Nella seduta del 2 dicembre 2020, il Consiglio Valle ha approvato, con 28 voti favorevoli e l’astensione dei 7 Consiglieri del gruppo Progetto Civico Progressista, la proposta di legge che disciplina la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 sul territorio regionale e che introduce misure per la pianificazione della fase di ripresa e di rilancio dei settori maggiormente colpiti dall’epidemia.

Il provvedimento, frutto del coordinamento tra la proposta depositata il 27 ottobre dal gruppo Lega Vallée d’Aoste e gli emendamenti condivisi tra maggioranza e opposizione in quarta e quinta Commissione, è composto da 7 articoli volti ad adattare le disposizioni nazionali al territorio valdostano e alle sue specificità, disciplinando le libertà di movimento dei cittadini, le attività economiche e le relazioni sociali, compatibilmente con le misure di contrasto alla diffusione del virus. È inoltre istituita un’Unità di supporto e coordinamento per l’emergenza Covid-19, con funzioni di raccordo tra i soggetti interni ed esterni alla Regione e di proposta nella gestione dell’emergenza e dell’organizzazione.

Relatori in Aula del testo sono stati il Presidente della quarta Commissione Giulio Grosjacques (UV) e il Capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin.

«Questa – ha detto il Consigliere Andrea Manfrinè una proposta su cui abbiamo lavorato molto, in modo trasversale, con un coinvolgimento utile di tutti i gruppi consiliari per creare uno strumento che sia efficace e utile per la nostra comunità. L’obiettivo che ci diamo è ambizioso, ma essenziale per una Regione autonoma ed è quello di poter decidere autonomamente le misure che meglio si adattano alle esigenze della nostra Regione. Con questa legge, che ricalca l’impostazione della legge attuata nella Provincia autonoma di Bolzano per evitare rilievi di costituzionalità, stabiliamo le modalità di riapertura di attività commerciali al dettaglio, servizi alla persona, attività di ristorazione e somministrazione, attività artistiche e culturali, strutture ricettive e attività turistiche, impianti a fune, attività produttive, industriali, artigianali e commerciali su tutto il territorio valdostano. La Giunta regionale, con questa legge, ha in mano uno strumento molto potente da utilizzare, e se non lo farà i valdostani gliene chiederanno conto

Il Presidente della quarta Commissione Giulio Grosjacques (UV) ha dichiarato: «Abbiamo trovato un punto di incontro tra le forze di opposizione e la componente autonomista del Governo: il nostro obiettivo comune è adattare le misure nazionali su scala locale, mettendo le basi per la ripresa dei nostri territori. Non si tratta di una fuga in avanti, né di un progetto di legge confuso che vuole una “zona franca” al posto di una “zona rossa”: vogliamo però ribadire la nostra autonomia, rispetto a un governo centrale che guarda con un certo disinteresse le periferie. L’obiettivo della messa in sicurezza dei cittadini deve andare di pari passo a un accompagnamento della ripartenza. Siamo consapevoli dell’attenzione che verrà riservata a livello centrale ai nostri atti normativi, ma la difesa delle nostre prerogative statutarie è indispensabile

Il dibattito in Aula

Il Consigliere Augusto Rollandin (Pour l’Autonomie) ha parlato di «una legge condivisibile, soprattutto da chi crede nella nostra autonomia e vuole farla rispettare, tanto all’interno quanto all’esterno. Quando ci sono buona volontà e concretezza dei fatti, si arriva all’elaborazione di testi pregevoli: nel momento dell’applicazione di questa legge, si avrà la dimostrazione di come abbiamo guardato lontano, in maniera acuta, nel rispetto delle nostre prerogative.»

Per il Capogruppo di VdA Unie, Corrado Jordan, «questa norma ribadisce la nostra autonomia e ci dà uno strumento che fa da cornice a tutte le azioni che saranno necessarie per gestire questa fase così delicata per la nostra regione. La norma non vuole essere una norma provocatoria, ma uno strumento pratico per gestire questa fase emergenziale e dando la giusta copertura al Governo e al Consiglio per disciplinare il momento attuale e quello che abbiamo davanti. Viviamo un momento complesso, segnato dalla schizofrenia della comunicazione: con questa legge vogliamo assicurare delle azioni politiche per la Valle d’Aosta, ribadendo la centralità delle nostre prerogative e quelle della montagna, che è vita per molti di noi

Il Capogruppo di AV-SA, Albert Chatrian, si è focalizzato sulla montagna: «Vivere la montagna significa farlo nella sua interezza, anche nei momenti di difficoltà: è fondamentale dotarci di uno strumento per poter agire in maniera adeguata. È difficile capire se a livello centrale non ci sia interesse o se manchi la volontà di approfondimento: la montagna non è solo lo sci, ma un tessuto complesso che ha bisogno di interventi specifici. Chiediamo anche in questo il supporto dei nostri rappresentanti a Roma, che possono portare utili contributi a questo scopo

«Finalmente – ha detto il Consigliere Erik Lavy della Lega VdA – vediamo un atto di coraggio da parte del Consiglio, che porta avanti le prerogative della Valle d’Aosta. Ma non è un’iniziativa di tutti: una parte della maggioranza si è astenuta, e anzi ha preso posizioni molto forti. Non avrei creduto di vedere una spaccatura come questa dopo solo un mese. Sono contento che questa legge possa mettere in luce delle differenze, anche nelle idee di autonomia, ma soprattutto tra chi è dalla parte dei valdostani e chi non lo è. Con questa legge possiamo finalmente dare un senso alla particolarità valdostana e alle sue caratteristiche sociali ed economiche.»

Per il Vicecapogruppo della Lega VdA, Stefano Aggravi, «l’autonomia è responsabilità: essere autonomista significa esercitare questa responsabilità. Questo atto definisce una linea di demarcazione che segnerà i nostri rapporti con lo stato centrale: e si tratta di scelte che avranno un peso. Veniamo dimenticati perché periferici. La montagna e chi vi esercita il turismo come l’imprenditoria, vede costi e impegni ulteriori: sappiamo che cosa sono le valli alpine senza l’esercizio dell’autonomia. Non vogliamo e non dobbiamo far venir meno l’esercizio delle nostre prerogative: è indispensabile ristabilire un rapporto corretto e paritetico con lo Stato

«Questa – ha affermato il Vicecapogruppo di VdA Unie, Claudio Restano è una risposta particolarmente pratica al momento che stiamo vivendo. Forse era necessaria realizzarla prima, ma il Consiglio regionale, nella fase finale della scorsa Legislatura, non era in condizione di farlo. Con questo atto apriamo un dibattito che non è solo sanitario, ma anche politico, e che crediamo possa essere ampliato proprio a partire dai lavori della prima Commissione. Per questo ci stiamo confrontando, all’interno della maggioranza, sull’opportunità di ampliare questo percorso in un più generale discorso di tutela della montagna.»

Il Consigliere della Lega Vda Nicoletta Spelgatti ha dichiarato: «questo atto vuole dare un quadro normativo essenziale alla nostra Regione: in questa ci devono essere sia una visione sia risposte concrete, e questa legge va in questa direzione. Autonomia significa esercizio dell’autonomia. Non è una parola vuota, ma qualcosa che deve avere ripercussioni concrete in ogni momento della quotidianità dei valdostani.»

Il Capogruppo di Pour l’Autonomie, Marco Carrel, è intervenuto dicendo che «questa norma è importante in termini politici: siamo qui per sviluppare politiche che guardino oltre la crisi sanitaria che stiamo affrontando. Questo è il nostro dovere, come Consiglio regionale: speriamo e crediamo che questa maggioranza non voglia dimostrarsi unita solo nel gestire l’emergenza sanitaria, ma che voglia guardare anche oltre ed essere capace di una reale azione politica.»

Il Capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, ha sottolineato: «Discutiamo un testo che non proviene da un gruppo, ma è un testo di Commissione: è un segnale importante. Dobbiamo difendere la nostra autonomia ed esercitarla: questa legge vuole essere un’integrazione, uno strumento complementare; l’intento non è di certo quello di andare contro il Governo. Abbiamo a cuore la scuola come le attività produttive, che non vanno messe in contrapposizione. È forte poi il disagio nel sentire demonizzare la montagna: si pensa soltanto all’aspetto ludico e non si tiene minimamente conto delle conseguenze per tante famiglie. Chiedo anche a chi ha annunciato l’astensione di votare questo testo di legge che non è contro nessuno, ma che vuole dare al Presidente della Regione gli strumenti per interloquire con il Governo.»

La Capogruppo del Progetto Civico Progressista, Erika Guichardaz, ha annunciato l’astensione del gruppo a questa norma «che riguarda principalmente la tutela della salute, materia di competenza ripartita tra Stato e Regione. È una proposta in gran parte copiata dalla Provincia di Bolzano, che però aveva approvato un’analoga legge in un momento di rilancio e ripresa, non nell’emergenza di oggi. In questo momento bisognerebbe essere più cauti e dare risposte: questo testo non darà risposte, bensì creerà confusione e alimenterà un inutile scontro tra salute ed economia, che non ci porterà da nessuna parte. Per le attività economiche non presenta novità, ma solo rimandi ai protocolli di sicurezza. Non dobbiamo illudere le persone, ma mettere in atto proposte concrete come le ordinanze messe in campo dal Presidente della Regione, il grande lavoro per riaprire le scuole non appena entreremo in zona arancione e un lavoro nella Commissione speciale. Lo scontro politico fine a se stesso non ci appartiene.»

Il Consigliere Andrea Padovani (PCP) ha dichiarato: «Questa legge non fa chiarezza, anzi; non aggiunge e non toglie nulla per quanto attiene la riapertura delle attività commerciali, che sono riprese grazie all’ordinanza regionale. Invece ritengo prezioso lo strumento della Commissione consiliare speciale che abbiamo previsto all’articolo 5 di questa proposta normativa, perché si potranno assumere misure mirate per fronteggiare l’emergenza

Per il Presidente della Regione, Erik Lavevaz, «questa legge va nella direzione giusta, che è quella che abbiamo già iniziato: dà ordine nella fase di attuazione della gestione dell’emergenza, calandosi nella nostra realtà territoriale. È anche una cornice normativa importante, pur con un orizzonte limitato perché legata solamente al Covid-19. Ma è importante perché ha un respiro politico che vuole far valere il peso dello Statuto valdostano rispetto al Governo nazionale, esprimendo una volontà di determinazione molto chiara. Il Governo italiano ha dimostrato scarsa sensibilità nel capire i problemi della montagna. Non importa se questa legge sarà impugnata: è un segnale forte della nostra autonomia, che fa capire che la Valle ha uno Statuto che vogliamo difendere con tutte le forze

Il Consigliere Mauro Baccega (Pour l’Autonomie) ha sostenuto: «Il confronto, la condivisione sono importanti non solo per questa legge, ma anche per il futuro della nostra autonomia. Questa è una legge che darà delle risposte significative al comparto non solo sanitario ma anche economico della nostra regione.»

Per il Vicepresidente del Consiglio, Paolo Sammaritani (Lega VdA), «questa legge non è altro che il sostegno normativo alle ordinanze che emetterà il Presidente della Regione. Esercitare l’autonomia, significa responsabilità: il Governo centrale non vede di buon occhio le autonomie, ma noi non dobbiamo farci dire da Roma cosa dobbiamo fare per tutelare i nostri cittadini. E questa votazione sarà l’espressione massima dell’autonomia che lo Statuto ci ha concesso.»

Per l’Assessore allo sviluppo economico, Luigi Bertschy, «è opportuno che il Consiglio supporti l’azione condotta dal Presidente Lavevaz che, con la firma dell’ordinanza, ha assunto una decisione forte. Politicamente possiamo anche avere idee e sensibilità diverse, ma non di certo sulla difesa delle prerogative della Valle d’Aosta come è previsto in questa legge: dobbiamo ritrovarci per difendere i valdostani, anche con leggi come questa. Non ci possiamo permettere di essere trattati come coloro che hanno alberghi pericolosi in montagna. Una montagna che, invece, va valorizzata per le sue peculiarità.»

Il Presidente della seconda Commissione, Antonino Malacrinò (PCP), ha osservato che «un quadro è composto dalla cornice, dalla tela e dal disegno: questa legge non è altro che una cornice, una norma vuota che rimanda a norme nazionali e che costringerà il Presidente della Regione a emettere ordinanze di chiusura. Oggi non è in ballo il tema di essere valdostani o meno: si tratta solo di prendere decisioni che possano evitare una terza ondata e per questo ci vuole collaborazione

Il Consigliere Renzo Testolin (UV) ha sostenuto l’importanza «di portare le nostre istanze all’attenzione del Governo nazionale, che si dimostra molto miope nei confronti delle piccole realtà. Oggi più che mai il Presidente della Regione ha bisogno di legittimazione politica e normativa per assumersi responsabilità importanti. Questa proposta di legge ci permette di superare le divergenze tra maggioranza e minoranza e di esprimere unità di intenti nell’esclusivo interesse della comunità valdostana: una comunità che deve ritrovare in questo Consiglio un riferimento puntuale per essere rappresentata soprattutto nei confronti dello Stato, troppo spesso carente, quando non assente, nei confronti delle nostre necessità e peculiarità.»

L’Assessore all’istruzione, Luciano Caveri, ha osservato: «Oggi variamo una legge, ed è legittimo farlo, perché sarà un elemento di chiarezza. Altrettanto legittimo che il Presidente e la Giunta assumano responsabilità suppletive quando non ci siano elementi di giustizia nei confronti dei valdostani che qui rappresentiamo. Siamo tutti consapevoli che questa legge riecheggia quella del sud Tirolo: è un modello cui ci siamo rifatti, pur con elementi modificati, e quella legge non è stata impugnata. Mi auguro che certe preoccupazioni non si realizzino, altrimenti ci troveremmo di fronte a due pesi e due misure nei confronti di due autonomie speciali.»

L’Assessore ai beni culturali, Jean-Pierre Guichardaz ha spiegato: «Come PCP non ci tiriamo indietro, siamo molto netti quando a livello nazionale sono messi in discussione gli interessi della Valle d’Aosta. In Giunta, con la collega Minelli ho dato incondizionato sostegno al Presidente per la firma dell’ordinanza; diversa situazione per questa legge, che per noi è pericolosa, illusoria, e rischia di essere recepita come un “libera tutti” che può vanificare gli sforzi fatti fin qui. Pur con correttivi, il testo non è cambiato e resta dannoso, perché concepito per rivendicare una giusta idea di autonomia senza tenere in conto la situazione di allarme sanitario. La sua applicazione rischia di obbligare il Presidente della Regione a dover rincorrere le attività da chiudere, producendo un infinito numero di ordinanze per arginare la mancanza di regole condivise. La nostra astensione non è per questioni politiche o perché siamo appiattiti sulle decisioni nazionali, ma risponde al principio di precauzione.»