Il senatore De Bertoldi ha presentato una interrogazione scritta al Mef con la quale intende sensibilizzare il Mef sulla situazione delle imprese di gioco pubblico e gli effetti sul comparto delle restrizioni introdotte con la legge reregionale dell’Emilia Romagna.

“Secondo quanto risulta dalle denunce degli operatori del settore giochi e scommesse e sale da gioco, – scrive De Bertoldi- gli effetti applicativi determinati dalla legge regionale 4 luglio 2013, n. 5, approvata dall’Emilia-Romagna, recante “norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”, stanno determinando gravissimi effetti economici e occupazionali sul territorio regionale, a causa del processo di delocalizzazione delle attività del gioco lecito, i cui trasferimenti si sono rivelati assolutamente non perseguibili per un diffuso fenomeno burocratico comunale, denominato “effetto espulsivo”, che si è creato tramite la sovrapposizione delle mappature dei luoghi sensibili su altri strumenti urbanistici comunali (quali PRG, RUE, PSC e POC) creati ad hoc e peraltro totalmente interdittivi;

gli effetti sul mercato del gioco regolare hanno determinato una serie di discriminazioni tra gli operatori locali con quelli delle altre regioni (oltre che fra gli stessi comuni) ed evidenti difficoltà in termini di la sicurezza dei luoghi di lavoro con denaro circolante, causando la perdita di 3.700 lavoratori (sui 5.200 addetti attualmente occupati nel gaming), il cui conteggio che riguarda i dipendenti lavoratori, non considerando i titolari degli esercizi (per la stragrande maggioranza costituiti in forma di micro-imprese a conduzione familiare);

al riguardo si evidenzia come la legge regionale abbia indirizzato le amministrazioni comunali dell’Emilia-Romagna ad adottare una mappatura dei luoghi sensibili (da individuare tra le categorie ricomprese nella medesima legge), con il compito di avviare procedimenti amministrativi retroattivi finalizzati alla chiusura indiscriminata di tutte le esistenti e regolari attività del gioco lecito con vincita in denaro, ma ubicate ad una distanza inferiore a 500 metri dai siti “sensibili”;

al contempo, le misure contenute dal medesimo impianto legislativo hanno consentito agli stessi Comuni la piena e discrezionale facoltà valutativa di aggiungere e deliberare altre diverse tipologie, determinando pertanto un’ulteriore moltiplicazione delle aree interdette alla presenza o comportanti la delocalizzazione delle attività del gioco lecito;

a giudizio dell’interrogante, ciò desta sconcerto e perplessità in relazione alle conseguenze per il tessuto socioeconomico che le disposizioni normative regionali stanno determinando sull’economia territoriale, considerato che circa il 90 per cento delle sale gioco, scommesse e delle slot machine esistenti dal 2017 con ogni probabilità cesseranno la propria attività entro la fine di giugno 2022, peraltro senza alcun indennizzo o ristoro a fronte degli investimenti e posti di lavoro persi, nei confronti di piccoli imprenditori che non avrebbero mai avuto la forza economica per delocalizzare l’esercizio, anche qualora fosse stato possibile (i cui investimenti, molto spesso, sono stati effettuati addirittura a distanza di pochissimo tempo dall’avvio dell’attività);

non si comprendono inoltre le ragioni per le quali la Regione continui ad insistere nell’applicare una legge che detta norme di prevenzione e di contrasto alla dipendenza dal gioco d’azzardo, i cui effetti applicativi in realtà hanno comportato un’espulsione pressoché totale del gioco legale nei territori comunali della stessa regione (comportando il fallimento delle attività per gran parte delle imprese del settore), “monopolizzando” l’offerta di gioco in poche e concentrate zone, in capo peraltro alle grandi multinazionali, concessionarie dei bandi di gara;

stridono inoltre, le dichiarazioni di condivisione e di soddisfazione del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, con riferimento alla recente decisione da parte della multinazionale del tabacco Philip Morris di realizzare un grande centro di ricerca di industrializzazione a Bologna, che garantirà 250 nuovi posti di lavoro, quando al contempo egli stesso non interviene in tempi rapidi per provvedere attraverso misure di tutela e salvaguardia nei confronti delle imprese regionali che operano nel settore legale dei giochi e delle scommesse che, nel frattempo, attivano le procedure per la dichiarazione di fallimento, con gravi ripercussioni occupazionali e prevedibili tensioni sociali,

si chiede di sapere:

quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto;

se non convengano che le criticità in relazione agli effetti negativi e penalizzanti che la legge regionale n. 5 del 2013 sta determinando sul tessuto socioeconomico e nei riguardi delle imprese dell’Emilia-Romagna del comparto legale dei giochi e delle scommesse (già fortemente danneggiate dalle conseguenze determinate dalla pandemia e dalle difficoltà nell’accedere a mutui e finanziamenti bancari) rischiano di determinare gravissime ripercussioni sociali, produttive ed occupazionali a livello regionale, oltre a favorire il gioco illegale e le attività della criminalità organizzata;

quali iniziative di competenza intendano infine intraprendere, anche attraverso iniziative fiscali e di tutela sociale, al fine di salvaguardare il comparto delle imprese dell’Emilia-Romagna del settore.

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