“L’entità del contributo a fondo perduto, compresa tra un minimo di 1.000 e un massimo di 150.000 euro, sarà almeno uguale e fino a quattro volte superiore a quella prevista con il decreto “rilancio”, che è risultata in media pari a circa il 10 per cento del fatturato delle imprese di capitali beneficiarie”.

E’ quanto si legge nella memoria rilasciata dalla Banca d’Italia nel corso delle audizioni sui Decreti Ristori nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato.

“Le nuove misure a favore delle imprese si iscrivono in sostanziale continuità con quelle emanate con il decreto “rilancio” e mirano a sostenere alcuni comparti – soprattutto del terziario – colpiti dalle restrizioni alla loro attività disposte dal DPCM del 24 ottobre. Come nei precedenti decreti emanati a partire da marzo, anche la normativa in esame contiene interventi in prevalenza di natura emergenziale, con l’eccezione delle agevolazioni dirette alle imprese esportatrici che si iscrivono in un disegno strutturale di rafforzamento delle nostre filiere all’estero.

Il decreto prevede un contributo a fondo perduto a favore di lavoratori autonomi e imprese operanti nei comparti della ristorazione, dell’accoglienza, dello sport e dello spettacolo che sono stati interessati dalle misure restrittive. La misura è concessa a condizione che l’ammontare del fatturato del mese di aprile 2020 sia stato inferiore di almeno un terzo rispetto a quello dello stesso mese dell’anno precedente; non sono previsti limiti superiori in termini di ricavi annui per accedere all’agevolazione. La platea dei beneficiari, che secondo le stime del Governo sarebbe di circa 460.000 imprese, è inferiore a quella prevista dal contributo a fondo perduto  disposto dal decreto “rilancio”, di cui al 26 di ottobre hanno beneficiato 2,1 milioni di soggetti. Ciò è spiegato dal fatto che tale agevolazione era stata concessa a tutti i lavoratori autonomi e alle piccole imprese con ricavi annui inferiori ai 5 milioni di euro, senza restrizioni basate sul settore di attività.

Sono state individuate quattro fasce di categorie professionali, che riceveranno una percentuale uguale o superiore a quella ricevuta con il decreto “rilancio” a seconda del pregiudizio economico stimato in seguito all’introduzione delle misure restrittive dell’attività. In particolare, le categorie considerate meno colpite riceveranno la stessa somma prevista dal decreto “rilancio”, la seconda fascia di imprese il 150 per cento, la terza il 200 (i ristoranti, i servizi di catering, i cinema, i servizi di biglietteria, teatri, sale da concerto, piscine, palestre, impianti sportivi, sale gioco, terme e centri benessere) e la quarta il 400 per cento. L’aumento del contributo medio rispetto a quello concesso con il decreto “rilancio” appare giustificato dalla gravità dello shock subito da alcune categorie. Per quelle legate al mondo dello spettacolo, per esempio, il recupero del fatturato dopo le chiusure dei mesi primaverili è stato modesto, e le nuove interruzioni di attività disposte con il DPCM del 24 ottobre potrebbero verosimilmente prolungarsi almeno fino ai mesi invernali”.