Il commissario alla Spesa, Carlo Cottarelli, all'inconto organizzato da Confedir sulla spending review, Roma 22 novembre 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
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(Jamma) L’uomo dei conti o il tagliaspese. Gli italiani l’hanno conosciuto così , come commissario straordinario alla Spending Review del governo Enrico Letta, ora però Carlo Cottarelli potrebbe ricevere l’incarico di formare e presiedere un esecutivo. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, lo ha convocato per al Qurinale dopo che il premier incaricato Giuseppe Conte ha rimesso il mandato.

E così, solo pochi giorni dopo aver fatto i conti al famoso contratto di governo Lega-M5S che, spicciolo più spicciolo meno, ci sarebbe costato almeno 127 mililardi (difficili da trovare), Carlo Cottarelli potrebbe decidere di tentare l’impossibile: “un Governo tregua” senza i numeri del gruppo Salvini- di Maio.

Ecco quindi chi è l’economista Carlo Cottarelli, a cui potrebbe venire chiesto di guidare un governo tecnico in attesa di nuove elezioni. 64 anni, ora visiting professor alla Bocconi, una carriera iniziata nel Servizio studi di Bankitalia non è una figura politica, e quindi non ha mai espresso un giudizio sulla gestione pubblica del gioco ( coem invece sappiamo bene aver fatto la Lega e i Cinque Stelle nel contratto di Governo), ma, a suo modo, un programma di governo l’hai già in mente. E’ quello contenuto nei sette capitoli del saggio I Sette peccati Capitali dell’Economia Italiana.

Prima, per esmpio,  si tagliano le spese inutili compresi i “bonus elettorali” e i sussidi inutili, con l’obiettivo di congelare la spesa corrente al netto degli interessi sul debito (con l’effetto tra l’altro di recuperare i 12,5 miliardi che servono per evitare gli aumenti Iva) e arrivare al pareggio di bilancio. Per quella strada si riduce gradualmente il rapporto debito/pil che ha toccato il 131,8%.

Solo dopo si può pensare di ridurre le aliquote fiscali per dare una spinta alla crescita e aiutare le imprese esportatrici e si possono investire risorse per sostenere seriamente la natalità (invece della “miscellanea di interventi spesso a tempo determinato” degli ultimi anni) e migliorare le infrastrutture scolastiche. Nel frattempo occorre fare una seria lotta all’evasione, che sottrae allo Stato oltre 100 miliardi l’anno, e iniziare ad affrontare gli altri “peccati”, dalla corruzione all’eccesso di burocrazia alla lentezza della giustizia fino al divario Nord-Sud. Quando era commissario della Spending Cottarelli  non ha mancato di itrritare anche i dirigenti della Pubblica Amministrazione e parte delle Forse dell’Ordine. Nei suoi 19 dossier di “proposte per la revisione della spesa pubblica” (apprezzate in seguito dal Movimento 5 Stelle che intendeva rilanciarle per trovare coperture al reddito di cittadinanza) ce l’aveva un pò per tutti. Tagli alle pensioni d’oro non giustificate dai contributi versati o di eliminazione dei mille sussidi alle imprese, riduzione del 10% degli stipendi dei dirigenti pubblici e accorpamento dei piccoli Comuni.

Cosa succederà, a partire da ora, è difficile dirlo. ncora più irreale pensare che in questo clima si possano prendere decisioni in merito al governo dei ‘giochi pubblici’, e forse è anche un bene. Sappiamo di certo che il prof. Cottarelli una idea ce l’ha, ovvero cheprima si mettono i conti in sicurezza e poi si taglia. Partiamo dal primo punto, un pò di realismo non guasta.

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