Le attività di giochi, scommesse, slot e bingo sono tra quelle che più stanno pagando gli effetti della chiusura imposta per limitare la diffusione del Coronavirus.

Un primo lockdown, difficile, duro e sofferto. Poi un secondo, dall’ottobre scorso, ancora peggiore del precedente perchè arrivato quando le aziende del settore comiciavano a fare i conti con le conseguenze delle prime restrizioni.

Ora il silenzio, quello di una politica che ha altre priorità, che si chiude su se stessa, sui propri problemi di sopravvivenza e di stabilità. Così i tempi per una possibile ripresa delle attività si allunga, passerà ancora un altro mese, e anche qualcosa di più, nel quale l’incertezza sull’andamento della pandemia (comprensibile) si aggiunge la consapevolezza del fatto che le sorti del settore non hanno e non costituiranno una priorità. Nonostante tutti sappiamo perfettamente che questo vuol dire posti di lavoro, imprese a rischio e una importante fetta delle entrate erariali che se ne va.

Come sappiamo il settore ha sofferto da sempre di una crisi di identità, intesa come ostinazione a mantenere le proprie specificità di comparto, come reazione ad una sorta di ‘matrimonio combinato’, imposto dall’alto.

Differenze che rimergono ad ogni occasione, come un trauma mai superato, come oggi che si parla di protocolli di sicurezza e di misure che possano garantire quelle condizioni di sicurezza unica e sola possibilità per uscire da un isolamento che la politica ha deciso per il settore. Scommesse, sale bingo, sale giochi e le slot, sono un settore unico e definito, tale da meritare un comma specifico dei ben noti DPCM Covid.

Scommesse, sale bingo, sale giochi e slot non possono pensare di uscirne se non insieme, coese, forse per la prima volta dalla nascita di quel settore del gioco pubblico di cui si parla dai primi anni 2000. Non possiamo pensare di spiegare alla politica, l’unica e sola che oggi sta decidendo della chiusura e la riapertura delle attività economiche, cosa sia una sala giochi o una slot, se e quanto sia differente da una sala scommesse o una sala bingo. Non ce n’è il tempo e nemmeno l’occasione. La politica non ascolta e non fa distinzioni: se distingui hai perso in partenza.

Non è il momento di tentare di imporre le proprie ragioni, la logica è nemica della fretta e della approssimazione. E la politica in questo memento sta decidendo per approssimazioni. Cerimonie religiose sì e teatri no, bar no e fast food sì. E sono solo esempi.

Nella speranza che la politica (e non la Commissione di Valutazione Tecnica il cui ruolo purtroppo è ormai ben chiaro) prenda in seria considerazione i protocolli di sicurezza per valutare la possibilità di riaprire le attività di gioco, il comparto si è messo all’opera. Riaprire si può, hanno detto le imprese con il supporto delle organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria. Ecco quindi il famoso protocollo aggiornato, unica via d’uscita dall’impasse di queste settimane. O meglio i protocolli, perchè come spesso succede, la proposta è diventata più proposte. Come se per qualcuno piuttosto che per altri sia più facile aprire.E con quale risultato?

Non vorremmo che per la politica, quella del Palazzo che oggi ‘trema’ sotto l’effetto di una nuova crisi, finisca per leggere in questa doppio parlare, tra sale scommesse piuttosto che sale bingo, tra le slot forse più ‘sicure’ delle sale giochi o viceversa, l’ennesima occasione per posticipare la decisione.

Abbiamo visto ultra-sessantenni frequentare supermercati e centri commerciali, fare attività sportiva e andare in vacanza. Perchè dovrebbero rischiare il contagio in una sala bingo o una sala slot, più che in un bar (quando potranno anche loro riaprire finalmente)?

Il momento è complicato di per sè, i giochi, lo sappiamo, non rappresentano una priorità e il governo non correrà il rischio di riaprire le sale prima di molte altre attività che godono di una reputazione ‘migliore’. Non facciamoci del male più di quanto ce ne facciano già gli altri. I giochi possono riaprire, al di là delle differenze. Lo sentiamo dire da più parti in questi giorni. E allora facciamo uno sforzo, diciamolo anche a chi dovrà decidere dalla fine del prossimo febbraio, per non rischiare di finire in coda alla lista, insieme a quelli per cui decidere risulta ancora scomodo. Ben vengano le ‘contaminazioni’ con altri settori, con gli esercizi pubblici e altre imprese. Per dimostrare l’orgoglio delle proprie ‘origini’ c’è sempre tempo…mc