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito;

– supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia;

– sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi nonché di altri adempimenti fiscali ed incentivi fiscali per la sanificazione dei luoghi di lavoro e premi ai dipendenti che restano in servizio.

E’ la prima risposta del Governo all’economia e alle imprese, molte delle quali, ad oggi, sono già in una situazione difficile. Il decreto dà prime risposte importanti per molti settori. Ma vi è già l’annuncio di un decreto in arrivo in aprile e di un altro, successivo, intervento per il necessario rilancio dell’economia. Anche perché l’ammontare della manovra – seppure imponente – potrebbe comunque rivelarsi insufficiente in caso di un’emergenza più lunga del previsto”.

E’ quanto si legge in un approfondimento dell’Avv. Fabio Maggesi – Responsabile Dipartimento Nuove Tecnologie MEPLAW pubblicato su Il Sole 24 Ore.

“Con riguardo al settore dei giochi si tenterà di indicare di seguito le misure di sicuro interesse.
Art. 61 Sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.

L’art. 61 del D.L. stabilisce che sono sospesi, a far data dal 2 marzo 2020:

1) I versamenti delle ritenute alla fonte;

2) i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. Tale disposizione riguarda i seguenti soggetti: “(…) b) soggetti che gestiscono teatri, sale da concerto, sale cinematografiche, ivi compresi i servizi di biglietteria e le attività di supporto alle rappresentazioni artistiche, nonché discoteche, sale da ballo, nightclub, sale gioco e biliardi; c) soggetti che gestiscono ricevitorie del lotto, lotterie, scommesse, ivi compresa la gestione di macchine e apparecchi correlati; (…)”.

La formulazione letterale di quest’ultima disposizione potrebbe lasciare adito a dubbi. Se la norma viene interpretata sistematicamente, e in considerazione della ratio dell’intero decreto, oltre che del posizionamento del passaggio letterale in questo comma, è possibile ritenere che anche le società di gestione di apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS possano usufruire dei benefici previsti.

Pertanto, pur nel sottolineare la stesura non sufficientemente chiara dell’articolo, si può affermare che il rinvio riguardi anche i gestori di Awp, Vlt ed altri apparecchi da intrattenimento, che rappresentano il preponderante se non l’unico strumento di esercizio delle attività delle sale giochi oltre che “macchina” impiegata abitualmente nelle altre attività indicate alla lettera c), prima della sospensione prevista dal Dpcm del 12 marzo 2020. Né sarebbe sostenibile un trattamento fiscale diverso a soggetti operanti nel medesimo settore.

Il comma 4 del menzionato articolo stabilisce poi che “i versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.”.

Tra i versamenti rinviati, anche il pagamento dell’Isi che scadeva lunedì 16 marzo, per videogiochi, apparecchi di cui all’art. 110 comma 7 a) a moneta, flipper, calcetti.

Art. 69 proroga versamenti nel settore dei giochi

L’art. 69 comma 1 del D.l. 18/2020 stabilisce che “I termini per il versamento del prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a) e lettera b), del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e del canone concessorio in scadenza entro il 30 aprile 2020 sono prorogati al 29 maggio 2020. Le somme dovute possono essere versate con rate mensili di pari importo, con debenza degli interessi legali calcolati giorno per giorno. La prima rata è versata entro il 29 maggio e le successive entro l’ultimo giorno del mese; l’ultima rata è versata entro il 18 dicembre 2020”.

La norma sospende, per tutta la filiera del gioco pubblico, i versamenti che vengono a scadere nei mesi di marzo e aprile, come confermato dalla Relazione Illustrativa dello stesso decreto legge. La proroga, se pur riferita alle scadenze di versamento dei Concessionari, non può non intendersi estesa a tutti gli operatori della filiera, in considerazione delle cause di forza maggiore per l’emergenza in corso che hanno impedito ai terzi incaricati di svolgere l’attività di raccolta già a partire dalla metà dello scorso mese di Febbraio, fino al blocco totale dal 12 marzo scorso su tutto il territorio nazionale. Non si può ritenere, come diversamente sostenuto, che per i gestori permanga l’obbligo di versare ai concessionari il PREU relativo alla raccolta effettivamente effettuata, ciò sia in relazione alle scadenze inerenti la raccolta del mese di febbraio 2020 che quelle relative al periodo successivo. Si osserva, inoltre, come sia intervenuta in materia anche l’ADM che, con provvedimento del 12 marzo 2020, ha disposto la sospensione della maturazione della base imponibile del PREU sulle AWP.

Inoltre sono da considerarsi sospesi i versamenti del periodo indicato anche se riferiti a periodi di raccolta precedenti. A conferma di quanto detto si precisa che lo Stato ha sospeso per i Concessionari le scadenze di marzo che, come noto, fanno riferimento a periodi di raccolta già trascorsi.

Questa norma fa seguito ai DPCM adottati nei mesi di febbraio e di marzo per far fronte all’emergenza Coronavirus sul territorio nazionale, i quali hanno previsto la chiusura, prima su una parte del territorio poi sull’intero territorio nazionale, delle sale giochi, sale con apparecchi da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lett. b) del TULPS (VLT) e, parzialmente dei bar ed altri esercizi pubblici ove sono collocati il maggior numero di apparecchi da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lett. a) del TULPS (AWP), rendendo, pertanto, impossibile o difficile la raccolta di gioco pubblico, anche in considerazione del divieto di spostamento fisico sul territorio (che riguarda naturalmente anche gli operatori del gioco) e che impedisce materialmente il prelievo del contante dagli apparecchi medesimi.

La sospensione dei termini di versamento del PREU di cui al comma 1 dell’articolo e la correlata facoltà di rateizzazione delle somme dovute consentirà, peraltro, all’intera filiera del gioco e ai concessionari di Stato di far fronte all’emergenza di tipo finanziario prodottasi, evitando, altresì, importanti ricadute anche sui livelli occupazionali.

L’art. 69 comma 2 prevede invece che “A seguito della sospensione dell’attività delle sale bingo prevista dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 e successive modificazioni ed integrazioni, non è dovuto il canone di cui all’articolo 1, comma 636, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e ss.mm. e ii. a decorrere dal mese di marzo e per tutto il periodo di sospensione dell’attività”. Il comma 2 stabilisce quindi che il pagamento dei canoni concessori, previsti per la proroga delle concessioni del gioco del Bingo, non sono dovuti per i periodi di sospensione dell’attività, disposti in relazione all’emergenza sanitaria in atto.

Sempre in riferimento ai giochi e a quanto prevedono per il settore sia la legge di Stabilità che il decreto fiscale, il comma 3 dell’art. 69 stabilisce che “I termini previsti dall’articolo 1, comma 727 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (termine del 31/12/2020 per indizione gara relativa alle nuove concessioni per apparecchi, esercizi e sale) art. 24 (la proroga delle gare per scommesse e bingo), art. 25 (il termine per la sostituzione delle awp) e art. 27 (il registro unico degli operatori del gioco pubblico) del decreto legge 26 ottobre 2019, n.124, coordinato con la legge di conversione 19 dicembre 2019, n. 157 sono prorogati di 6 mesi” (gli incisi fra parentesi sono del redattore).

La norma prevede quindi una proroga generale dei termini, in considerazione del rallentamento delle attività amministrative dovute all’insorgere dell’emergenza sanitaria. Per gli stessi motivi, la norma proroga anche l’entrata a regime degli apparecchi con controllo da remoto, tenuto conto del rallentamento o del blocco anche delle attività necessarie alla produzione dei nuovi apparecchi e alla loro certificazione.

Oltre gli articoli prettamente riferibili al settore, il D.l. oggetto di analisi ne contiene altri di portata generale, che possono interessare anche le imprese del gioco.

L’art. 19 introduce norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario. Interessa i datori di lavoro che nel corso del 2020 sospendo o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza COVID-19 che possono presentare domanda di concessione della cassa integrazione ordinaria per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 per una durata massima di nove settimane e comunque entro il mese di agosto 2020. La domanda deve essere presentata entro il quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione.

L’art. 46 inibisce per i 60 giorni successivi all’entrata in vigore del Decreto Legge la possibilità di ricorrere ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.

L’art. 62 introduce un periodo di sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi.

Per i contribuenti che non abbiano superato il limite di ricavi di 2 milioni di Euro nel periodo d’imposta precedente a quello di entrata in vigore della norma, la sospensione opera per i versamenti relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, relativi alle trattenute dell’addizionale regionale e comunale”, IVA, contributi INPS e premi INAIL, in scadenza tra l’8 marzo e il 31 marzo 2020.

I suddetti versamenti dovranno essere effettuati in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020, ovvero in cinque rate mensili a partire dal mese di maggio 2020, che dovrebbero essere maggiorate degli interessi legali sulle rate successive alla prima.

Quanto precede è da ritenersi applicabile al pagamento, da parte dei contribuenti che abbiamo optato per il regime forfettario, dell’IVA forfettaria sugli apparecchi senza vincita in denaro, per il periodo di imposta 2020.

Nessuna proroga risulta attualmente prevista per i versamenti in scadenza nel mese di aprile, che dovranno quindi essere effettuati entro i termini ordinari.

L’art. 65 riconosce un credito d’imposta sugli affitti dei negozi ai soggetti esercenti attività d’impresa nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione di marzo 2020 di immobili rientranti nella categoria catastale C/1 (e cioè negozi e botteghe). La misura non si applica alle attività che sono state identificate come essenziali, tra cui farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari di prima necessità. Il credito d’imposta è utilizzabile, esclusivamente, in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

L’art. 106 individua nuove modalità per lo svolgimento delle assemblee delle società.

L’articolo introduce disposizioni che, tenendo conto delle misure di contenimento imposte a fronte della eccezionale situazione di emergenza conseguente all’epidemia di COVID-19, sono dirette, in particolare, a consentire alle società di convocare l’assemblea ordinaria entro un termine più ampio rispetto a quello ordinario stabilito dal codice civile, nonché a facilitare lo svolgimento delle assemblee nel rispetto delle disposizioni volte a ridurre il rischio di contagio.

In particolare, ai sensi del comma 1, in deroga a quanto previsto dall’art. 2364, secondo comma, del codice civile (che impone la convocazione dell’assemblea ordinaria almeno una volta l’anno entro il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale) e dall’art. 2478-bis, del codice civile (che tra, l’altro, fissa in 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale il termine entro il quale il bilancio d’esercizio deve essere presentato ai soci) è consentito a tutte e società di convocare l’assemblea di approvazione del bilancio entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.

Il comma 2 è volto a consentire – con riguardo alle società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e mutue assicuratrici- l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza e l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione anche in deroga alle disposizioni statutarie. Il medesimo comma precisa che le predette società possono, altresì, prevedere che l’assemblea si svolga, anche esclusivamente, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2370, quarto comma, 2479-bis, quarto comma, e 2538, sesto comma, codice civile; la disposizione precisa, inoltre, che non è necessario che, ove previsti, il presidente, il segretario o il notaio si trovino nello stesso luogo.

Il comma 3 stabilisce che le società a responsabilità limitata possono, inoltre, consentire che l’espressione del voto avvenga mediante consultazione scritta o per consenso espresso per iscritto”.