“Ben venga questa Commissione: lo spiegheremo e lo motiveremo. Non possiamo però non ricordare all’Assemblea, ai colleghi della maggioranza, ai colleghi del centrodestra, agli amici della Lega e di Forza Italia, che, se c’era bisogno di questa Commissione, riteniamo da tempo ci sia bisogno anche di una Commissione sul tema del Covid-19 e della pandemia, che faccia chiarezza su come è stata gestita la pandemia da Covid-19. Ci aspettiamo dunque che la stessa positività, che oggi motiveremo a favore della presente Commissione, possa al più presto arrivare anche per un tema che molti italiani da tempo attendono venga affrontato, con identica serietà e impegno”. Il senatore di FdI Andrea de Bertoldi è intervenuto oggi in Aula del Senato a proposito della istituzione di una Commissione di inchiesta sul gioco pubblico e per il contrasto del gioco irregolare.

“Vorrei fare delle considerazioni anche terminologiche, a proposito della Commissione in oggetto, che dal titolo vediamo essere una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto al gioco illegale.

Bene, a livello terminologico io credo che sarebbe stato più corretto – lo dico anche per far capire come ci poniamo su questo tema – parlare di una Commissione di inchiesta sul fenomeno patologico, cioè sul gioco illegale, e di una Commissione di indagine su quello che è invece il fenomeno fisiologico, cioè sul gioco pubblico e legale. Con questo spirito ci approcceremo a questa Commissione, una Commissione che sicuramente dovrà essere d’inchiesta sul fenomeno in crescita – ahimè – del gioco illecito e che deve essere invece in modo costruttivo di indagine sul gioco pubblico e legale. Una distinzione terminologica che non è formale, ma assolutamente sostanziale.

Arrivo ora agli aspetti fondamentali e pregnanti di una tale Commissione, che credo possiamo sostanzialmente individuare in tre passaggi e in tre problematiche: la problematica delle ludopatie, che certamente è presente in tutti noi, la problematica dell’illegalità e delle mafie, sulle quali tornerò, e le problematiche – permettetemelo di dire anche con un po’ di pathos – del gioco pubblico. Tali problematiche hanno riguardato un settore composto da decine di migliaia di piccole imprese e da oltre 150.000 occupati, che stanno soffrendo per gli oltre tredici mesi di lockdown. Non dimentichiamoci che i sacrifici che sono stati spesso erroneamente imposti, come abbiamo più volte sottolineato, a tante imprese italiane, ai bar, ai ristoranti e alle palestre, sono sacrifici che vedono negli operatori del gioco pubblico, cioè nei concessionari dello Stato (non dimentichiamocelo), coloro che più sono stati colpiti e meno sono stati aiutati. Quindi ricordiamoci – anche la Commissione se lo dovrà ricordare – di decine di migliaia di operatori del gioco pubblico e di oltre 150.000 occupati nel settore.

Venendo quindi ai singoli aspetti, c’è il tema della ludopatia. Quando si approccia il fenomeno del gioco, non si può non pensare anche a questo problema. Dobbiamo ricordare che il gioco di per sé non è una patologia, come non sono una patologia l’alcol, il cibo e tanti piaceri della vita. Lo possono diventare; qui sta la discriminante che una persona di pensiero liberale non può non considerare. Questo è il primo aspetto che dobbiamo prendere come riferimento quando affrontiamo il tema delle ludopatie. A questo riguardo, dobbiamo subito dire che la patologia cioè il degenerare della passione per il gioco, trova una barriera prima di tutto negli operatori del gioco pubblico, perché questi sono gli unici che devono attenersi alle regole che vengono date, che possono controllare che i minori non giochino e che possono controllare i fenomeni degenerativi. In sostanza, le normative, le limitazioni e le tutele che vogliamo porre e che abbiamo posto per salvaguardare le persone da questa patologia vedono negli operatori legali i primi artefici e sostenitori. Viceversa, laddove, spesso anche in modo insensato, le Regioni hanno provocato di fatto le chiusure degli operatori del gioco legale (penso ad esempio al Piemonte o all’Emilia-Romagna), in quelle Regioni statisticamente è esploso il gioco illegale e hanno brindato a champagne – come dico spesso – le mafie e l’illegalità, cioè gli operatori che prosperano sulla chiusura del gioco legale, che non si attendono altro che norme restrittive e proibizionismo crescente, perché lì guadagnano e brindano. Questo dobbiamo dircelo chiaramente.

Allora, anche in quest’ottica, c’è il tema delle riforme, un altro aspetto che dovremo considerare nelle indicazioni che la Commissione poi dovrà dare. Che tipo di riforme vogliamo andare a promuovere? Quale sarà la strada che dovremo dare? Sarà una strada – che ritengo non auspicabile – di ghettizzazione del gioco, magari nelle grandi sale, dove naturalmente il giocatore viziato, patologico e che si isola trova purtroppo un contesto, un habitat per peggiorare nel proprio vizio, ovvero dovremo favorire invece gli operatori delle cosiddette macchinette nelle quali al massimo si possono inserire uno o 200 euro? Qui sta infatti il discrimine tra la macchinetta da intrattenimento, da una parte, e le sale giochi professionali alla casinò dall’altra: poter inserire 100 o 200 euro a colpo nella macchinetta ovvero un euro.

Questi sono temi sui quali dovremo ragionare, anche nell’ottica di una riforma e quindi della tutela dei nostri concittadini, che devono approcciarsi a questo mondo in modo naturale e non perverso.

Ciò naturalmente permetterebbe anche di porre un freno all’illegalità. Ricordo infatti a me stesso e a tutti voi le parole del procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, che penso sia al di sopra di ogni sospetto, il quale ha detto, lo leggo testualmente: «Ove si espelle il gioco legale, arrivano le mafie».

C’è quindi l’illegalità da combattere attraverso una riforma del gioco pubblico: per questo prima parlavo di indagine sul gioco pubblico. Arriviamo dunque in modo costruttivo a una riforma che sia nell’interesse vero del Paese e nel contrasto alle mafie e all’illegalità, che invece, ribadisco, con le censure tout court, trovano solamente conforto. Questi sono dati pubblici, riscontrati peraltro dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dalla Guardia di finanza.

L’ultimo tema che ritengo sia interessante per il lavoro della Commissione riguarda il ruolo delle nostre imprese, delle nostre piccole e medie imprese. Anche nel mondo del gioco dovremo decidere infatti, come dicevo prima, se dare spazio, da una parte, al gioco isolato, al gioco delle grandi sale rispetto al gioco di intrattenimento e, dall’altra, se garantire il monopolio delle multinazionali, perlopiù straniere, oppure dare lavoro alle piccole imprese italiane. Questa è un’altra discriminante che per Fratelli d’Italia è importante e su cui chiederemo a tutti ausilio”.