“C’è forte preoccupazione sia per l’aspetto sanitario, i nostri dipendenti rappresentano per noi una famiglia allargata, che per lo scenario lavorativo. Il Covid19 rende la situazione quasi proibitiva. La Piccola Industria vive un momento di grande affanno. Ma le imprese italiane si sono messe al servizio del Paese”.

Così il presidente Piccola Industria Carlo Robiglio in un’intervista pubblicata oggi su Avvenire.

“E sul Cura Italia spiega che è un provvedimento necessario e importante, con aspetti da rafforzare e perfezionare. È cruciale, però, che si dia da subito il quadro delle prossime tappe, per restituire certezza e fiducia al percorso di ricostruzione. Serve, infatti, un piano choc, un’azione tempestiva che sostenga la liquidità delle imprese e faccia leva sulle misure necessarie per far fronte ai rilevanti cali della domanda”.

Due i punti su cui intervenire secondo Robiglio: “la sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi che dovrebbe includere una platea più ampia, non solo le microimprese ma anche le Pmi con fatturato fino a 10 milioni ugualmente colpite da questa emergenza, e il differimento di soli 5 giorni delle scadenze per i versamenti dovuti nei confronti delle PA per gli operatori economici ai quali non si applica la sospensione.

Il bene primario in questo momento rimane la salute di dipendenti e collaboratori da tutelare cercando di non bloccare il manifatturiero. Le Pmi italiane, infatti, sono parti essenziali di catene europee: se blocchiamo le nostre aziende manderemo in crisi intere filiere. In una catena se cade un anello il rischio è la sostituzione. Questo si tradurrebbe in perdita di competitività, di posti di lavoro e di Pil”. E sul nodo della liquidità Robiglio sottolinea come “le Pmi abbiano fragilità endemiche, finanziarie e devono fare affidamento sul credito bancario, in particolare per investire in tecnologia. E le micro imprese in primis vivono un equilibrio dato dai fidi bancari e dai pagamenti puntuali dei clienti”.