Se per l’Avvocatura dello Stato non ci sarebbero dubbi circa la diretta connessione tra la riapertura delle sale giochi in fase di pandemia da COVID e un incremento dei contagi, per gli operatori del settore si tratta a tutti gli effetti di un vero e proprio pregiudizio: la dimostrazione di una scarsa conoscenza dei fatti.

Ha destato un certo scalpore, ma soprattutto indignazione, il contenuto della memoria presentata dalla Avvocatura dello Stato nel ricorso di alcune società di gestione di apparecchi da intrattenimento contro il DPCM che impone la sospensione delle sale giochi e delle slot nei pubblici esercizi. Si sostiene infatti, come dal documento di cui Jamma.it è in possesso in esclusiva come organo di informazione e che alleghiamo al presente articolo, che “tale sospensione è obiettivamente riconducibile alla necessità fondata sull’evidenza scientifica di diradare le interazioni tra persone estranee per contrastare il diffondersi del virus in quanto le predette iniziative economiche incentivano indubbiamente la propensione alle attività sociali, alla permanenza nei locali e agli assembramenti“.

Affermazione ampiamente e dettagliatamente contestata nella memoria presentata dai ricorrenti, e redatta dall’avvocato Cino Benelli che rappresenta gli imprenditori in questo giudizio davanti al TAR Lazio.

“Le restrizioni in questione non possono essere applicate indistintamente su tutto il territorio nazionale, dovendo le medesime essere necessariamente differenziate a seconda del grado di diffusione del contagio da “Covid-19” nelle singoli porzioni di esso. Ai “colori” dei territori colpiti dal contagio dovrebbe corrispondere, infatti, anche una diversa “colorazione” delle restrizioni apportate alle attività economiche”, scrive Benelli proseguendo poi per entrare nel dettaglio dei contenuti delle osservazioni del Comitato Tecnico Scientifico a supporto alle attività di coordinamento per il superamento dell’emergenza epidemiologica dovuta alla diffusione del Coronavirus. A dire il vero, come osserva Benelli, il Comitato non entra esattamente nel merito della supposta ‘pericolosità’ della apertura degli apparecchi da gioco rispetto ad altri giochi che invece non sono mai stati sospesi e il cui accesso è consentito per esempio all’interno delle tabaccherie. Il CTS “non esprime alcuna valutazione tecnicoscientifica riferita alle tipologie di gioco inibite né tantomeno a quelle consentite”, si sottolinea nella memoria.

Viene insomma da chiedersi se alla base della posizione espressa dalla Avvocatura dello Stato non ci sia invece un pregiudizio e non “accertamenti che fornissero evidenze, anche meramente indiziarie o statistiche, di una particolare pericolosità legata al loro svolgimento”.

Le osservazioni dell’avvocato lasciano intendere chiaramente che nelle valutazioni del Comitato, laddove avrebbe dovuto esprimersi anche sulla richiesta di riapertura formulata attraverso un documento dell’associazione degli operatori del settore, si sia tenuto conto solamente di quanto già espresso nel corso di un’altra riunione, risalente all’ottobre scorso. In quella occasione lo stesso Comitato Scientifico “ha basato il proprio convincimento su un generico e indimostrato pericolo derivante da “possibili aggregazioni”, indugiando poi in affermazioni apodittiche (“potenzialmente pericolose”) ed esprimendo, infine, un giudizio lato sensu politico-amministrativo, ancorato alla natura di tali attività “ritenute non essenziali”.

Posizione ripresa ed espressa anche dall’Avvocatura dello Stato

Leggi il documento integrale dell’Avvocatura dello Stato a questo link