I numeri della crisi nell’emergenza Covid-19 sono da incubo. Centinaia di migliaia di posti di lavoro a rischio, dalla distribuzione al commercio, e non solo. Settori solo in parte presi in considerazione nel dl Rilancio appena pubblicato in Gazzetta la cui particolarità è proprio quella di distribuire aiuti a pioggia, perfino per lo sviluppo di start up di videogiochi, e di assegnare al comparto delle scommesse il primato di essere l’unico a dover dare senza ricevere nulla.

Anzi. L’approvazione ieri di un emendamento al dl Liquidità all’esame della Camera rimedia solo in parte l’ennesimo paradosso pronto a ricadere sul settore. Ovvero il versamento del prelievo erariale sulle giocate delle slot dopo oltre due mesi di chiusura totale, e quindi in crisi di liquidità, per poi rimandare successivamente ai versamenti equivalenti a zero, da agosto in poi. Una situazione che ricade su migliaia di piccole imprese di gestione delle slot, che in questi mesi hanno potuto solo assistere al ridursi delle loro riserve finanziarie, tra il dovere morale di garantire uno stipendio ai lavoratori e quello con i vari fornitori.

In una manovra denominata, ottimisticamente, di Rilancio, il contributo al nuovo fondo «salva sport» per i prossimi 18 mesi è stato fissato allo 0,50% degli incassi delle scommesse sportive e virtuali. In un mercato rimasto in lockdown fino al 14 giugno, si tratta di una nuova tassa del 15%.

Una bella idea, non c’è che dire, che fa il paio con l’incertezza su quando potranno ripartire le attività. Ha destato preoccupazione la notizia dell’approvazione del decreto Covid-19, di cui quasi non si parla più, tali e tante sono le norme e le disposizioni a cui il governo ci ha abituato nei giorni successivi. In quel decreto, con cui si sospendono tutte le attività di gioco, si consente di estendere lo stato di emergenza al 31 luglio 2020 e quindi adottare una o più misure allo scopo di contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus. Questo non vuol certo dire che fino ad allora non si riaprirà, ma solo che, prudentemente, l’Esecutivo, saprebbe come farlo.

E di per sé non è un bene. Come ben ha spiegato ieri, Paolo Proietti, responsabile nazionale di uno dei maggiori sindacati italiani, il settore del gioco non solo non è tra le priorità di questo Governo, ma si sa per certo che dovrà affrontare, quando potrà riaprire, una situazione molto difficile, scontando in partenza un ritardo rispetto ad altre attività.

Perché il problema non è solo poter rialzare quelle famose serrande, ma anche capire come farlo e come sarà consentito farlo. In queste settimane di emergenza il settore ha rivelato una parte di sé poco nota, molto spesso sottovalutata, che è quella dei lavoratori, di cui il più delle volte, per le caratteristiche proprie di queste imprese, si vive la quotidianità a stretto contatto con i titolari degli esercizi e delle aziende. Per molti di loro, così come per gli imprenditori, la ripresa vorrà dire ripensare il modo di lavorare, i ritmi e le modalità, nella consapevolezza che questo è un settore a cui si chiede, sempre, e non si dà. mc