Le riaperture sono rischiose se l’incidenza del contagio da Covid resta alta anche se l’Rt è minore di 1. Lo si legge in uno studio FBK-Iss-Inail pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the Us (Pnas) sulla prima ondata del virus. «Allentare le restrizioni quando l’incidenza delle infezioni è ancora alta – si legge – può portare a un rapido nuovo picco dei casi, e quindi dei ricoveri, anche se l’Rt è inferiore a 1». Nello studio è stato usato un modello di trasmissione del virus per stimare l’impatto di diverse strategie di mitigazione, introducendo anche la stima del rischio nei diversi settori.

Per quanto riguarda la tempistica con cui vengono riattivati i contatti sociali, la ricerca mostra che un anticipo prematuro delle riaperture può incidere notevolmente sull’andamento dell’epidemia. Ad esempio, anticipare al 20 aprile la fine del lockdown avvenuta il 18 maggio avrebbe potuto generare un incremento di circa il 500% delle ospedalizzazioni cumulative rispetto a quelle osservate da maggio fino a fine settembre.

La ricerca analizza anche i diversi settori produttivi, indicando numeri di addetti e caratteristiche.

Per quanto riguarda le attività legate ai giochi vengono inserite nella categoria delle attività artstiche e ricreative, con un numero di addetti totale che oltre 328.000, al momento non in attività per effetto del lockdown. Si tratta di attività non classificate come essenziali.

“Questo studio – si legge nella ricerca- fornisce un quadro per valutare l’impatto sulla salute delle strategie di uscita dal lockdown COVID-19, basato su modelli basati sui dati di contatti sociali, frequenza al lavoro, rischi occupazionali integrati, mobilità umana e uso del tempo. La struttura del modello proposta non riproduce realisticamente i contatti nelle singole famiglie, scuole e luoghi di lavoro, e quindi non consente inferenze specifiche sul contributo alla trasmissione di ciascuno di questi percorsi. Dovrebbe tuttavia  essere interpretato come un solido quadro per modellare l’evoluzione temporale delle tendenze epidemiologiche a livello nazionale attraverso i cambiamenti nei modelli di contatto specifici per età. Gli approfondimenti forniti rafforzano la necessità di attendere gli interventi per portare la prevalenza dell’infezione a livelli bassi prima di riaprire i settori produttivi e sociali e mettono in guardia contro la ripresa completa delle dinamiche sociali prepandemiche (inclusa la presenza fisica al lavoro per lavori che possono essere eseguiti a distanza) anche in presenza di importanti riduzioni delle velocità di trasmissione”.